Fondazione Kawasaki KVMX Museum

Nel dicembre del 2015 l’ASDPJ 4X Racing Team, presieduto da Paolo Marozzo, inaugurava il primo Museo Storico Kawasaki WMX (Vintage Motocross), con il patrocinio del Comune di Castrolibero, del C.O.N.I. e della Regione Calabria, con il riconoscimento ufficiale dell’importatore Kawasaki Italia e dell’AHRMA (American Historic Motorcycle Association). Il MIBACT, Direzione Generale Musei, avrebbe contribuito a sua volta alla creazione del sito web del Museo www.kawasakivmxmuseum.it  e alla realizzazione del museo virtuale, nell’ambito del Progetto di Digitalizzazione dei Musei (D.M. n.451/2020 e D.M. n.62/2021).                                                                                                        Dopo una intensa e positiva fase gestazionale che, negli ultimi anni, ha portato al traguardo delle 10.000 presenze annuali grazie anche alle attività collaterali come gli open day, le tavole rotonde con gli studenti, le mostre d’arte e fotografiche tematiche, e agli incontri con campioni del motociclismo (la più emozionante è stata quella con il grande Alessandro “Ciro” De Petri) il Museo si è trasferito nella nuova prestigiosa sede a Camigliatello Silano, celebre località sciistica in Calabria, del Comune di Spezzano della Sila (CS). Un Museo innovativo ed altamente tecnologico progettato per accogliere visitatori da tutto il mondo ed incentivare i flussi turistici nella regione. La nuova struttura museale ha una superficie complessiva di 1500 Mq distribuita su tre livelli di 500 Mq ciascuno che includono: un settore dedicato a Steve Mc Queen, alla sua Kawasaki originale del 1970 ed alla sua cinematografia, un settore dedicato alla Biblioteca dello Sport (in collaborazione con il CONI e intitolata alla memoria del celebre giornalista fotografo del Mondiale di Motocross “Adriano Dondi”, un settore, quello principale, dedicato alla esposizione “Statica e Multimediale” dei modelli Kawasaki che hanno fatto la storia del motocross internazionale. L’attuale collezione, dall’inestimabile valore e divenuta di proprietà della Fondazione Kawasaki VMX Museum Italy, comprende attualmente 15 esemplari prototipi originali (No Repliche) della serie SR che hanno gareggiato in tutto il mondo. Si tratta della Kawasaki F81M 250 (1970), uno dei sei esemplari Kawasaki che la casa giapponese aveva dato in promozione a Steve Mc Queen durante la realizzazione del film Le Mans ed appartenuto successivamente alla collezione privata dell’attore Burt Reynolds; delle Kawasaki KX 450 F12 (1974)  della Kawasaki KX 250 A5 (1979) della Kawasaki 500 SR (1980) di Brad Lackey, primo ed unico americano a vincere il Campionato  Mondiale Motocross nella categoria 500cc nel 1982; delle Kawasaki KX 250 A1 (1974) e Kawasaki KX 250 A2 (1975) guidate a scopo promozionale per Kawasaki USA da Ryan Villopoto, pilota americano attivo tra il 2006 e il 2014 e vincitore di ben 83 competizioni nelle categorie 250cc e 450cc dell’ American Motorcyclist Association (AMA); della Kawasaki KX 400 A2 (1976) donata dall’associazione americana Raccolta Fondi Reduci Vietnam; della Kawasaki KX 250 A4 (1978), dell’americano Gary Semics; della Kawasaki KX 250 A7 (1981) di David Bailey, pilota americano con all’attivo 30 vittorie nei campionati dell’AMA e campione nella 250cc e 250CX cc nel 1983  e nella 500cc nel 1986 e 1987; della Kawasaki KX 250 B1 Prototype SR (1982) Kawasaki Japan; della Kawasaki KX 250 C1 SR (1983) di Billy Liles pilota americano attivo nelle competizioni del Mondiale Motocross tra il 1982 e il 1994; della Kawasaki KX 500 B2 (1986), USA version, pilotata in alcune gare di Supercross americano da Georges Jobè, vincitore di cinque titoli mondiali motocross nella 250cc (1980 e 1981) e nella 500cc (1987, 1991 e 1992); della Kawasaki KX 500 C1 (1987), destinata alla guida del pilota italiano Eno Carducci del Kawasaki-Cinti Team, partecipante al Motocross World Championship nel 1986 e 1987; la Kawasaki KX 250 F1 (1988) di Larry Brooks, pilota americano dalla lunga carriera alla guida di varie case motociclistiche ed, infine, la Kawasaki KX 60 B15 1999 con cui iniziò a correre Jorge Lorenzo, pilota spagnolo con all’attivo ben cinque titoli nel moto GP. Entro l’anno la collezione verrà arricchita con altri sei prestigiosi esemplari di provenienza Kawasaki USA appartenuti a piloti iconici del Supercross tra cui Jeff Ward e Ron Lechien e tutti da 500 cc.

Giorni di apertura: Venerdi – Sabato – Domenica
Orari: dalle 10,00 alle 20,00

Collezione molisana Fiat 500

Più che un museo, la collezione di Biagio Melone è uno scrigno con annessa macchina del tempo. Varcando la soglia si ritorna agli anni Settanta con una dozzina di Fiat 500 fuoriserie prodotte dal 1968 al 1975, fra cui Vignale Gamine, Moretti Minimax e coupè, 500 Giannini e Ferves Ranger che fanno bella mostra insieme a frigoriferi Fiat su licenza Westinghouse Electric, telefono a gettoni, modellini, poster, pompe di benzina, radio e televisioni dell’epoca, tutti pazientemente raccolti e restaurati. L’idea è di rievocare un periodo storico attraverso gli oggetti caratteristici di quella stagione. Nel soppalco sono raccolte e custodite una trentina fra ciclomotori, scooter e moto.

 

Collezione del cinquantino “popolare”

Una collezione nata quasi per gioco a metà anni 2000 quando il titolare, Sandro Mattioli, cominciò a sistemare ciclomotori salvati dalla rottamazione. Alla fine ne ha collezionati 90, quasi tutti “popolari”, conservati e con targa oro ASI. La collezione è arricchita da ampia documentazione storica. Tra i pezzi più interessanti c’è un Lambrettino utilizzato per la prova di MOTOCICLISMO di Febbraio 1967. Un altro esemplare degno di nota è l’Eurociclo Gran Prix Italia 1 del 1972 con motore Zanetti, un mezzo estremamente raro. Da segnalare anche un’altra rarità: un ciclomotore F.B. Minarelli 48cc del 1959 la cui storia è un mistero: era infatti opinione comune che la Minarelli costruisse solo motori. Un’ipotesi è che questo ciclomotore sia un prototipo a cui non è seguita una produzione in serie. Infine, un Piaggio Boxer utilizzato nel film “C’è tempo” di Walter Veltroni. Fu scelto da Veltroni perché era uno dei simboli della sua giovinezza e durante le pause della lavorazione l’ha potuto riapprezzare con grande felicità. Negli anni ’70 il ciclomotore era il veicolo più diffuso tra gli adolescenti. Alcuni ciclomotori Piaggio sono impressi nella memoria collettiva. Il solo modello “Ciao” è stato prodotto in 3,5 milioni di esemplari! Il ciclomotore era il social degli anni ’70 e ’80.

Museo Ducati

Il museo si trova a Borgo Panigale, in uno stabilimento di 1.000 mq nella sede storica della Ducati. È stato presentato nel giugno 1998, per celebrare la prima edizione del World Ducati Week, anche se l’inaugurazione risale all’ottobre dello stesso anno.

L’ambiente nel quale è conservata la raccolta, che testimonia la storia dell’azienda di Borgo Panigale, fondata nel 1926 dai fratelli Ducati, è piuttosto particolare ed originale. È caratterizzato da un casco rosso centrale di grandi dimensioni, circondato da 33 motociclette disposte su una pista illuminata.

Livio Lodi, curatore del museo, ha suddiviso la carrellata storica in sette stanze tematiche multimediali, in cui le emozioni suscitate dalle gloriose motociclette sono rievocate da filmati d’epoca, cimeli ed accessori che ripercorrono a tutto tondo la storia della Ducati.

La prima stanza celebra il “Cucciolo”, il capostipite della collezione; immesso sul mercato italiano nel 1946 micromotore della Ducati che diventerà un gran successo popolare e fornirà un considerevole aiuto alla motorizzazione.

La seconda stanza accoglie le motociclette che decretarono il successo della Ducati in ambito sportivo. Si tratta delle Gran Sport, familiarmente soprannominate Marianne, progettate per prendere parte al Giro d’Italia e alla Milano-Taranto.

Nella terza stanza sono esposti gli esemplari monocilindrici e i bicilindrici paralleli trialberi.

I modelli di serie a “carter larghi” rappresentano il culmine della linea evolutiva dei monocilindrici Ducati. Questi modelli si sono imposti sul mercato sin dall’inizio grazie alla loro raffinatezza tecnica e alle prestazioni.

I motori Ducati con distribuzione a coppie coniche sono ospitati dalla quarta stanza. L’avvento della gamma di motori bicilindrici da 750 cm3, sviluppati sotto forma di prototipo con le moto Gran Prix 500 cm3, che gareggiarono nel 1971, ha consolidato la reputazione di Ducati come costruttore di motociclette di grossa cilindrata e ha apportato notevoli contributi di matrice tecnica, fino alla realizzazione del motore con trasmissione a cinghia, il Pantha, che è celebrato nella stanza cinque del museo.

La sesta stanza è dedicata alla partecipazione della Ducati al Campionato del Mondo di Superbike, una competizione che valse alla storica Casa numerose vittorie. Infine, la settima stanza espone una serie di motociclette che hanno partecipato al MotoGP, tra cui la Ducati Desmodieci, che si è conquistata un posto nel cuore dei vecchi e dei nuovi appassionati. Il Motomondiale ha rappresentato, dopo trent’anni di assenza, una sfida impegnativa, che però Ducati ha superato fabbricando una delle motociclette più potenti che abbiano mai percorso i circuiti di tutto il mondo.

Museo della Valle dell’Idice

Il Museo della Valle dell’Idice è collocato in una scuola elementare costruita nel 1922 e dismessa nei primi anni ottanta. Questo edificio, dopo un’importante ed impegnativa ristrutturazione, che ha permesso di conservarne l’originale stile neorinascimentale, è oggi la sede del Museo, inaugurato il 3 novembre 2001.

E’ sorretto per l’attività culturale ed amministrativa dalla Fondazione Cervellati. L’attività si è concretizzata grazie alla convergenza di pubblico, il Comune di Budrio e privato, la famiglia di Sante Cervellati. Già nella denominazione del Museo emerge l’attenzione per le risorse territoriali e per i protagonisti della sua storia, uomini che individualmente o con un lavoro di squadra, ne hanno determinato le principali innovazioni e trasformazioni.

Il percorso espositivo inizia con la sezione dedicata all’inventore della radio (e illustre bolognese) Guglielmo Marconi. L’esposizione prosegue poi con numerosi e rari cimeli prodotti dalla fabbrica Ducati dall’origine al 1973: poster pubblicitari, rasoi, videocamere, fotocamere, apparecchi radiofonici e altri piccoli elettrodomestici straordinariamente conservati. Fra questi, il primo prodotto Ducati in assoluto: un condenser del 1936. La sezione Ducati si sviluppa quindi nei prodotti più famosi associati al marchio bolognese: i motocicli. In evidenza, il Cucciolo: uno dei primi e più fortunati modelli della casa. La storia delle moto Ducati continua con l’incredibile avventura di Tartarini e Monetti, che nel 1957 e 1958 effettuarono il giro del mondo in sella a 2 moto Ducati 175, qui esposte. Oltre alle moto originali, il Museo consente anche la visione del film originale del viaggio. Ducati è anche scooter: dalla collezione Mengoli, numerosi veicoli di questa produzione poco conosciuta al grande pubblico. Recentemente è stata organizzata un’interessante mostra sul sistema desmodromico.

Collezione Mauro Calestrini

Pregevoli esemplari della Piaggio, molti pezzi unici.

La produzione Piaggio, dalle Vespe con esemplari vari in condizioni di conservazione esemplare. Dai motori marini, alla vettura Vespa ai mezzi di trasporto Ape e rimorchi. Raro sidecar per Vespa. Premi e coppe dei raduni e corse con Vespa.

Calestrini dal ’95 raccoglie tutta la documentazione Piaggio ed è stato Presidente del World Club Vespa. Ha un eccezionale archivio con documenti e foto con Caproni plurivincitore di gare con Vespa. Notevole l’Ape con le scritte Coca-Cola ultimo rimasto della produzione Piaggio.

Collezione Mario Sassi

Una visione ad un incrocio stradale è stata l’origini della passione di Mario Sassi per le motociclette Ducati. Appena sedicenne, dopo aver visto in un crocevia una Ducati 100 Sport, il giovane emiliano decide di destinare il suo primo stipendio (40.000 lire) all’acquisto di questa mitica motocicletta di Borgo Panigale. Non a caso questo moto è la prima esposta nel percorso della collezione che raccoglie alcuni dei più significativi prodotti della Ducati.

Non solo motociclette: pochi sanno infatti che all’inizio della sua storia l’azienda bolognese produceva rasoi, radio e condensatori. Solo con il “Cucciolo”, il motore ausiliario applicabile alle biciclette prodotto dopo la seconda guerra mondiale, la Ducati inizia la sua produzione motociclistica. Le cinquanta moto esposte nei locali di Mario Sassi raccontano questa storia, coprendo un arco temporale compreso tra il 1950 e i primi anni ’90.

Visitando l’esposizione l’appassionato incontra motocicli come la Ducati 200 Elite del 1958, la 250 Mach 1 del 1965 (in grado di superare i 160 km/h, la più veloce “duemezzo” del suo periodo), la 250 Scrambler del 1968 e la ricercatissima 750 Super Sport del 1974. La collezione si integra perfettamente con il Museo Ducati di Borgo Panigali, riservata quasi esclusivamente alle motociclette da competizione.

Collezione Righini

La collezione d’auto e moto Righini è conservata all’interno del Castello di Panzano a Castelfranco Emilia, in provincia di Modena, un tempo appartenuto al casato Malvasia.

Le antiche mura della struttura racchiudono la testimonianza della grande passione di Mario Righini per il recupero e il restauro di auto antiche, coltivata sin dalla giovinezza, allorché assistette alla demolizione degli automezzi requisiti dallo Stato. E così, mantenendo fede alla promessa di raccogliere il maggior numero di auto e moto d’epoca, Righini ha conservato la storia dei motori del nostro paese negli spazi del castello un tempo destinati agli ambienti di servizio.

La collezione composta da circa 350 esemplari, tra cui spiccano la Auto Avio Costruzioni 815 del 1940, la prima vettura costruita da Enzo Ferrari, quando ancora non esisteva la sua fabbrica, acquistata da Righini dal Museo di San Martino in Rio; l’Alfa Romeo 2300 8C, appartenuta al leggendario Tazio Nuvolari, che con essa vinse la Targa Florio nel 1933 e il Gran Premio di Monza; la singolare Fiat Chiribiri del 1912, che nell’aspetto ricorda un sigaro su quattro ruote, in grado di raggiungere velocità sorprendenti per l’epoca. Non mancano anche altri pezzi che rappresentano il meglio dell’automobilismo, come Ferrari, Mercedes Benz, Isotta Fraschini, Rolls Royce.

Ad accogliervi sarà Mario Righini in persona, che dimora proprio presso il castello.

Collezione Villa Italia

Riassunto delle moto costruite da Francesco Villa (e pilota Walter).

La storia delle motociclette da competizione della Francisco Villa, poi Moto Villa e concentrata in un museo a Concordia sulla Secchia in provincia di Modena.
L’associazione VillaItalia capitanata da Daniele Neri ha raccolto le moto da gara oltre ad altri modelli della carriera costruttiva ed agonistica di Walter e Francesco Villa. Si parte con le moto da pista 2T del 1968 condotte dai due fratelli nelle classi 125 e 250, oltre alla mono 4T, per finire nell’altra ala con tutte le moto da cross plurivincitrici nei campionati italiani e mondiali. Spesso le moto sono ancora nello stato in cui si trovavano alla fine dell’ultima gara. Altre sono state restaurate mantenendo la componentistica originale compreso alcune applicazioni sperimentali.

Museo Marco Simoncelli

Il Museo Marco Simoncelli nasce a Coriano (Rimini), paese natale del pilota romagnolo, nel dicembre del 2012, poco più di un anno dopo la sua scomparsa a causa di un gravissimo incidente in gara.
Si tratta di una galleria-museo che ripropone le imprese di uno dei più amati piloti di motociclismo, Marco Simoncelli (anche detto Sic, dalla contrazione che il suo nome subiva sui cartelloni esposti dai box durante le gare). La galleria narra la storia del campione e la sua vita fuori dalle corse. Nel museo si possono ammirare moto, caschi, tute e tutto ciò che gli apparteneva. Marco nasce a Cattolica il 20 gennaio 1987. Ha vissuto da sempre con la famiglia nella piccola località di Coriano in provincia di Rimini.
Fin da piccolo è appassionato di minimoto e nel 1999 ne diventa campione. Coltiva con gradualità e grinta la sua passione fino ai circuiti del motomondiale. Nel 2008 è campione del mondo della classe 250 cc. Nel 2010 entra a far parte della cilindrata madre, la MotoGP. Il 23 ottobre 2011, a soli 24 anni, durante il gran premio di Malesia, perde la vita a seguito di un gravissimo incidente. All’esterno del Museo, lì dove le colline di Romagna degradano dolcemente verso l’orizzonte del mare, c’è il monumento a Marco Simoncelli nella forma di una marmitta che ogni domenica incendia l’aria per 58 secondi: 58 secondi di gas, 58 secondi che riportano alla mente le gare, le staccate, le pieghe… insomma il campione romagnolo in sella alla sua moto. Molto fornito anche il punto vendita chiamato “Roba del SIC”, ovvero il negozio ufficiale che destina parte del ricavato alla Fondazione Marco Simoncelli.