Museo Trattori Porsche

La Fondazione d’Appiano ha realizzato una Struttura in legno, costruita a scopo museale nel territorio di Fucecchio, fedele a quello occupato a suo tempo dallo studio Porsche a Gumd, in Austria, durante la II Guerra Mondiale. Sono qui riuniti una trrentina di trattori Porsche raccolti da Giuseppe Beconcini, grande estimatore di queste macchine. Il Museo è gestito dalla Fondazione D’Appiano, costituita non a scopo di lucro, ma con la finalità di preservare e valorizzare questi autentici gioielli della meccanica, che rappresentano la produzione Porsche dal 1950 al 1963. Il proprietario di questa collezione ha iniziato a ricercare e studiare questi veicoli fin dal 2000. Tali veicoli sono stati prodotti in oltre 100.000 unità, ad 1-2-3-4 cilindri, tutti diesel tranne che un modello, il P312, particolare a benzina realizzato nel 1954 esclusivamente per le piantagioni di caffè in Brasile, realizzato in solo 220 esemplari. Due di questi esemplari, il n.14 e il n.200, sono stati recuperati personalmente in Brasile dopo una lunga ricerca.

Museo Etnografico 'Cascina Smiraglia'

L’evoluzione della meccanica in agricoltura

Nel contesto di un agriturismo situato ai piedi della Rocca di Cavour, cittadina ricca di storia e famosa per il nome del conte Camillo Benso e per lo statista Giovanni Giolitti, un’importante raccolta di attrezzature e mezzi agricoli testimonia le tecniche impiegate nella coltivazione della campagna piemontese dai primi del novecento sino agli anni settanta.

Il museo è organizzato in varie sezioni legate ai processi di lavorazione (aratura, semina, falciatura, trebbiatura e sgranatura, vinificazione, coltivazione del baco da seta, ecc…) e testimonia l’evoluzione della meccanizzazione in agricoltura, dai primi aratri a trazione animale sino all’introduzione dei trattori e delle trebbiatrici, corredata da una ricca documentazione di fotografie d’epoca, inoltre, a contorno della raccolta una collezione di trattori d’epoca, marchi italiani e stranioeri, conservati nel loro aspetto originario.

La visita è possibile previo appuntamento in ogni giorno della settimana, escluso il mercoledì.

Museo di Castel del Grano

Auto, moto, carrozze, trattori e mezzi a vapore
Candela (Foggia)

Percorrendo l’Autostrada A16 che da Napoli conduce all’Adriatico, all’altezza del casello di Candela, si scorge in posizione dominante la mole del Castel del Grano. Siamo nel settentrione della Puglia, la Puglia del grano per l’appunto, al crocevia con Campania e Basilicata. L’imponente complesso, oggi in via di completa ristrutturazione e valorizzazione turistica, ospita un’interessante collezione di auto e moto d’epoca aperta al pubblico, affiancata da una variegata raccolta di macchine a vapore, trattori, trebbie e attrezzature agricole testimoni dell’evoluzione meccanica della coltivazione del grano, grande tradizione dei luoghi. E ancora carri, carrozze e calessi per non dimenticare quando i cavalli a quattro zampe contavano più dei cavalli vapore. La storia inizia da nonno Raffaele, commerciante di cereali e da nonno Antonino, agricoltore. Un camioncino Fiat 509 del 1928 della collezione auto e alcuni carri agricoli esposti appartenevano proprio a loro. Persone che non gettavano nulla perchè per loro il consumismo non significava mordere le cose superficialmente e poi gettarle, stile usa e getta, bensì utilizzarle fino a totale consunzione continuando poi a tenerle in casa, interpretando così un’originale forma di collezionismo. Le tradizioni di famiglia sono state nel tempo seguite e tramandate a figli, nipoti e pronipoti. Il rinnovamento di Castel del Grano e la sua nuova missione espositiva testimoniano oggi l’amore del nipote Antonio De Vitto per il recupero e la conservazione delle cose del passato, in particolare la sua passione per le auto d’epoca di segmento medio e medio alto, destinate al loro tempo a un pubblico abbiente e conservate senza esibizionismo. La raccolta comprende automobili prodotte dagli inizi del secolo scorso fino agli anni Cinquanta. Marche inglesi, francesi, americane e naturalmente italiane, principalmente Fiat, dunque le assolute protagoniste della motorizzazione nazionale. Oggetti interessanti da vedere e divertenti per chi vorrà provarli in movimento nel circuito del Castello. Veicoli di marcata personalità, facilmente identificabili, disegnati con forme squisite e ben diversi dagli automezzi necessariamente omologati del trasporto di massa contemporaneo, dove la funzione è diventata prevalente sull’identità. Castel del Grano offre anche l’opportunità di una pausa ristoratrice in uno dei luoghi più gradevoli della Penisola, con ottimo cibo, alloggio confortevole e centro benessere.

Collezione Melotti

Trattori amici del riso

Giuseppe Melotti è titolare della riseria omonima nella campagna scaligera e ha dedicato la vita alla coltivazione dei campi. Dunque, conosce bene il prezioso contributo dei trattori per alleviare la fatica dei contadini e migliorare la produzione. Intorno ai sessant’anni ha deciso di testimoniare con una bella raccolta di trattori e varie macchine agricole la sua riconoscenza a questi preziosi mezzi che gli hanno permesso di imporsi sul mercato come uno dei migliori produttori italiani di riso vialone nano, tipologia molto apprezzata dai buongustai. In collezione si trovano una cinquantina fra Fiat, Landini, Fordson, OM, Moline Minneapolis e molti altri. Molti di loro hanno conquistato il prezioso riconoscimento ‘Targa Oro’ ASI. Se avrete la fortuna di visitare la Collezione Melotti accompagnati dal titolare, scoprirete molti aneddoti e si aprirà un sipario sul Novecento, quando il trattore era prezioso e pochi potevano permetterselo di acquistarlo. Iniziò così l’attività dei “contoterzisti” che, a chiamata, raggiungevano le varie fattorie su appuntamento, per operazioni diverse. “La trebbiatura”, ricorda Melotti, “era festa grande perché si mangiava bene e, finito il lavoro, si andava a fare il bagno nei fossati d’irrigazione dove l’acqua scorreva pulita e fresca perché non c’era l’inquinamento”.

Collezione macchine a vapore Davide Lorenzone

Imponenti e di produzione italiana e straniera

La collezione di macchine a vapore di Davide Lorenzone, ingegnere torinese e conservatore del Museo dell’Automobile di Torino, è iniziata nel 1999 e vanta oggi una quindicina di spettacolari esemplari. Da una sua ricerca risultano oggi esistenti in Italia circa 400 macchine a vapore per uso agricolo e industriale. Solo qui sono visibili la carrozza a vapore Trinci del 1879, primo esempio di veicolo civile ad uso privato e la locomobile Giovanni Romei di Siena “N. 2”, del 1912, ad oggi l’unico modello superstite (n. 83 di matricola), in grado di sviluppare una potenza di 5 cavalli vapore a 240 giri. Queste macchine nascevano per piccoli poderi o zone collinari, ma venivano utilizzate anche in officine, frantoi e mulini. Notevoli la Breda di Milano del 1904, la Marshall del 1893, importata da Riva Monneret dall’Inghilterra, usata in un’officina meccanica a Varese e la bolognese De Morsier del 1885 costruita per il Ministero della Guerra Italiano. In collezione anche l’inglese Clayton & Shuttleworth recuperata in Uruguay, ed un trattore convertibile inglese della Aveling & Porter tipo XAC del 1907, trasformato in rullo compressore nel 1910. Suggestiva anche la raccolta di rarissimi giocattoli a vapore di fine Ottocento, prodotti da Plank, Falk e Schoenner.

 

Collezione Tardioli

I mezzi che aiutano la terra a germogliare 

Vicino Assisi, terra di San Francesco e Santa Chiara, meta turistica rinomata nel mondo per la bellezza del territorio a forte vocazione agricola, la famiglia Tardioli gestisce dal 1955 nel comune di Bastia Umbra una nota struttura turistica, a pochi chilometri dalla terra del Santo patrono d’Italia, rimanendo tuttavia profondamente legata alle proprie radici agricole. Qui ha allestito una raccolta di macchine agricole storiche ed ogni anno realizza una rievocazione dei mestieri agricoli, dalla mietitura alla trebbiatura ed aratura, con la partecipazione di numerosi appassionati.

La collezione è composta da una cinquantina di mezzi, tutti restaurati, funzionanti e certificati ASI, tra cui trebbiatrici a fermo, locomobili a testacalda, trattori a petrolio, diesel dagli anni ’20 del Novecento fino ai primi anni ’70. Sono presenti vari esemplari del marchio OM, dal locomobile degli anni ’20 ai diesel  35 – 45- 50 – 513  degli anni ’50.

La serie dei mitici Landini a testacalda dal L 25 al SuperLandini, Fiat a petrolio e diesel, Fordson a petrolio che erano i trattori della famiglia Tardioli.

Collezione Ferracchiato

Il mondo delle macchine agricole

Una Collezione che rende omaggio al mondo dell’agricoltura con macchine ed attrezzature, trattori, trebbiatrici, biciclette, mietilega, falci, bilance, scure, aratri. Molti mezzi sono omologati Asi. Ogni oggetto è stato completamente restaurato dopo accurata ricerca e documentazione sulla sua funzionalità, le caratteristiche tecniche, i materiali di costruzione e il necessario inquadramento storico. Tra gli oggetti di maggior spicco c’è un Landini L35 monocilindrico a testacalda, pure del 1955, un motore Deutz Mah 914 e alcune bicilette del Novecento. I mezzi sono correttamente conservati e custoditi e provengono dall’attività agricola portata avanti con passione e da lunghi anni dalla famiglia Ferracchiato. In esposizione anche un trattorino da fornace Lugli Golia. Questo mezzo permise di sostituire il trasporto animale all’interno degli spazi stretti delle fornaci,  molto diffuse in Italia negli anni Cinquanta e Sessanta. Erano realizzati dalla ditta Lugli di Carpi, terra ricca di inventiva per fronteggiare le innumerevoli esigenze degli agricoltori che, all’epoca, rappresentavano la prima risorsa economica del Paese. Tant’è vero che qualche anno prima della seconda guerra mondiale la stessa Lugli si cimentò nella produzione di “carioche” utilizzando componenti di recupero e motorizzazioni Fiat.

Collezione Bugugnoli

La collezione Trattori Lucenti

Passione, dedizione, fatica e cuore sono stati i motori trainanti per Antonio Bugugnoli nel ridare vita a circa una trentina di pezzi unici, per la maggior parte cingolati, molti dei quali di elevata potenza e notevoli dimensioni. Ex-agricoltore, il fondatore di questa originale Collezione ha eseguito da solo tutti i restauri. Il marchio che spicca è il milanese Vender (poi acquisito dalla Allis-Chalmers). Fra i cingolati presenti anche mezzi della International Harvester e un David Brown, nome ben noto agli appassionati di automobilismo. Nel 1947, dopo essere stato un leader nella costruzione di trattori, sir Brown acquistò la Aston Martin e la Lagonda.  Nella Collezione Trattori Lucenti presenti anche Fiat, Lamborghini, Landini, Fordson e Balilla. In esposizione anche Motomeccanica oltre ad un’interessante trebbia della Imas, una mietilega Laverda ML 5 BR e un carioca Balilla. La “Carioca” fu il mezzo agricolo che aiutò molti contadini. Utilizzavano motori di auto, moto o camion ed alleviavano la dura fatica dei campi. Le statistiche dell’associazione Utenti Macchine Agricole, l’ente preposto a distribuire il carburante a prezzo agevolato, certificò che nel 1947 le Carioche erano 6959 in tutto il Paese.

Collezione OTO Melara

Durante la Seconda Guerra Mondiale all’ingegner Camillo Corradi, in forze all’acciaieria bellica OTO Melara (dove OTO sta per Odero, Terni, Orlando, le tre più grandi acciaierie d’Italia) di La Spezia, venne in mente di progettare un trattore agricolo da vendere per alleviare le fatiche nei campi una volta ristabilita la pace. Nasceranno così i trattori – la maggior parte inconfondibili nella loro livrea rossa che tende all’arancio – OTO Melara, raffinatissimi e proprio per questo costosi e poco considerati dal mercato, tanto che calcheranno la scena per poco più di undici anni, tra il 1950 e il 1961. Chi invece li considera fin dall’inizio è la famiglia Benatti che ne acquisterà molti per la loro attività di conto terzi tanto che oggi, Rino Benatti, ha tramandato e sviluppato una passione che è cominciata con suo nonno: ha infatti l’unica e più completa collezione al mondo di trattori OTO, vantando un esemplare per ogni singolo modello prodotto, dai primi C18 (il numero indicherà sempre i cavalli motore) fino ai cavalli di battaglia C25, dai bicilindrici C40 e C45 fino ai più rari C20 e C30, tutti caratterizzati dalla particolarità di poter essere equipaggiati con tre ruote (una frontale), 4 ruote con le frontali gemellate o 4 ruote normali (alcuni anche cingolati). Questa straordinaria collezione si trova a Barco di Bibbiano (RE) ai piedi della collina reggiana.

Centro Storico Fiat

Inaugurato nel 1963, il Centro Storico Fiat ha sede a Torino, in un edificio liberty che fu il primo ampliamento (1907) delle officine di corso Dante dove nacque l’azienda.

Fin dall’inizio è stato teatro di momenti importanti nella storia di Fiat: il primo risale al 4 maggio 1966 quando, nel salone centrale, Vittorio Valletta, una delle figure chiave nella storia ultracentenaria dell’azienda fondata dal Senatore Giovanni Agnelli, firmò l’accordo con l’URSS che portò alla costruzione di Togliattigrad.

Ora il Centro Storico ospita una collezione di automobili, cimeli, modellini e manifesti pubblicitari di artisti che copre l’intera storia dell’azienda. Dalla prima vettura, la 3½ Hp, all’impressionante “Mefistofele”, che nel 1924 batté il record mondiale assoluto di velocità. E poi ci sono il primo trattore, il Fiat 702 del 1919; l’autocarro 18BL, che motorizzò le truppe italiane nella prima guerra mondiale, la Littorina, protagonista del trasporto ferroviario a partire dagli anni Trenta e l’affascinante caccia G91, il velivolo disegnato da Giuseppe Gabrielli e poi adottato dalla NATO.

Il percorso di visita, in cui è possibile imbattersi in motori per navi, biciclette, frigoriferi e lavatrici “targati” Fiat, si snoda attraverso la ricostruzione di alcuni stabilimenti simbolo della storia aziendale e dei cambiamenti nel modo di lavorare.

Nello stesso edificio è presente anche l’archivio aziendale, consultabile su appuntamento: più di 5.000 m.l. di documenti cartacei, 300.000 disegni tecnici, 5.000 tra volumi e riviste di automobilismo e storia industriale, più di 6 milioni di immagini (stampe, diacolor, lastre e negativi), 200 ore di filmati storici. Di particolare interesse il fondo del progettista Ing.Dante Giacosa, il “papà” delle utilitarie – la Topolino, la 600, la 500 – che hanno motorizzato l’Italia.