Museo Moto Laverda

La potenza del marchio veneto

Fondato nel 2022 a Breganze, il Museo Moto Laverda, è situato a pochi metri dalla vecchia fabbrica e gestito da un’associazione di promozione sociale. Allestito in un suggestivo sito vintage, ospita oltre 100 esemplari di motociclette costruite tra il 1948 ed il 2000 con più di mezzo secolo di storia raccontata da motociclette, fotografie, oggetti, testimonianze e documentazioni.

Si parte dagli Anni Cinquanta con i modelli 75 sport e 100 sport che brillarono nella Milano-Taranto e nel Giro d’Italia. Gli Anni Sessanta sono rappresentati da scooter e fuori strada, per arrivare agli Anni Settanta con le versioni stradali della GT 650-750, SF 750 in tutti i modelli costruiti tra il1968 ed il 1976. Presenti cinque esemplari originali di SFC 750, tra cui moto ufficiali che la Casa schierò in importanti competizioni internazionali. La mitica 1000 V6, costruita nel 1977, detta anche la Formula 1 su due ruote, è un esempio di innovazione ingegneristica e tecnica costruttiva. Esposta anche l’intera gamma delle 1000 3 cilindri (1972-1978), la 1000 RGS, la famosa Jota 1000 nelle 2 versioni, RGA e le 1200 nelle varie versioni. L’esposizione si conclude con le produzioni degli Anni Novanta. Durante la visita al Museo, un accompagnatore spiega la storia e le particolarità dei modelli esposti.

Il Museo Moto Laverda è patrocinato dal Comune di Breganze e supportato dalla famiglia Laverda e molti appassionati.

Collezione Franchini

Duecento moto per capire da dove veniamo

Gino Franchini vive in Valpolicella, vicino a Verona, dove si coltivano uve pregiate per fare vini preziosi. Non meno preziose sono le sue moto, più di 200, raccolte e conservate con cura in un ampio salone grazie all’aiuto dei figli Matteo e Luca. Oltre a pezzi molto rari come Casali 1922, Derad 1925, Motobecane 1926 e Peugeot 1930, ci sono tutte le moto italiane che, dalla fine degli Anni Quaranta, permisero all’Italia di motorizzarsi, accorciare le distanze, favorire spostamenti, scambi e commerci. Molte le schede tecniche che aiutano a comprendere la storia dei vari modelli e a calarsi nella realtà della loro epoca. Una sensibilità particolare è stata quella di indicare, vicino al prezzo di alcune moto, anche la dimensione sociale che gli italiani vivevano quando quella moto veniva venduta e commercializzata. Così, ad esempio, nella scheda descrittiva della Guzzi Falcone 500 cc. si legge che nel 1961 questa moto veniva venduta a 419 mila lire, un operaio ne guadagnava mediamente 47 mila, il caffè costava 50 lire, un quotidiano 30 lire e un litro di benzina 120. Le imprese aiutano a capire il personaggio: per festeggiare i 70 anni Gino Franchini è andato a Capo Nord su un’Honda 800 dopo aver attraversato in lungo e in largo i destri di Libia, Tunisia e Algeria. La sua collezione, che raccoglie anche memorabilia, foto, souvenirs, depliant e molto altro, è meta di molti raduni motociclistici che oltre a ridenti paesaggi cercano radici storiche.

Museo Motom

Storia completa di un marchio glorioso 

Nei locali dell’Area Fieristica “AreaExp” di Cerea (Verona) trova spazio il Museo monotematico del motociclo Motom, marchio che si rese famoso per aver motorizzato un gran numero di italiani nell’immediato dopoguerra. Il marchio Motom rappresenta una delle glorie del ciclo-motorismo italiano ed è uno dei simboli del “boom” economico del nostro Paese negli anni Cinquanta e Sessanta. Il museo, inaugurato l’8 marzo 2008, apre gratuitamente al pubblico l’ultima domenica di ogni mese e in occasione di eventi fieristici particolari. Apre anche nei giorni infrasettimanali per le scolaresche e/o gruppi di almeno cinque visitatori. All’interno del museo, unico al mondo per la sua specificità, sono visibili gli atti costitutivi della società Motom, i manoscritti in originale notarile e i documenti societari che testimoniano l’evoluzione storica del marchio, tutta la serie dei ciclomotori Motom prodotti dal 1947 al 1970, l’intera collezione di motoleggere e motocicli del medesimo periodo, i motocarri e gli attrezzi agricoli ideati e prodotti per l’industria e l’agricoltura, centinaia di componenti meccaniche brevettate, motori sezionati e scomposti dei principali motoveicoli, molte curiosità d’epoca e tutti i cataloghi dei ricambi e i manuali per l’uso e manutenzione dei veicoli.

Collezione Foggiato

Raccogliere per ricordare

Per Paolo Foggiato “collezionare significa conservare per ricordare”. La sua passione inizia fin da piccolo, con modellini di auto, francobolli, fino ad arrivare alle motociclette.

La prima moto da collezione la acquista da un riparatore di mezzi agricoli che la cede volentieri in cambio di un lavoro. L’inizio della raccolta privilegia i mezzi fuoristrada per arrivare alla collezione odierna di cinquantini sportivi degli anni Settanta, bolidi pericolosissimi accomunati da un motore da 49 cc spremuto fino all’ultimo cavallo per ottenere la potenza necessaria a violare la barriera dei 100 km orari. “Pura follia”, dice oggi Foggiato, che aggiunge: “Ho cercato i più belli e significativi in Emilia perché in quegli anni, soprattutto nei garage di Bologna, erano in molti a produrre motorini da sparo”. Oggi la sua collezione raccoglie Malanca, Italjet, Testi, Tecnomoto. Tutti facevano palpitare i cuori dei quattordicenni, per molti dei quali il sogno era la Guazzoni Matta, allestita con stile e componenti dai nomi altisonanti e con un motore a disco rotante uguale a quelli da competizione. Oltre a questi esemplari la collezione conta su Ducati F3, Laverda Lb 125, Suzuki Gamma 250 e varie altre tutte accomunate da una cilindrata piccola in assoluto o relativa alla categoria d’appartenenza.

Collezione Luigi Marignani

Luigi Marignani ha partecipato negli anni Sessanta a diverse competizioni al volante di Abarth GT. I primi ricordi motoristici affondano le radici nell’immediato Dopoguerra, precisamente nel biennio 1947 e 1948, quando nella sua città, Frosinone, restò folgorato dalle moto da corsa guidate da campioni come Libanori, Roccatani,Liberati, Sartori, Mancini, Frasca ed altri ancora, che si cimentavano su un circuito cittadino. Diventa poi concessionario Abarth di zona e stringe amicizia con diversi piloti locali. Nel 1964 è fra i fondatori del ‘Frosinone Auto Sporting’ ed organizza la cronoscalata Magione-Veroli. La gara vide il debutto la nuova Porsche 904 GTS di ‘Noris’, pseudonimo di Giacomo Moioli, nativo in provincia di Brescia ma veronese d’adozione, velocissimo pluricampione italiano delle gare in salita. Nell’epoca d’oro di queste competizioni Marignani è fra i promotori della Guarcino-Campocatino e ottiene lui stesso lusinghiere affermazioni in questa gara e nella Fiuggi-Arcinazzo, nella Valvisciolo- Bassiano, nella San Benedetto del Tronto-Acquaviva Picena oltre a piazzamenti nei primi posti nelle Salita del Terminillo, nella Coppa del Cimino, nel Trofeo Micangeli e nella Svolte di Popoli. “Non ero un fuoriclasse”, sorride ricordando il suo passato sportivo, “ma soltanto un grande appassionato che mirava ad arrivare in fondo ricordando sempre che una rottura costava troppo, un incidente con gravi danni era una spesa pesante e che, dopo le corse, c’era il lavoro che mi attendeva”. Nel 1964 è fra i fondatori del ‘Frosinone Auto Sporting’. Verso la fine degli anni Settanta affiora in lui il desiderio di conservare le vetture con un passato storico. “Mi aiutò l’entusiasmo del ‘Circolo Auto e Moto d’Epoca Frusinate’ nato con l’intento di mantenere vivo l’interesse per il motorismo storico in Ciociaria e trasmettere ai giovani questo patrimonio di cultura”. I suoi contatti si allargano, anche fuori Italia, e piano piano la sua collezione si arricchisce sino a raggiungere una settantina di esemplari con molte Alfa, Ferrari, Lancia, Cisitalia, Fiat, Siata, Maserati, Mercedes, Porsche, Jaguar, Singer, Rolls-Royce, Bentley, Connaught e molte altre. Notevole anche la sezione motociclistica con l’Alpino 48,il Mosquito Garelli, la MV vincitrice  del circuito di Frosinone, una raccolta completa dei modelli Rumi ed altri modelli storici di case costruttrici italiane, come Guzzi, Morini, Gilera, Piaggio, Bianchi, Benelli, Ducati ed altri modelli  tedeschi (BMW) ed inglesi (Triumph) di grossa cilindrata anche anteguerra. Fra le moto moderne che fanno parte della collezione sono una Harley-Davidson ed una Honda 1500cc. Tutti i modelli sono perfettamente funzionanti ed in uno stato di conservazione eccellente

Piccolo Museo della Moto Angelo Di Leone

Un angolo di poesia
I favolosi cinquantini targati Di Leone

C’è il sapore della gioventù nel Piccolo Museo della Moto di Angelo Di Leone, classe 1948, appassionato fine dagli anni Cinquanta di due ruote. Da ragazzo partecipa a diverse competizioni e poi, dopo aver avviato un’azienda di mille metri quadrati specializzata in saldature, organizza su un ampio soppalco un autentico angolo di poesia denso di ricordi, foto d’epoca, trofei e tante moto e ciclomotori, fra cui due Vespe anni Sessanta “rivisitate”, una Vespa 90 super sprint, una valanga di cinquantini che ricordano la manifestazione da lui stesso organizzata “Cinquanta Cinquantini”. Fra i tanti, c’è un Chesini 50 cc. piuttosto raro che gemmò da una famosa azienda di bici scaligera quando il mito della motorizzazione travolse il nostro Paese. Nel settore cross figurano Husqvarna 125, SWM 250, Simonini Mustang 125 e TGM 125. Fra le moto da strada Laverda 125, Cagiva HD 350, Morini 350 Sport, Honda WSR 125. In mostra anche alcune bici anteguerra a scatto fisso, quando bisognava pedalare senza sosta, della serie chi si ferma è perduto. Alle pareti tanti motori scrupolosamente catalogati e tirati a lucido e immagini bianconero che raccontano la storia di vita vissuta dal fondatore ma anche quella di molti italiani dagli anni Cinquanta agli anni Settanta.

Collezione del cinquantino “popolare”

Una collezione nata quasi per gioco a metà anni 2000 quando il titolare, Sandro Mattioli, cominciò a sistemare ciclomotori salvati dalla rottamazione. Alla fine ne ha collezionati 90, quasi tutti “popolari”, conservati e con targa oro ASI. La collezione è arricchita da ampia documentazione storica. Tra i pezzi più interessanti c’è un Lambrettino utilizzato per la prova di MOTOCICLISMO di Febbraio 1967. Un altro esemplare degno di nota è l’Eurociclo Gran Prix Italia 1 del 1972 con motore Zanetti, un mezzo estremamente raro. Da segnalare anche un’altra rarità: un ciclomotore F.B. Minarelli 48cc del 1959 la cui storia è un mistero: era infatti opinione comune che la Minarelli costruisse solo motori. Un’ipotesi è che questo ciclomotore sia un prototipo a cui non è seguita una produzione in serie. Infine, un Piaggio Boxer utilizzato nel film “C’è tempo” di Walter Veltroni. Fu scelto da Veltroni perché era uno dei simboli della sua giovinezza e durante le pause della lavorazione l’ha potuto riapprezzare con grande felicità. Negli anni ’70 il ciclomotore era il veicolo più diffuso tra gli adolescenti. Alcuni ciclomotori Piaggio sono impressi nella memoria collettiva. Il solo modello “Ciao” è stato prodotto in 3,5 milioni di esemplari! Il ciclomotore era il social degli anni ’70 e ’80.

Museo BMW Tullo Pezzo

Un Museo con la BMW nel cuore

Vicino a Mantova auto e moto della Casa bavarese

La BMW come punto d’onore e come primo amore. E’ il filo conduttore del Museo BMW Tullo Pezzo di San Giorgio Bigarello di Mantova, dove la famiglia Pezzo porta avanti da lunghi anni la cura, il restauro, la conservazione e la vendita dei modelli firmati dalla casa tedesca. BMW è l’acronimo di Bayerische Motoren Werke (Fabbrica Bavarese di Motori) fondata a Monaco di Baviera nel 1917 per costruire motori aerei destinati all’impiego bellico nella Prima Guerra Mondiale. Appassionato ed esperto di aeronautica era anche Tullo Pezzo, che nel 1964 avviò la concessionaria BMW di San Giorgio Bigarello, una delle prime in Italia. Erano gli anni del cosiddetto “miracolo italiano”, della crescita verticale della nostra economia, con l’automobile destinata a diventare bene di massa e non a restare un privilegio per pochi. “Durante la Seconda Guerra Mondiale nostro padre aveva sviluppato una buona formazione tecnico-meccanica applicata ai motori aeronautici che si rivelerà preziosa negli anni a venire”, raccontano i figli Davide e Riccardo che insieme ai nipoti Nicolò e Edoardo, rappresentano la seconda e la terza generazione della famiglia. Piano piano, come spesso capita a chi ama il proprio lavoro, la memoria dei padri ha chiesto ai figli ed ai nipoti di essere rappresentata. Nel 2005 è nata così la bella collezione che annovera una ventina di auto e quindici moto, tutte restaurate con cura grazie a una squadra di sapienti artigiani. La prima auto riportata allo stato d’origine è stata una 326 del 1938, acquistata da Tullo Pezzo agli inizi degli anni Ottanta. Molto impegno ha richiesto anche la 335 cabrio del 1939 che ha sfilato al concorso di Villa d’Este nel 2012. “Siamo andati a caccia di molte auto vendute a clienti ed amici di papà, le abbiamo racquistate e sottoposte a meticolosi restauri. Molte hanno conquistato la Targa Oro dell’ASI”, raccontano i fratelli Pezzo. Fra le molte auto in esposizione ci sono la 3000CSI e la 2002TI del 1972, la M3 del 1987 e una rarissima Z8, costruita dal 1999 al 2002, e venduta in numero limitato. Altra auto particolare è la Isetta la famosa microvettura prodotta dalla casa italiana Iso di Bresso dal 1953 al 1956 e successivamente, su licenza, dalla BMW, dal 1955 al 1962. Ancor oggi è considerata la prima automobile al mondo prodotta in serie a basso consumo di carburante, costruita per favorire la mobilità di un mondo che voleva muoversi, conoscere, viaggiare.

Museo Crippa - Registro Rumi

La bella collezione dedicata alle moto e agli scooter Rumi (ma non solo) a Treviolo di Bergamo è stata realizzata dall’imprenditore edile Riccardo Crippa che, negli anni Ottanta, rilevò la vecchia fabbrica di via Moroni.

Con un paziente lavoro di ricerca, il collezionista bergamasco, ben supportato dai figli Simone e Nicola Mattia, che condividono la sua stessa passione, ha raccolto una prestigiosa collezione dedicata alla fabbrica di moto che chiuse i battenti nel 1962.

Va infatti ricordato che negli anni Cinquanta, accanto a marchi già famosi come Guzzi e Gilera, prosperavano in Italia numerose case costruttrici come Piaggio, Innocenti, MV Agusta, Benelli, Motobi e Morini. Insieme a loro, un posto di primo piano venne conquistato dalla Moto Rumi. Fin dal suo primo apparire, il marchio di Bergamo si distinse per la raffinatezza e la qualità delle proprie realizzazioni.

Nella categoria delle moto leggere da 125 cc, la Moto Rumi raggiunse vertici assoluti, sia nella produzione di serie, con modelli quali le 125 Turismo e Sport, il “Gobbetto”, lo “Scoiattolo” o la “Junior”, per la partecipazione alle competizioni “su strada”, nelle quali colse importanti vittorie. Anche per le gare “fuori strada” progettò, per prima, nel 1952, un modello specifico per la categoria che allora era la Regolarità.

Riccardo Crippa, promotore del Registro Storico Rumi e fondatore della raccolta dedicata alla Moto Rumi ha ripercorso la lunga e articolata storia della casa bergamasca nel volume “Rumi, la moto dell’artista” (Nada editore 1992).

Nel libro è ben descritta la figura di Donnino Rumi (19061980), industriale bergamasco, figlio del fondatore dell’azienda, che nell’immediato dopoguerra, cessate le forniture militari, decise di ampliare la produzione della sua industria con la costruzione di motociclette leggere, affidando il progetto del propulsore all’ing. Pietro Vassena nel 1948.

L’anno successivo, in joint-venture con la casa motociclistica milanese AMISA, produttrice di telai e chassis, venne posta in vendita e fu presentata al 27° Salone di Milano come AMISA-Rumi 125cc.

Visto il successo ottenuto al Salone e la scarsa capacità produttiva della AMISA, la Rumi decise di costruire anche il telaio in proprio. Nel 1950 iniziò la produzione industrializzata del modello Turismo e del modello Sport, sempre della stessa cilindratama con caratteristiche più performanti rispetto al precedente; fu questo probabilmente il modello di maggior successo della casa, la cui produzione continuò fino al 1958.

Le Moto Rumi si sono sempre distinte per la loro originalità, tanto stilistica quanto tecnica, tanto da essere definite le moto dell’artista anche per il fatto che il loro “padre”, Donnino Rumi, fu un valente pittore e scultore e dedicò all’arte anche tutto il suo tempo libero e, una volta ritiratosi dall’attività industriale, a tempo pieno.

Nel 1951 la Rumi volle cimentarsi anche nel settore degli scooter, all’epoca dominato dai due colossi Vespa e Lambretta, presentando due veicoli molto originali lo Scoiattolo, rimasto in produzione sino al 1957, seguito nel 1954 dal Formichino, con una particolare carrozzeria in fusione di alluminio, che rimase in produzione sino alla chiusura dell’azienda (1962). Questo modello restò l’icona più famosa e rappresentativa della casa bergamasca. Un’altra tipologia di moto che furono particolarmente sviluppate sono le Moto Rumi regolarità, molto in voga ai tempi e paragonabili alle attuali enduro.

Noti furono anche i primi ‘Go Kart’ motorizzati con l’ormai rinomato motore 125cc. L’azienda bergamasca, dopo aver raggiunto l’imponente traguardo con 1.500 occupati  nella seconda metà degli anni Cinquanta, venne coinvolta in un dissesto finanziario causato in parte da sconvolgimenti politici in Argentina, primario Cliente estero, che causarono il mancato pagamento dei crediti per ingenti forniture di motociclette e macchine tessili, pure prodotte dalla Rumi.

Da questi eventi, purtroppo, non riuscì a risollevarsi e cessò la produzione nel pieno del miracolo economico italiano, i cosiddetti “anni del boom”. La Collezione è ben inserita in una razionale struttura a due piani, specificatamente realizzata con chiari riferimenti stilistici alle autorimesse dei primi anni del novecento. Il pianoterra è dedicato alla raccolta delle moto da regolarità, le stesse che hanno partecipato alle famose gare di fuori strada, indette da sempre nella bergamasca – Valli Bergamasche, “6 giorni Internazionale”, fra le quali Benelli, Laverda, Gilera, Moto Guzzi, Parilla, Morini. Particolarmente interessanti sono le moto provenienti dall’Est europeo degli anni 70-80, e tante altre ancora. Il primo piano, oltre alle Collezioni di Moto Rumi, è collocato un interessantissimo archivio storico fotografico, ricco di documentazioni provenienti da varie famose raccolte (Valerio Moretti, GP Ottone, Fondo Egon R.Hanus, Federico Caprilli, Bulgari Nicola, Santovetti, Emanuele e Alberto Carli, Dasso, Fondo Nestola, Revelli de Beaumont, Canestrini, Evandro Tosti, Archivio Revelli, Sandro Mazzoni) sullo sviluppo della motorizzazione in generale dal 1900, sono documentati i vari modelli di auto e moto costruiti dal primo novecento ad oggi.

Collezione Otello Buscherini

L’Associazione Otello Buscherini è nata nel 2003 su iniziativa di un grande amico del pilota, Luciano Sansovini. Nel 2015 è stata inaugurata la Casa dei ricordi per ricordare questo pilota, nato a Forlì il 19 gennaio 1949 e morto per una caduta mentre disputava il GP delle Nazioni al Mugello nella classe 250 il 16 maggio 1976. Nella struttura sono esposte le testimonianze sportive della sua carriera. Tra queste spiccano alcune moto come le Malanca 50 e 125 con la quale Otello nel 1973 ha vinto i GP di Cecoslovacchia a Brno, quello di Finlandia a Imatra e il campionato Italiano nel 1974.
L’Associazione ha pubblicato in passato vari libri sul motociclismo storico fra questi “La mototemporada romagnola”. Una parte della casa dei ricordi è dedicata a diversi piloti forlivesi e romagnoli dove sono esposti oltre 300 trofei delle loro vittorie.
Oltre alle Malanca nel locale è esposta la Ducati Moto GP del 2004 di Loris Capirossi e la Ducati Moto GP con la quale Troy Bayliss vinse nel 2006 l’ultimo GP a Valencia, la Benelli 500 con la quale Jarno Saarinen si classificò primo a Villa Fastiggi nel 1972, una Benelli 500 GP del 1968 e la Sandroni 125, una delle prime moto di Valentino Rossi. Molte delle moto presenti sono di proprietà del collezionista di Tavullia Giuseppe Sandroni e gestite in varie manifestazione in Italia e in Europa dall’Associazione Otello Buscherini.
La casa dei ricordi di Otello Buscherini è aperta di solito la domenica mattina ma anche altri giorni, sempre su appuntamento, telefonando al numero indicato in questa scheda.