Collezione Marco Fumagalli

Un amore di gioventù per la Vespa
Seregno (MB)

Cosa vuoi come regalo? Tutto comincia così. Promosso alla maturità un diciottenne Marco Fumagalli esprime il desiderio di avere una Vespa 50 Special Revival. E’ il 1991, il mercato è dominato dai primi scooter automatici, ricchi di materie plastiche e poveri fascino. La Vespa resta invece com’era: telaio in lamiera e comando del cambio al manubrio. Insomma, era controcorrente. Dunque, nulla di più attraente per un ragazzo. Con il passare del tempo, Marco inizia a conoscerla meglio, nella sua semplicità essenziale. Raccoglie molti modelli, alcuni più rari e ricchi di storia, altri meno noti ma comunque affascinanti per quello che rievocano, la storia dell’Italia. Dopo essere stato “punto” dalla Vespa, il suo interesse si allarga a tutto quello che le ruota intorno, manuali, fotografie, memorabilia, trofei, giocattoli, documenti. Entrano così in collezione gli Ape, il Moscone, il Ciao. Grazie alla sua notevole competenza e sconfinata passione Fumagalli ho conosciuto molte persone, ed è per questo che accoglie sempre nuovi visitatori, su appuntamento. Frequentemente molti di questi, diventano amici, perché la Vespa, da sempre, svolge con naturalezza anche questo ruolo: abbatte le barriere, unisce le storie, genera e alimenta il salutare volano delle passioni.

Officina Museo Ruote Celeri

Un luogo ideale per ricordare il Novecento
Noventa Vicentina (VI)

Ai piedi dei colli Euganei e dei colli Berici, questa collezione ripercorre un secolo di motorismo. I fondatori sono dediti a manutenzione, restauro, preparazione e customizzazione di auto e moto d’epoca, con un’interessante parentesi sui mezzi agricoli che hanno segnato la storia di una famiglia. Non per questo hanno trascurato la storia. All’interno è infatti presente una vasta raccolta di auto e moto d’epoca di diversi periodi storici ed alcuni mezzi agricoli. Non manca uno spazio d’accoglienza per i visitatori, che possono soffermarsi, visitare la collezione, progettare eventi in una cornice davvero seducente ed esclusiva perché l’ordine espositivo non è solo orizzontale, ma anche verticale, con auto e moto schierate in bella vista per accendere emozioni. Fra queste, una vasta gamma di moto d’epoca del Novecento, dai marchi italiani come Piaggio e Lambretta fino alle case giapponesi, inglesi e tedesche. La lettura di riviste e cataloghi su poltrone in pelle naturale rende la visita ancora più piacevole. E per giocare c’è perfino un calcetto. All’interno dell’officina-museo sono presenti veicoli d’epoca popolari e utilitari come la Volkswagen Maggiolino ed esclusivi come Lancia Flaminia GT Superleggera firmata Touring, insieme a mezzi di trasporto militari come il sidecar Bmw e diversi esemplari di Vespa e Lambretta calessino.

FPA Collection

Onore alla Vespa
Acireale (Catania)

Tutto iniziò con una Vespa 125 del 1951 ritrovata in un limoneto alle pendici dell’Etna. Superate le prime perplessità, Vincenzo Carbonaro, presidente del Club La Manovella di Acireale (CT), medico innamorato di motorismo storico, affronta il difficile restauro. Da quella sfida, la collezione cresce di anno in anno fino a meritare uno spazio appositamente dedicato e il nome ‘FPA Collection’, acronimo delle iniziali dei figli Filippo, Paolo e Anna. Oggi sono circa una trentina le Vespe di tutte le epoche, partendo dal primo amore, la Vespa del 1951, fino ad arrivare alla ‘Cosa’ (scooter prodotto dal 1988 al 1995 con scarso successo commerciale) e comprende tutte le versioni più importanti e performanti, come le GS 150, la GS 160, la 180 Super Sport e la 200 Rally.

Arricchisce la raccolta un bell’esemplare di Ape Calessino del 1955, ancora con la sua targa originale, anch’esso sottoposto ad un impegnativo restauro.

Pur restando le Vespe le principali protagoniste, completano la raccolta alcune moto d’epoca dal 1947 agli anni Settanta, una Lancia Flaminia GT Touring, una Alfa Romeo Montreal e diverse altre vetture italiane e straniere, oltre ad una sezione interamente dedicata ai giocattoli e ai modelli d’epoca in scala 1/43 e 1/18.

Museo Laverda

Il Museo è situato a pochi metri dalla vecchia fabbrica e gestito da un’associazione di promozione sociale guidata da Werner Ricciolini, grande cultore e appassionato del marchio. Allestito in un suggestivo sito vintage, ospita in due grandi sale oltre 100 esemplari di motociclette costruite tra il 1948 ed il 2000 con più di mezzo secolo di storia raccontata da motociclette, fotografie, oggetti, testimonianze e documentazioni. Vista l’affluenza, gli organizzatori hanno dovuto riservare cinque grandi aree di parcheggi gratuiti. Del resto l’occasione era ghiotta.
Molte moto provengono dal Museum Collection of Laverda, che aveva sede a Lisse (Olanda), ed era nato dalla collezione di Coor Dees. Intorno al 2017 la bella raccolta era stata messa in vendita, completa di 81 motociclette, prodotte dal 1950 al 2000, oltre a una miriade di oggetti e memorabilia legati allo storico marchio italiano. Il primo acquirente fu un americano. Poi intervenne Werner Ricciolini che, fortunatamente, riportò a casa l’importante collezione, aggiungendo altri pezzi importanti.
Si parte dagli Anni Cinquanta con i modelli 75 sport e 100 sport che brillarono nella Milano-Taranto e nel Giro d’Italia. Gli Anni Sessanta sono rappresentati da scooter e fuori strada, per arrivare agli Anni Settanta con le versioni stradali della GT 650-750, SF 750 in tutti i modelli costruiti tra il1968 ed il 1976. Presenti cinque esemplari originali di SFC 750, tra cui moto ufficiali che la Casa schierò in importanti competizioni internazionali. La mitica 1000 V6, costruita nel 1977, detta anche la Formula 1 su due ruote, è un esempio di innovazione ingegneristica e tecnica costruttiva. Esposta anche l’intera gamma delle 1000 3 cilindri (1972-1978), la 1000 RGS, la famosa Jota 1000 nelle 2 versioni, RGA e le 1200 nelle varie versioni. L’esposizione si conclude con le produzioni degli Anni Novanta. Un’area è dedicata agli strumenti di lavoro della fabbrica: uno spazio che rappresenta la storia di un territorio. Non a caso durante l’inaugurazione la sindaca di Breganze Piera Campana ha sottolineato il valore sociale di questa iniziativa, non solo per attirare appassionati in visita e dunque promuovere il turismo, ma anche per ricordare l’operosità di un territorio, il Veneto, che nel Novecento ha lavorato molto ma esibito poco.
Sulle pareti dei due padiglioni che costituiscono il museo fanno bella mostra immagini storiche, tute di campioni famosi, gadget e memorabilia del celebre marchio veneto.

 

Collezione Franchini

Duecento moto per capire da dove veniamo

Gino Franchini vive in Valpolicella, vicino a Verona, dove si coltivano uve pregiate per fare vini preziosi. Non meno preziose sono le sue moto, più di 200, raccolte e conservate con cura in un ampio salone grazie all’aiuto dei figli Matteo e Luca. Oltre a pezzi molto rari come Casali 1922, Derad 1925, Motobecane 1926 e Peugeot 1930, ci sono tutte le moto italiane che, dalla fine degli Anni Quaranta, permisero all’Italia di motorizzarsi, accorciare le distanze, favorire spostamenti, scambi e commerci. Molte le schede tecniche che aiutano a comprendere la storia dei vari modelli e a calarsi nella realtà della loro epoca. Una sensibilità particolare è stata quella di indicare, vicino al prezzo di alcune moto, anche la dimensione sociale che gli italiani vivevano quando quella moto veniva venduta e commercializzata. Così, ad esempio, nella scheda descrittiva della Guzzi Falcone 500 cc. si legge che nel 1961 questa moto veniva venduta a 419 mila lire, un operaio ne guadagnava mediamente 47 mila, il caffè costava 50 lire, un quotidiano 30 lire e un litro di benzina 120. Le imprese aiutano a capire il personaggio: per festeggiare i 70 anni Gino Franchini è andato a Capo Nord su un’Honda 800 dopo aver attraversato in lungo e in largo i destri di Libia, Tunisia e Algeria. La sua collezione, che raccoglie anche memorabilia, foto, souvenirs, depliant e molto altro, è meta di molti raduni motociclistici che oltre a ridenti paesaggi cercano radici storiche.

Museo Motom

Storia completa di un marchio glorioso 

Nei locali dell’Area Fieristica “AreaExp” di Cerea (Verona) trova spazio il Museo monotematico del motociclo Motom, marchio che si rese famoso per aver motorizzato un gran numero di italiani nell’immediato dopoguerra. Il marchio Motom rappresenta una delle glorie del ciclo-motorismo italiano ed è uno dei simboli del “boom” economico del nostro Paese negli anni Cinquanta e Sessanta. Il museo, inaugurato l’8 marzo 2008, apre gratuitamente al pubblico l’ultima domenica di ogni mese e in occasione di eventi fieristici particolari. Apre anche nei giorni infrasettimanali per le scolaresche e/o gruppi di almeno cinque visitatori. All’interno del museo, unico al mondo per la sua specificità, sono visibili gli atti costitutivi della società Motom, i manoscritti in originale notarile e i documenti societari che testimoniano l’evoluzione storica del marchio, tutta la serie dei ciclomotori Motom prodotti dal 1947 al 1970, l’intera collezione di motoleggere e motocicli del medesimo periodo, i motocarri e gli attrezzi agricoli ideati e prodotti per l’industria e l’agricoltura, centinaia di componenti meccaniche brevettate, motori sezionati e scomposti dei principali motoveicoli, molte curiosità d’epoca e tutti i cataloghi dei ricambi e i manuali per l’uso e manutenzione dei veicoli.

Collezione Foggiato

Raccogliere per ricordare

Per Paolo Foggiato “collezionare significa conservare per ricordare”. La sua passione inizia fin da piccolo, con modellini di auto, francobolli, fino ad arrivare alle motociclette.

La prima moto da collezione la acquista da un riparatore di mezzi agricoli che la cede volentieri in cambio di un lavoro. L’inizio della raccolta privilegia i mezzi fuoristrada per arrivare alla collezione odierna di cinquantini sportivi degli anni Settanta, bolidi pericolosissimi accomunati da un motore da 49 cc spremuto fino all’ultimo cavallo per ottenere la potenza necessaria a violare la barriera dei 100 km orari. “Pura follia”, dice oggi Foggiato, che aggiunge: “Ho cercato i più belli e significativi in Emilia perché in quegli anni, soprattutto nei garage di Bologna, erano in molti a produrre motorini da sparo”. Oggi la sua collezione raccoglie Malanca, Italjet, Testi, Tecnomoto. Tutti facevano palpitare i cuori dei quattordicenni, per molti dei quali il sogno era la Guazzoni Matta, allestita con stile e componenti dai nomi altisonanti e con un motore a disco rotante uguale a quelli da competizione. Oltre a questi esemplari la collezione conta su Ducati F3, Laverda Lb 125, Suzuki Gamma 250 e varie altre tutte accomunate da una cilindrata piccola in assoluto o relativa alla categoria d’appartenenza.

Collezione Luigi Marignani

Luigi Marignani ha partecipato negli anni Sessanta a diverse competizioni al volante di Abarth GT. I primi ricordi motoristici affondano le radici nell’immediato Dopoguerra, precisamente nel biennio 1947 e 1948, quando nella sua città, Frosinone, restò folgorato dalle moto da corsa guidate da campioni come Libanori, Roccatani,Liberati, Sartori, Mancini, Frasca ed altri ancora, che si cimentavano su un circuito cittadino. Diventa poi concessionario Abarth di zona e stringe amicizia con diversi piloti locali. Nel 1964 è fra i fondatori del ‘Frosinone Auto Sporting’ ed organizza la cronoscalata Magione-Veroli. La gara vide il debutto la nuova Porsche 904 GTS di ‘Noris’, pseudonimo di Giacomo Moioli, nativo in provincia di Brescia ma veronese d’adozione, velocissimo pluricampione italiano delle gare in salita. Nell’epoca d’oro di queste competizioni Marignani è fra i promotori della Guarcino-Campocatino e ottiene lui stesso lusinghiere affermazioni in questa gara e nella Fiuggi-Arcinazzo, nella Valvisciolo- Bassiano, nella San Benedetto del Tronto-Acquaviva Picena oltre a piazzamenti nei primi posti nelle Salita del Terminillo, nella Coppa del Cimino, nel Trofeo Micangeli e nella Svolte di Popoli. “Non ero un fuoriclasse”, sorride ricordando il suo passato sportivo, “ma soltanto un grande appassionato che mirava ad arrivare in fondo ricordando sempre che una rottura costava troppo, un incidente con gravi danni era una spesa pesante e che, dopo le corse, c’era il lavoro che mi attendeva”. Nel 1964 è fra i fondatori del ‘Frosinone Auto Sporting’. Verso la fine degli anni Settanta affiora in lui il desiderio di conservare le vetture con un passato storico. “Mi aiutò l’entusiasmo del ‘Circolo Auto e Moto d’Epoca Frusinate’ nato con l’intento di mantenere vivo l’interesse per il motorismo storico in Ciociaria e trasmettere ai giovani questo patrimonio di cultura”. I suoi contatti si allargano, anche fuori Italia, e piano piano la sua collezione si arricchisce sino a raggiungere una settantina di esemplari con molte Alfa, Ferrari, Lancia, Cisitalia, Fiat, Siata, Maserati, Mercedes, Porsche, Jaguar, Singer, Rolls-Royce, Bentley, Connaught e molte altre. Notevole anche la sezione motociclistica con l’Alpino 48,il Mosquito Garelli, la MV vincitrice  del circuito di Frosinone, una raccolta completa dei modelli Rumi ed altri modelli storici di case costruttrici italiane, come Guzzi, Morini, Gilera, Piaggio, Bianchi, Benelli, Ducati ed altri modelli  tedeschi (BMW) ed inglesi (Triumph) di grossa cilindrata anche anteguerra. Fra le moto moderne che fanno parte della collezione sono una Harley-Davidson ed una Honda 1500cc. Tutti i modelli sono perfettamente funzionanti ed in uno stato di conservazione eccellente

Piccolo Museo della Moto Angelo Di Leone

Un angolo di poesia
I favolosi cinquantini targati Di Leone

C’è il sapore della gioventù nel Piccolo Museo della Moto di Angelo Di Leone, classe 1948, appassionato fine dagli anni Cinquanta di due ruote. Da ragazzo partecipa a diverse competizioni e poi, dopo aver avviato un’azienda di mille metri quadrati specializzata in saldature, organizza su un ampio soppalco un autentico angolo di poesia denso di ricordi, foto d’epoca, trofei e tante moto e ciclomotori, fra cui due Vespe anni Sessanta “rivisitate”, una Vespa 90 super sprint, una valanga di cinquantini che ricordano la manifestazione da lui stesso organizzata “Cinquanta Cinquantini”. Fra i tanti, c’è un Chesini 50 cc. piuttosto raro che gemmò da una famosa azienda di bici scaligera quando il mito della motorizzazione travolse il nostro Paese. Nel settore cross figurano Husqvarna 125, SWM 250, Simonini Mustang 125 e TGM 125. Fra le moto da strada Laverda 125, Cagiva HD 350, Morini 350 Sport, Honda WSR 125. In mostra anche alcune bici anteguerra a scatto fisso, quando bisognava pedalare senza sosta, della serie chi si ferma è perduto. Alle pareti tanti motori scrupolosamente catalogati e tirati a lucido e immagini bianconero che raccontano la storia di vita vissuta dal fondatore ma anche quella di molti italiani dagli anni Cinquanta agli anni Settanta.

Collezione del cinquantino “popolare”

Una collezione nata quasi per gioco a metà anni 2000 quando il titolare, Sandro Mattioli, cominciò a sistemare ciclomotori salvati dalla rottamazione. Alla fine ne ha collezionati 90, quasi tutti “popolari”, conservati e con targa oro ASI. La collezione è arricchita da ampia documentazione storica. Tra i pezzi più interessanti c’è un Lambrettino utilizzato per la prova di MOTOCICLISMO di Febbraio 1967. Un altro esemplare degno di nota è l’Eurociclo Gran Prix Italia 1 del 1972 con motore Zanetti, un mezzo estremamente raro. Da segnalare anche un’altra rarità: un ciclomotore F.B. Minarelli 48cc del 1959 la cui storia è un mistero: era infatti opinione comune che la Minarelli costruisse solo motori. Un’ipotesi è che questo ciclomotore sia un prototipo a cui non è seguita una produzione in serie. Infine, un Piaggio Boxer utilizzato nel film “C’è tempo” di Walter Veltroni. Fu scelto da Veltroni perché era uno dei simboli della sua giovinezza e durante le pause della lavorazione l’ha potuto riapprezzare con grande felicità. Negli anni ’70 il ciclomotore era il veicolo più diffuso tra gli adolescenti. Alcuni ciclomotori Piaggio sono impressi nella memoria collettiva. Il solo modello “Ciao” è stato prodotto in 3,5 milioni di esemplari! Il ciclomotore era il social degli anni ’70 e ’80.