Collezione Piacentini

Trattori , Motori e Macchine Agricole d’epoca

La “Collezione Piacentini” è una Collezione Privata costituita da un insieme di macchine ed apparecchiature, in parte già di proprietà dell’originaria ditta di Trebbiatura Piacentini , ed in parte raccolte e restaurate con passione da Adriano e Vasco Piacentini, oramai scomparsi.
La Collezione, nata nel 1975, è costituita da trattori, motori fissi e macchine agricole di produzione Italiana o Straniera, che hanno lavorato in Italia. Qui non troverete mezzi importati appositamente per far parte della Collezione, filosofia estranea alla nascita di questa Collezione.
Queste macchine testimoniano lo sviluppo tecnologico del settore meccanico nel contesto agricolo ed industriale nella prima metà del `900. Si và dalle prime macchine a vapore, artefici della rivoluzione industriale, ai vari tipi di motore endotermici, passando dai rumorosi ed instancabili Testacalda ai più delicati motori a magnete, fino ai primi motori Semidiesel e Diesel.
Per la collezione non si è cercato il pezzo raro ad ogni costo, anche se ce ne sono, ma si è preferito valorizzare quei trattori o quelle macchine, italiane ed estere, più rappresentative che hanno lasciato il segno nella storia della meccanizzazione agricola italiana o più semplicemente legate agli affettuosi ricordi del papà Adriano e dello zio Vasco.

Museo dei Trasporti Ogliari

Locomotive, tram, funicolari, carri e carrozze

A Volandia è annesso il Museo dei Trasporti Ogliari, una grandiosa collezione di tram, locomotive, funicolari, carri e carrozze un tempo di proprietà di Francesco Ogliari, avvocato e docente di Storia dei Trasporti. Fra le sue molte opere, lasciate in eredità, c’era il Museo Europeo dei Trasporti di Ranco (VA), sito sul lago Maggiore nei pressi della sua abitazione. Alla sua morte la famiglia ha donato la collezione Ogliari a Volandia. Tra i rotabili più interessanti presenti nello spazio espositivo esterno, le locomotive elettriche E.626 ed E.554 provenienti dalle Ferrovie dello Stato, la locomotiva a vapore CCFR 8 del Consorzio Cooperativo delle Ferrovie Reggiane (costruita da OMI Reggiane, azienda poi confluita nel gruppo Caproni), la locomotiva tramviaria a vapore N°4, rodiggio 0-2-0 della CNTC Rete Parmense, costruita da Breda nel 1892; completano l’esposizione alcune pregevoli vetture tramviarie provenienti dalla rete dell’ATM di Milano (tra cui l’unico, preziosissimo esemplare conservato di vettura tipo Edison) e molte vetture passeggeri, bagagliai e carri merci. Da segnalare anche diversi autobus e corriere che completano il percorso espositivo.

 

Collezione ASI Bertone

Omaggio al genio creativo 

La Collezione ASI Bertone è composta da 79 esemplari tra veicoli, telai e modelli realizzati dalla celebre Carrozzeria Bertone. Comprende mezzi di grande valore storico come le Lamborghini Miura, Espada e Countach, una Lancia Stratos stradale, un’Alfa Romeo Giulia SS, una Giulia Sprint, una Montreal e numerosi prototipi della Carrozzeria Bertone.
Nel 2015 l’ASI si è aggiudicato la storica collezione, la cui vendita è stata dichiarata d’interesse culturale dal Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, che impose come vincolo che l’intera collezione fosse venduta all’asta telematica nella sua totalità. Inoltre, l’ASI non potrà disperderla rivendendo i pezzi singolarmente, e non potrà mai trasferirla all’estero. Con l’acquisizione della Collezione Bertone si è di fatto aperta una nuova era per l’Automotoclub Storico Italiano, che ribadisce il suo ruolo centrale nella difesa del motorismo storico e nel recupero e la conservazione dei veicoli d’epoca, consentendo agli appassionati di continuare ad apprezzare una collezione che fa parte del patrimonio culturale motoristico italiano. Attualmente la Collezione ASI Bertone è esposta al Parco e Museo del Volo di Volandia (Somma Lombardo), nei pressi dell’Aeroporto Milano-Malpensa, dove sono visibili, fra le molte esposte, la strepitosa Lamborghini Miura, che fece sognare l’Italia di fine Anni Sessanta, la Lancia Stratos, con motore Dino Ferrari a 6 cilindri di 2,4 litri e 192 CV montato posteriormente, la cui linea a cuneo divenne icona di soluzioni stilistiche mai prima sperimentate, come il parabrezza fortemente incurvato a inglobare i cristalli laterali e la modernissima Z.E.R. mossa da un propulsore elettrico, era destinata ai record FIA 2. Il primo fu stabilito a Nardò nel 1994 percorrendo in un’ora 199,882 km. Raggiunse poi i 303,977 km/h sul chilometro lanciato e coprì 465 km alla media di 120 km/h con una carica. Della Collezione ASI Bertone fanno parte anche la Giulietta Sprint, forse la vettura più celebre carrozzata da Bertone, versione coupé della mitica Giulietta. Grazie alla sua linea compatta, pulita ed elegante, diventerà una delle best sellers degli anni ‘50 e ‘60, sognata dai giovani e posseduta dai rampanti protagonisti del boom economico. Qualche anno dopo, per realizzare la più potente Granturismo degli anni ‘60, Alfa Romeo si rivolse ancora a Bertone. Nacque così la “2600” la cui una linea che si inserisce nella tradizione del Biscione ma con soluzioni inedite e una marcata personalità. Bertone realizzò numerosi prototipi su base Citroën. Uno di questi fu la Camargue con autotelaio della berlina GS. Una elegante hatchback 2+2 con lunotto degradante arricchito dalle due lunette di vetro. L’anteriore era impreziosito dal parabrezza curvo, tipico dei modelli Bertone di quegli anni.

Velocipedi e Biciclette Antiche - Collezione A.&C. Azzini

Nella raccolta sono oggi presenti 180 velocipedi e biciclette che coprono più di 150 anni di storia: dalla draisina del 1818 alle bici da corsa che parteciparono al Giro d’Italia dei tempi eroici del ciclismo. La collezione è suddivisa in otto sezione: le origini, le classiche, i freni a leva rovescia, le curiosità, le bici da bambino, da lavoro, da corsa e le Taurus. Tra i molti pezzi significativi vale la pena ricordare la Michaudine del 1865, la Singer del 1872, la Quadrant del 1889 o la Bianchi del 1888, e ancora un Cripper, triciclo da corsa del 1878 ed una Clement Grand B del 1874, un nutrito gruppo di biciclette a cardano. Molto particolare anche la Giraffe dell’inglese Humber la prima bicicletta al mondo con telaio trapezioidale regolare del 1993, o la FB (Fratelli Brivio) di Milano del 1925 realizzata in pochissimi esemplari per il Giro d’Italia di quell’anno. Notevole anche la rappresentanza delle marche italiane in particolare Bianchi, ma anche Atala, Dei, Frera, Stucchi, Legnano, Monterosa, Biks, Maino, Cinelli, Frejus, Gloria, Cimatti, Masi e tante altre ancora. Nutrita la presenza di bici da lavoro, dei bersaglieri e dei bambini. Un’intera sezione è stata dedicata alla Taurus, casa nata a Norimberga nel 1906 ma già nel 1908 presente in Italia. Questo marchio si è sempre distinto per l’eccellenza meccanica e l’impiego di materiali d’avanguardia come il duralluminio. Della Taurus è presente pressochè tutta la produzione.

Collezione Genitrini

Parte da lontano la passione per le auto e le moto di Giancarlo Genitrini di Suzzara (Mn), classe 1943, che ancora ragazzo, a soli dodici anni, si dedica alla meccanica e costruisce con le sue mani un piccolo scooter utilizzando i pezzi trovati da un raccoglitore di rottami. Si afferma poi come imprenditore nel ramo dei carrelli elevatori, che costruisce, ripara e noleggia, e inizia a raccogliere auto e moto fino a superare la ragguardevole quota di 50 pezzi di ogni epoca.

L’ultima arrivata è un’imponente e vistosa Auburn 851 bianconera, rara a vedersi. La Auburn Automobile Company porta il nome della cittadina americana dove nacque, Auburn, nello stato dell’Indiana, dove fu fondata da Charles Eckhart. Pur se ben ingegnerizzate, molto innovative e con una linea aggressiva, queste vetture furono penalizzate dagli alti prezzi di listino che condizionarono le vendite, specie in un periodo difficile come quello della crisi economica iniziata nel 1929, quando gli Usa vissero uno dei periodi più difficili. Le poche auto vendute e le operazioni commerciali di Cord, costrinsero alla chiusura.

In mostra anche auto di gusto più sobrio come molte Lancia -fra cui una bella Aprilia Farina- diverse Alfa Romeo, Fiat, Porsche, Facel-Vega, Devin, Jaguar, Mercedes ed altre ancora, fra cui alcune vetture del primo Novecento come MG, Renault e Ansaldo.

Una sala è dedicata alle due ruote con moto e bici del Novecento, fra cui una bicicletta dei pompieri dotata di una sirena azionata da una manovella a mano.

Archivio Storico e Museo Same

Il Museo SAME, inaugurato nel 2008 comprende un’area espositiva di circa 700 metri quadrati. Il Museo rappresenta un vero e proprio viaggio nella storia della meccanizzazione agricola del nostro Paese: alcune tra le più importanti tappe della motorizzazione agricola vi sono rappresentate attraverso prototipi e macchine di serie, in perfetto stato di conservazione, documenti originali e un ricco apparato testuale e iconografico. Il Museo espone 30 trattori e macchine agricole, 20 motori e componenti meccaniche, tra i quali il modello più significativo è una pietra miliare della meccanizzazione agricola: la trattrice Cassani 40 HP, costruita dai Fratelli Cassani nel 1927. Questa macchina tra le prime al mondo per uso agricolo azionata da un motore diesel, era molto più funzionale ed economica dei modelli tradizionali a benzina, e si aggiudicò nel 1931 il primo premio al concorso per la “trattrice italiana agricola” indetto dal Ministero dell’Agricoltura. Nel Museo sono inoltre presenti trattori e macchine degli altri marchi del Gruppo: Lamborghini Trattori, Hürlimann, DEUTZ-FAHR e Grégoire.

Nel 2015 all’interno del Museo è stata inaugurata l’Area Motori, che intende rendere omaggio all’ingegno di Francesco ed Eugenio Cassani, fondatori della SAME nel 1942, e ribadire l’importanza della componente motore lungo tutta la storia dell’Azienda.

A fianco del significativo Museo SAME è stato inaugurato, nel dicembre del 2004, l’Archivio Storico, voluto fortemente dalla Presidenza della Società. L’Archivio ha il compito di raccogliere, conservare e valorizzare la documentazione storica relativa alla lunga vita della SAME e dei marchi di proprietà del Gruppo. Al suo interno sono conservate oltre oltre 29.000 unità archivistiche organizzate in una ricca fototeca, una biblioteca specializzata con una sezione di tesi di laurea, la straordinaria documentazione tecnica (brevetti, libretti uso e manutenzione, manuali d’officina, cataloghi parti di ricambio, modelli in scala), e pubblicitaria (cataloghi, depliant, pubblicità a stampa, calendari, house organ, filmati), i bilanci e le scritture sociali relativi al Gruppo SDF.

Nel 2011 è stato costituito l’Archivio Storico dei disegni tecnici con un patrimonio di oltre 260.000 unità, che testimoniano, a partire dagli anni Venti, la qualità dello sviluppo tecnico e la genesi del prodotto.

Per la ricchezza del loro patrimonio, in grado di testimoniare la storia della motorizzazione agricola in Italia, l’Archivio Storico e il Museo sono stati dichiarati nel 2011 “di interesse storico particolarmente importante” dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

Su appuntamento è possibile visitare lo Stabilimento, l’Archivio Storico e il Museo. La visita ha lo scopo di illustrare da una parte la progettazione e l’assemblaggio di un trattore moderno attraverso i reparti produttivi, lo sperimentale e la ricerca e sviluppo, e dall’altra, la storia dell’azienda a partire dal 1927 fino ai giorni nostri.

Museo Fisogni

MUSEO FISOGNI
DELLE POMPE DI BENZINA E DELLE STAZIONI DI SERVIZIO

Il Museo è stato fondato da Guido Fisogni nel 1966 ed è cresciuto negli anni fino a essere citato nel Guinness World Records quale più grande collezione al mondo di pompe di benzina 1882-1990 e di attrezzature per le stazioni di servizio per le automobili e i veicoli a motore.
Il Museo espone oltre 5.000 oggetti tra pompe di benzina, miscela, nafta, diesel, oltre a targhe, insegne, segnali stradali, latte d’olio, oliatori, aerometri, compressori, estintori, giocattoli e gadgets di tutti i tipi legati ai produttori di benzine e lubrificati. Non mancano le classiche sculture promozionali del Bibendum, l’omino fatto di pneumatici Michelin.
L’evoluzione delle pompe per il rifornimento del carburante è ben visibile dai primi esemplari ad azionamento manuale in cui la benzina era contenuta in un bidone unito alla pompa ai distributori di design degli anni Novanta.
Il Museo dispone di un vasto archivio di materiale pubblicitario e disegni tecnici. E’ ospitato in una antica cascina sapientemente restaurata e messa a norma: si estende su 400 mq coperti, 500 mq di cortili ed è inserito in un parco secolare di 15.000 mq. E’ adatto ad eventi e reception.

Museo Frera

Nel maggio 2004, durante lo svolgimento di “Tutto Frera” ad Imola, il sindaco di Tradate aveva promesso che la sua città avrebbe presto ospitato un Museo dedicato alla Frera. È così è stato. Da metà luglio 2005 la Frera ha il suo museo, allestito in una parte del primo grande stabilimento del 1905.

Il progetto è stato sviluppato dal punto di vista architettonico dall’architetto Valentina Fasola, che ha saputo coniugare il racconto della storia della Frera al rispetto della struttura originaria dell’edificio. Anche la scelta di dipingere di giallo le pareti permette di immedesimarsi nelle antiche pagine di storia di questa Casa, che proprio nel 2005 festeggia il suo centesimo compleanno.

Il museo non impone alcun tipo di percorso, né linee guida, consentendo quindi una totale libertà di girare e indugiare e persino ripercorrere i propri passi. È uno spazio concepito per essere vissuto, distribuito in due aree: una, con il corridoio vetrato, destinata ad un’esposizione permanente, espone le motociclette in fila lungo le vetrate, poste su appositi carrelli in acciaio, l’altra è incentrata sul tema della polifunzionalità. Entrambi gli ambienti sono caratterizzati da un arredo semplice, minimalista, che non distrae il visitatore dalle motociclette, vere protagoniste dello spazio, ma le circonda di un tocco di eleganza. Tutti gli elementi dell’allestimento sono stati scelti per ricreare una particolare atmosfera, dalle panche, posizionate per consentire al visitatore una vista prospettica speciale, alle cornici delle fotografie che scorrono su tutte le pareti, in legno e ferro, gli stessi materiali utilizzati per ricreare l’angolo scenografico nel quale rivive il quotidiano lavoro nella fabbrica, fino alle luci, che si accostano alla già ricca illuminazione naturale fornita dalle ampie vetrate, valorizzando i veicoli esposti.

Collezione Doctor Cross di Gian Pio Ottone

La sua collezione di motociclette da cross è sicuramente un punto di riferimento per la storia di questo sport. Gian Pio Ottone ha saputo creare una delle collezioni più interessanti relative a questa disciplina: 160 moto, tutte perfettamente restaurate (o conservate). Non solo cross ma anche regolarità, enduro e trial. Tutte o quasi “nate” tra gli anni ’50 e ’70, periodo di quello che gli inglesi chiamano la Golden Era. Una parte dell’esposizione è dedicata alle moto 2 tempi (16 Husqvarna e CZ, Maico). 80 sono invece quelle a 4 tempi: BSA, Metisse, Eso, Ariel, Matchless, Aermacchi, Bianchi, Gilera, MV, Parilla e MV Agusta. La storia di Ottone si riflette anche nei motocicli che ha utilizzato nel corso della sua attività sportiva: per ben 15 anni, dal 1953 al 1968, ha fatto Motocross, Regolarità e Trial. Poi è passato alla Motonautica: dal 1963 al 1978 ha vinto due campionati Europei, due campionati tricolori e ha stabilito per 8 volte un record del mondo. Anche di questa sue esperienza c’è traccia grazie alle barche che custodisce gelosamente, tra i quali spicca un “Dino Celli” Racer R4 motorizzato Alfa Romeo del 1968, una piccola ma significativa raccolta di eliche e altri natanti da competizione.

L’ultima sua passione sportiva è stata quello per l’autocross, dove ha corso con una Porsche 911 3.000. Anche questa vettura, naturalmente, fa parte della sua raccolta. Tutto il materiale esposto è corredato da una scheda che riporta non solo le caratteristiche tecniche del mezzo ma anche alcune sue peculiarità. Tutto frutto della grande precisione di Ottone: tra le “evoluzioni tecniche” che si può osservare nella collezione c’è anche quella delle forcelle delle moto da fuoristrada.

Tra le curiosità di questa collezione anche alcuni rari motori, tra i quali emerge il primo propulsore realizzato dalla MV.