Da vedere: MotoGuzzi, Motom e moto militari.
Museo Dune, Monza
Raccoglie la storia della produzione di Yamaha attraverso 80 esemplari da fuoristrada, con particolare attenzione ai raid africani come Parigi-Dakar, Rally dei Faraoni, Incas Rally, Atlas Rally e molti altri. Alcune moto sono in stato d’origine, altri restaurati completamente, altri ancora sottoposti ad un meticoloso restauro conservativo. Notevole la documentazione tecnica e storica sulla partecipazione Yamaha a queste impegnative prove di durata. L’arco di tempo al quale li moto si riferiscono è compreso fra gli anni Sessanta e il Duemila. Il primo italiano a tagliare il traguardo di Dakar fu Andrea Balestrieri nell’edizione del 1983, in sella ad una XT550, e anche questo modello fa bella mostra al Museo Dune, insieme a quelli pilotati da tanti altri centauri che onorarono con le loro imprese il nostro Paese in questa selettiva prova internazionale. L’area espositiva si sviluppa su due piani ed è nata dalla passione di Angelo Caprotti e Filippo Colombo, entrambi collaboratori dell’importatore italiano Belgarda di Lesmo, da dove riecheggia spesso il suono delle auto e delle moto che sfrecciano sulla pista di Monza.
Museo Nazionale dei Trasporti
Raccoglie interessante materiale ferroviario, locomotive a vapore, locomotori, carrozze, plastici elettrici, modelli, arredi interni di vecchie stazioni, insomma, un’amorevole ricostruzione del trasporto su rotaia del Novecento. Molti rotabili della collezione sono perfettamente funzionanti per la gioia di tutti i visitatori ed amanti delle ferrovie. Inoltre, l’Associazione Treni Storici Liguria organizza ogni anno diverse uscite con locomotive a vapore, aperte al pubblico, in stretta collaborazione con Trenitalia. I passeggeri vengono trasportati in un’atmosfera d’altri tempi nella vicina Garfagnana. Il Museo, costituito nel 1986, aveva raccolto anche autobus e filovie che, dopo accurati restauri, avevano trovato ospitalità in locazioni diverse ma che oggi non figurano nell’area espositiva di via Fossitermi. E’ comunque ferma volontà dei soci rilanciare e salvaguardare questa sezione che, grazie alla sua particolarità, è tra le più consistenti e significative annoverando circa venti mezzi, la gran parte dei quali però in precarie condizioni.
Collezione Peirone
In un suggestivo edificio del 1200, costruito con archi, pietre antiche e travi a vista, sono esposte auto italiane, inglesi, tedesche e rare bici e motociclette, frutto della passione di Paolo Peirone, per anni attivo pilota e consigliere federale Asi. In collezione anche una ricca raccolta di automobilia, foto, manifesti, ecc. Prevista la costituzione di una fondazione per favorire visite gratuite di appassionati, scolaresche e turisti.
Museo Nazionale dei Trasporti del Dopo Lavoro Ferroviario di Taggia (IM)
Nei locali del ‘dopolavoro’, sulla banchina del primo binario della stazione ferroviaria di Taggia (Imperia) si può trovare molta della storia delle ferrovie locali e non solo. Si va dalla cartellonista, ai vecchi quadri di comando, passando per le divise e c’è persino una sorta di simulatore. La nuova realtà museale è frutto dell’opera dei soci del D.L.F. di Ventimiglia: ferrovieri in attività ed ex ferrovieri e membri esterni appassionati di ferrovia. Il magazzino del Gruppo Museale è strapieno di oggettistica ancora da revisionare e/o restaurare per future esposizioni ed il lavoro dei soci è ancora lungo. L’affiliazione al Museo Nazionale dei Trasporti di La Spezia prevede ulteriori scenari futuri con una collaborazione sempre più stretta anche per l’organizzazione di treni storici con trazione a vapore o elettrica.
Museo della Motorizzazione Civile
Il Museo della Motorizzazione Civile, ha sede a Roma in via di Settebagni 333, presso il Centro superiore ricerche e prove autoveicoli e dispositivi. Espone una serie di automobili, motociclette, autobus, particolari di veicoli e documenti che legano la Motorizzazione alla vita e alla storia d’Italia. Il dipartimento è al servizio del cittadino per testimoniare dell’evoluzione del settore dei trasporti pubblici e privati. La parte automobilistica è rappresentata da diversi modelli iconici, come le Fiat 500A “Topolino” e 508 Balilla, abbinate ad autentiche curiosità, come un prototipo (unico) di Alfa Romeo Montreal 1967 con motore a 4 cilindri della Giulia e una Fiat 1900 cabriolet di rappresentanza. Molte le motociclette di diverse epoche e i documenti, come la serie delle targhe, dei libretti di circolazione, dei manuali e delle norme dei primi del Novecento per ottenere la patente di guida. Ma non solo: particolarmente spettacolari gli spaccati in dimensione naturale di alcuni mezzi pesanti, motori e trasmissioni. Il pezzo che da solo vale la visita è la Fiat 130, triste protagonista della strage di via Fani del 16 marzo 1978, nella quale Aldo Moro venne rapito e persero la vita i 5 uomini della sua scorta. L’auto porta ancora i segni dell’agguato ed è stata conservata anche in seguito ai numerosi rilievi da parte delle autorità giudiziarie. I mezzi del Museo sono stati recentemente ricondizionati grazie all’intervento dell’Automotoclub Storico Italiano di Torino, ente privato che tutela il patrimonio del motorismo storico attraverso la certificazione dei veicoli nel nostro Paese. Per tutti i veicoli esposti l’ASI ha scelto di effettuare un restauro conservativo, che ne esalta l’originalità, secondo la filosofia della Carta di Torino, il documento ufficiale della FIVA (Fédération Internationale Vehicules Anciens).
Collezione Nicola Bulgari
Difficile immaginare, passeggiando nel cuore della capitale, che in un ampio sotterraneo del centro sia amorevolmente custodita la più bella collezione d’auto americane d’Italia. Artefice di questo raffinata raccolta è Nicola Bulgari, da sempre appassionato delle auto d’oltreoceano prodotte nella prima metà del secolo scorso. Polo Ciminiello è il curatore di questa magnifica raccolta, e spiega: “La filosofia di base che contraddistingue la collezione romana di Nicola Bulgari è che tutti i veicoli sono in perfetta efficienza e chiedono solo di essere guidati. Le automobili sono state progettate, costruite e vendute per stare su strada. Per muoversi, far sentire la voce del loro motore. Così è per ciascuna delle auto della collezione Bulgari. Al contrario, molti collezionisti spesso investono cifre molto importanti dimenticando poi in un angolo le loro vetture, talvolta con le gomme afflosciate. E il sogno finisce lì. Qui invece tutto vive perché non c’è un motore che non parta”. Le cure e le manutenzioni sono costanti e scrupolose. Un team completo si prende cura ogni giorno della collezione con l’aiuto di professionisti esterni. Fra i più apprezzati i fratelli Keith e Chris Flickinger, fondatori di Precision Motor Car, azienda specializzata nel restauro di auto americane con sede in Pennysilvania, nella cittadina di Allentown, cento miglia a sud di New York. Vicino alla ditta dei Flickinger, Bulgari ha realizzato una mostra di 130 auto storiche. I due fratelli sono spesso a Roma per suggerire le tecniche di ripristino più opportune e condividere con gli stretti collaboratori di Bulgari le linee di restauro, ovviamente con una professionalità a cinque stelle. L’area del garage romano è di mille metri quadrati per ospitare una cinquantina di automobili. Altrettante sono in Toscana e 130 in America, ad Allentown. L’80 per cento delle auto sono state costruite prima del 1960. La più vecchia è del 1928.
Ma perché la scelta di Bulgari ha sempre privilegiato le auto americane?
“Per lo stretto legame fra automobili e la società americana”, risponde Giorgio Laudisa, che si occupa delle relazioni esterne della famiglia Bulgari, ”in quanto il fenomeno motoristico e soprattutto automobilistico è stato il protagonista del Novecento, fino a diventare icona della cosiddetta ‘happy car’ ossia l’auto felice”. “L’America è nata con l’automobile e l’automobile ha condizionato pesantemente e positivamente il suo sviluppo. Pensiamo alle grandi avenues, alle lunghe distanze, ai centri periferici e suburbani, alle case unifamiliari, ai centri commerciali, ai drive in, ebbene in ognuna di queste realtà simbolo del progresso americano l’auto è stata ed è la vera protagonista, la stella polare”. Non sono solo parole ma cifre snocciolate da Laudisa: “Solo del Modello T sono stati prodotti 15 milioni di esemplari e quasi cinque milioni di Modello A. Un altro esempio: nel 1929 vennero prodotti in Usa cinque milioni di auto prodotte, mentre tutto il resto del mondo ne produceva, complessivamente, 500 mila. Soprattutto negli anni Venti, Trenta e Quaranta gli Stati Uniti hanno rappresentato l’avanguardia motoristica del Novecento”.
Padiglione delle Carrozze Musei Vaticani
Molti visitano i Musei del Vaticano, ma pochi visitano il Padiglione delle Carrozze, un’ala non molto conosciuta, dedicata alle auto d’epoca dei pontefici. Istituito per volere di papa Paolo VI e allestito nel 1967 in un ampio locale (edificato tra il 1963 e il1964) questo museo è situato sotto il cosiddetto “Giardino Quadrato“. Dopo un lungo lavoro di ampliamento, nell’ottobre del 2012 è stato riaperto al pubblico. L’itinerario museale si sviluppa in due itinerari che documentano la storia dei mezzi di trasporto usati dai Papi con gli oggetti ad essi collegati, come selle, finimenti e bardature per i cavalli. La visita inizia con splendidi esemplari di carrozze e portantine impreziosite da stucchi, pitture e decorazioni che le rendono dei veri e propri gioielli d’arte. Il primo itinerario, quello delle “Carrozze”, conserva splendidi e sfarzosi mezzi di trasporto di “protocollo”, tra cui spicca la Berlina di gran gala (1826), costruita per Leone XII dal celebre carrozziere romano Gaetano Peroni, arricchita successivamente con nuovi decori per Papa Gregorio XVI nel 1841. Questa maestosa carrozza venne usata nelle grandi solennità anche dai pontefici successivi fino a Pio IX (1878). Altro piccolo capolavoro è la Berlina di gala rossa e oro, del XIX secolo, appartenente al cardinale Luciano Luigi Bonaparte che l’ebbe in dono da suo cugino, l’imperatore di Francia Napoleone III. Agli occhi risalta lo stemma in ottone dell’aquila napoleonica. Sono poi esposte carrozze per lunghi viaggi o per il trasporto quotidiano e cittadino, comprese le portantine, i finimenti e le bardature per i cavalli, i quali costituiscono una rara testimonianza storica della mobilità pontificia, che ebbe un brusco arresto con la presa di Roma del 1870 e la sua annessione al Regno d’Italia. Da quel momento, infatti, il Papa non ha lasciato i suoi appartamenti situati all’interno delle mura vaticane fino al 1929. Di particolare interesse storico, due berline da viaggio, adatte a sostenere lunghi percorsi su strade sconnesse. La prima venne utilizzata da Pio IX, dopo lo scoppio dei moti rivoluzionari a Roma, per fuggire a Gaeta nel novembre del 1849, e per il suo rientro dall’esilio dopo la fine della Repubblica Romana. L’altra venne adoperata per il viaggio di ritorno dello stesso Pontefice, ultimo “Papa Re”, nei territori dello Stato Pontificio della Romagna e delle Marche settentrionali. Vi sono poi dei “Landaux” neri, usati per il trasporto giornaliero dei papi fino agli anni ’20 del 1900. inoltre, non mancano le portantine più recenti, come quella risalente all’ultimo quarto del XIX secolo, foderata in damasco rosso, fatta costruire da Leone XIII. O quella del 1887, realizzata in legno, ma mai usata dal Papa, donata a Leone XIII dai fedeli napoletani in occasione del 50° anniversario del suo sacerdozio. Nel 1909 l’arcivescovo di New York offrì in dono una Itala 20/30 a Pio X, regalo rifiutato dal Pontefice che preferì continuare le sue passeggiate nei Giardini Vaticani su una comoda, e meno rumorosa, carrozza . La prima vettura entrata in Vaticano risale al pontificato di Pio XI. Si tratta
di un’automobile Bianchi Tipo 15, donata al Papa dall’Associazione delle Donne Cattoliche dell’Arcidiocesi di Milano. Poiché la questione della sovranità della Santa Sede non era ancora risolta, a questa vettura fu affissa la targa del Corpo Diplomatico (CD 404). A Pio XI venne regalata anche un’automobile Bianchi Tipo 20, donata subito dopo la precedente, dalla stessa casa automobilistica italiana, che ottenne così, per prima, l’ambito titolo di “Fornitori Pontifici”. Con la firma dei Patti Lateranensi, avvenuta l’11 febbraio del 1929, le principali case automobilistiche internazionali fecero a gara per regalare ai pontefici le loro vetture migliori. Così, nel grande salone interrato, troviamo una Fiat 525 M, donata nell’aprile del 1929, l’Isotta Fraschini 8, offerta il 1 maggio dello stesso anno, la Graham Paige 837, data nel dicembre del ’29. Vi è poi la Citroën C6 Lictoria Sex, del 1930, appositamente progettata per Pio XI e costruita per gli standard di una carrozza pontificia. O la Mercedes Benz, utilizzata il 19 luglio del 1943 da papa Pio XII, dopo il violento bombardamento sul quartiere di San Lorenzo, per visitare i luoghi colpiti dalla crudeltà della guerra che scosse anche Roma. Vi è poi la 460 Nürburg limousine a passo lungo, disegnata da Ferdinand Porsche e donata al Pontefice nel novembre del 1930. Dal 1931, le carrozze pontificie cedono il posto alle automobili a tutti gli effetti. Venne istituito il Registro Automobilistico del Vaticano. Le targhe SCV (Stato della Città del Vaticano) saranno a lettere rosse su sfondo bianco per il Papa, lettere nere su uno sfondo bianco per tutte le altre vetture. In linea con i tempi, subito dopo il Giubileo del 1975, arrivò anche la prima ‘Papamobile’, un fuoristrada bianco che usa il Papa per percorrere brevi itinerari. Risalta agli occhi
la Fiat 1107 Nuova Campagnola, famosa perché su di essa Giovanni Paolo II subì l’attentato del 13 maggio 1981. L’esposizione di questa vettura assume un valore simbolico, come sottolineato da Antonio Paolucci, ex direttore dei Musei Vaticani: “Quest’automobile come la Chiesa, anche se ferita, va avanti“. Simpatica la Renault 4 bianca donata a Papa Francesco da don Renzo Zocca, sacerdote veronese, molto attivo nel volontariato sociale a favore delle persone meno agiate.Tra le nuove acquisizioni, anche una Volkswagen “Maggiolino” 2003, donata a Giovanni Paolo II. Essa è l’ultima prodotta dalla catena di montaggio della casa automobilistica in Messico (30 luglio 2003), dopo la quale è stata dismessa. Vi è poi il volante della “Formula 1 – Ferrari 2003” di Michael Schumacher, donato a Benedetto XVI dall’allora presidente della Ferrari, Luca Cordero di Montezemolo, con la dedica: “Il volante della F1 Campione del Mondo a Sua Santità, pilota della cristianità”. Inoltre, è visibile
un modellino della prima locomotiva della Città del Vaticano.
Collezione Pulcini
Raccolta di automobili e motociclette storiche, selezionate tra quelle più belle ed eleganti mai costruite a livello nazionale. La passione di Ivo Pulcini per i veicoli storici lo ha portato a fondare il museo virtuale “Belle sempre” ed una collezione “reale” visitabile su appuntamento. Una passione nata per soddisfare la curiosità non solo verso la storia motoristica, ma anche verso lo stile di vita di un paese intero.