Fondazione Macaluso

La grinta delle sportive

La Collezione Gino Macaluso è composta da vetture sportive e da Gran Turismo ed è unica al mondo per l’originalità dei suoi esemplari vittoriosi in molte gare. Costituita da Gino Macaluso, già navigatore di rally e vincitore nel 1972 del Campionato Europeo Rally. È considerata una delle più significative collezioni al mondo di auto dedicate a questo tipo di competizioni e ricostruisce un racconto della storia delle gare che si sono svolte tra gli anni ‘60 e ‘90 del Novecento entrate nella storia per le sfide leggendarie tra i piloti, per l’innovazione tecnologica portata dalle case costruttrici e per l’enorme successo di pubblico. La collezione comprende anche auto da pista, di F1 e Classic dagli anni ‘50 ai 2000. Molte di esse hanno preso parte a numerosi eventi nazionali e internazionali e sono state esposte al Museo dell’Automobile di Torino, al Louwman Museum, al Museo di Magny-Cours, ai Musei Ferrari, diventando un punto di riferimento per studiosi, collezionisti e appassionati. La Fondazione intitolata a Gino Macaluso è nata nel 2018 ed organizza, promuove e partecipa a manifestazioni, esposizioni ed eventi dinamici rivolgendosi in particolare ai giovani, organizzando visite con scuole e università, seminari, convegni, laboratori sull’automobile storica e i suoi protagonisti.

Centro Storico Fiat

É ora il Museo Nazionale dell’Automobile a gestire la riapertura e il programma di eventi e attività volte a rilanciare un luogo fondamentale per la storia dell’automobilismo e della Città di Torino, con l’obiettivo di restituire alla collettività il patrimonio che conserva.

Inaugurato nel 1963, il Centro Storico Fiat ha sede a Torino, in un edificio liberty che fu il primo ampliamento (1907) delle officine di corso Dante dove nacque l’azienda.

Fin dall’inizio è stato teatro di momenti importanti nella storia di Fiat: il primo risale al 4 maggio 1966 quando, nel salone centrale, Vittorio Valletta, una delle figure chiave nella storia ultracentenaria dell’azienda fondata dal Senatore Giovanni Agnelli, firmò l’accordo con l’URSS che portò alla costruzione di Togliattigrad.

Ora il Centro Storico ospita una collezione di automobili, cimeli, modellini e manifesti pubblicitari di artisti che copre l’intera storia dell’azienda. Dalla prima vettura, la 3½ Hp, all’impressionante “Mefistofele”, che nel 1924 batté il record mondiale assoluto di velocità. E poi ci sono il primo trattore, il Fiat 702 del 1919; l’autocarro 18BL, che motorizzò le truppe italiane nella prima guerra mondiale, la Littorina, protagonista del trasporto ferroviario a partire dagli anni Trenta e l’affascinante caccia G91, il velivolo disegnato da Giuseppe Gabrielli e poi adottato dalla NATO.

Il percorso di visita, in cui è possibile imbattersi in motori per navi, biciclette, frigoriferi e lavatrici “targati” Fiat, si snoda attraverso la ricostruzione di alcuni stabilimenti simbolo della storia aziendale e dei cambiamenti nel modo di lavorare.

Nello stesso edificio è presente anche l’archivio aziendale, consultabile su appuntamento: più di 5.000 m.l. di documenti cartacei, 300.000 disegni tecnici, 5.000 tra volumi e riviste di automobilismo e storia industriale, più di 6 milioni di immagini (stampe, diacolor, lastre e negativi), 200 ore di filmati storici. Di particolare interesse il fondo del progettista Ing.Dante Giacosa, il “papà” delle utilitarie – la Topolino, la 600, la 500 – che hanno motorizzato l’Italia.

Orari di apertura: dal martedì alla domenica, dalle 10 alle 19. Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura.

Museo Nazionale dell’Automobile

Il Museo Nazionale dell’Automobile di Torino è stato inaugurato il 19 marzo del 2011. Il suo aspetto, contemporaneo e avveniristico, è stato ideato e progettato dall’architetto Cino Zucchi e l’innovativo spazio espositivo è stato firmato dallo scenografo François Confino. L’investimento complessivo del Museo è stato di 33 milioni di euro, di cui 22 milioni destinati alla ristrutturazione dell’edificio e 11 milioni agli allestimenti interni. Gli spazi, quasi raddoppiati nel 2011, sono passati dagli 11.000 mq della struttura originale agli oltre 19.000 mq di quella attuale, raccontano la storia dell’automobile insieme alla storia di una cultura e di una società attraverso un percorso unico al mondo per linguaggio e per patrimonio.

Un nuovo sistema multimediale e interattivo unico al mondo per livello di approfondimento, 32 Ipad fissi all’ingresso di ciascuna sezione e a disposizione dei visitatori, QRcode su tutte le automobili e i pannelli di sezione, 20 nuovi video, 3 nuove vetture, una serie di completamenti scenografici lungo tutto il percorso espositivo, uno spazio interamente dedicato al design, il grande garage finalmente visitabile (su prenotazione) e un’officina che accoglierà la Scuola di Restauro: sono solo alcune delle tantissime novità che da settembre 2014 hanno completato il progetto di ristrutturazione del Museo Nazionale dell’Automobile di Torino “Avv.Giovanni Agnelli” avviato dieci anni fa, nel 2004.

Ad essere protagoniste sono le nuove tecnologie digitali che funzionano grazie all’istallazione di una nuova rete Wi-Fi per incrementare le possibilità interattive e sviluppare la comunicazione multimediale all’interno dell’intero percorso museale. Sarà possibile per i visitatori scoprire il vastissimo patrimonio di informazioni e dati raccolti dal Museo: approfondimenti storici, immagini d’archivio, schede tecniche sulle vetture e sui carrozzieri saranno consultabili attraverso tablet e smartphone personali, totem multimediali o Ipad in affitto.

Un vero e proprio Albero della Conoscenza costituito da un tronco – le 30 sezioni più l’Open Garage che compongono l’itinerario di visita ciascuna delle quali è descritta da un pannello introduttivo – dai rami – le storie collegate alle vetture esposte in ciascuna sezione – e dalle foglie – approfondimenti sempre più accurati e moltiplicabili. L’albero cresce se alimentato dalla partecipazione e dal contributo dei visitatori.

Questo sistema, concepito per essere in progress, è in grado di monitorare le preferenze dei visitatori o trasformare le carenze da loro riscontrate in suggerimenti e spunti. In questo modo il Museo raccoglierà i desiderata degli utenti, in modo da poter valutare punti di forza e debolezze sia del percorso espositivo che del sistema interattivo di informazione ed approfondimento.

Il design è il cuore pulsante del Museo, lo spazio che racconta la creatività all’opera, l’idea che diventa sostanza grazie all’applicazione e al lavoro di squadra. Il piano terra è stato completamente riallestito con spettacolari scenografie finalizzate a promuovere una più ampia conoscenza del car design, della sua evoluzione storica, degli uomini che ne hanno determinato i cambiamenti  e gli orientamenti presenti e futuri.

L’Onda del car design è strutturata come una time-line che racconta, periodo per periodo, la storia della motorizzazione, dell’industria, della società e della cultura automobilistica: in ogni periodo si inseriscono i nomi dei più grandi car designers, con una breve biografia che ne racconta la carriera. Un percorso professionale che viene rappresentato anche graficamente da una linea. Talvolta la linea finisce insieme alla carriera, in altri casi dà origine a una tradizione di famiglia. In ogni caso ogni personaggio lascia una propria impronta ed un proprio contributo alla formazione della grande onda del car design.

Nella sezione troviamo anche le interviste a 14 protagonisti del car design a cui il museo ha posto 14 domande: le stesse domande per tutti, 14 punti di vista differenti che ci permettono di mettere a confronto (nello schermo interattivo sottostante l’istallazione) carriere, profili e percorsi. Nel medesimo spazio, due nuove vetrine si aggiungono alle precedenti, dedicate a Lorenzo Ramaciotti – Head of Design di FCA – e a Roberto Giolito – Direttore Stile Fiat.

L’open garage ospita le vetture della collezione che non trovano posto nel percorso. Uno spazio vivo dove le vetture possono essere mantenute, restaurate e conservate, oltre che osservate e studiate. Visitabile su prenotazione, il garage del Mauto accoglierà l’officina e la scuola di restauro, grazie alla quale si potranno coinvolgere operativamente professionisti del settore delle auto d’epoca, artigiani ed esperti che affiancheranno giovani allievi così da promuovere un passaggio intergenerazionale delle competenze e si darà l’opportunità, grazie alla rete di collaborazioni che il museo sta intessendo sia a livello nazionale che internazionale, di far conoscere e di valorizzare l’immenso bacino di talenti, l’estro creativo, l’artigianalità e le capacità imprenditoriali esistenti a Torino e in Piemonte.

Stellantis Heritage HUB

I prestigiosi marchi italiani

I locali dell’ex Officina 81 di Via Plava a Torino, uno degli storici impianti di produzione meccanica Fiat all’interno dello stabilimento di Mirafiori, ospitano dal 2019 Heritage Hub, lo spazio polifunzionale dove ha sede il dipartimento Heritage di Stellantis, incaricato della valorizzazione dei marchi Alfa Romeo, Fiat, Lancia e Abarth.
All’interno di Heritage Hub trovano spazio tutti i servizi e i prodotti firmati da Heritage, oltre agli uffici del personale. Gli oltre 15.000 m² di superficie ospitano ed espongono trecento veicoli che raccontano la storia dello stabilimento di Mirafiori e dei marchi Fiat, Lancia e Abarth. Tra queste, sessantaquattro esemplari sono i protagonisti delle otto aree tematiche “trasversali” ciascuna delle quali ospita vetture di marchi ed epoche diverse che animano lo spazio espositivo di Heritage Hub: Small and safe – Style marks – Epic journeys – The rally era – Eco and sustainable – Archistars – Concepts and “fuoriserie” – Records and races -. Heritage HUB conserva inoltre circa cinquanta vetture Alfa Romeo e Jeep, una selezione di importanti motori automobilistici e aeronautici, sperimentali e di produzione ed auto d’epoca Fiat della collezione storica dell’Arma dei Carabinieri.
Stellantis Heritage Hub è uno spazio fluido e creativo ospitato in un edificio evocativo ed evoluto, dove interazione e connettività restituiscono uno sguardo attuale alla storia gloriosa di Fiat, Lancia e Abarth, i marchi più strettamente legati al territorio torinese, oltre alla milanese Alfa Romeo. L’ambiente ha mantenuto il suo fascino industriale. Pareti, pavimenti e il reticolo di pilastri sono stati restaurati con i colori e i materiali originali – diventando uno spazio polifunzionale fluido e creativo, moderno e stimolante, dove esprimere al meglio la missione di FCA Heritage: tutela, divulgazione e promozione del patrimonio storico dei marchi italiani di FCA.
Alzando lo sguardo si può ammirare la mostra sospesa sulla storia di Mirafiori, un percorso di pannelli fotografici e testuali che racconta le vicende più significative dello stabilimento attraverso una fruizione coinvolgente e intuitiva. La collezione è in fase di continuo arricchimento. Ne è un esempio l’esemplare della Fiat Nuova 500 elettrica presentato nel 2020 al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nei giardini del Palazzo del Quirinale e alcune Jeep, marchio un tempo di FCA e oggi di Stellantis.

 

Museo Orsi

Il Museo delle Macchine Agricole Orsi è ospitato in una parte di quegli stessi capannoni (ex torneria), opportunamente adattati e ristrutturati (grazie anche all’approvazione del Comune di Tortona e ai contributi della Comunità Europea), che furono le officine dell’azienda, in via Emilia . L’idea del museo è stata fortemente voluta dall’Associazione di ex operai Orsi, presieduta da Luigi, fratello dello scomparso Giuseppe.
L’area espositiva coprirà una superficie di 1800 mq, cui si aggiungeranno 500 mq. tra uffici, reception, centro di documentazione, magazzino e servizi tecnici. Qui trova posto l’esposizione dei pezzi più interessanti – alcuni anche unici – delle preziose collezioni Orsi e Berri. L’esposizione iniziale prevede 22 esemplari tra trattrici, locomobile, pressaforaggi, trebbiatrici, mietitrebbia, che documenteranno tutta la produzione della ditta Orsi dalle sue origini – primi del ‘900- alla fine degli anni ’50. La collezione comprende pezzi molto interessanti delle preziose collezioni Orsi e Berri, come il primo trattore «testa calda» della Orsi: si tratta di un esemplare unico del 1927, che è stato realizzato dal progetto della tesi di laurea al Politecnico di Torino dell’ingegner Luigi, padre di Roberto Giuseppe.

Bottega delle vecchie moto

Una passione per la moto che ha caratterizzato una vita intera. Michelangelo Pochettino, conosciuto da tutti con il nome “Puki”, è sicuramente uno dei personaggi più significativi nel settore dei motocicli d’epoca. Ex pilota di motocross poi diventato distributore delle Montesa e importatore delle CZ, ha messo insieme nel tempo una delle collezioni più belle ed eterogenee esistenti in Italia.
Nella sua “carriera” nel settore motociclistico ha fatto anche il costruttore. Un impegno che l’ha portato a realizzare ottimi prodotti. Moto di nicchia per intenditori, come quella da lui assemblata nel 1968 con telaio della tedesca Wabeha e motore 250 della spagnola Montesa. Un mezzo che “Puki” ritiene essere uno dei migliori per via del corretto posizionamento delle pedane e l’ottima distribuzione dei pesi.
Ma a stupire il visitatore è la collezione delle moto da competizioni realizzate dal 1945 al 1970: Mondial, Ducati e Parilla sono i “pezzi forti” di questa straordinaria raccolta.

Museo Autoclub Storico Pesaro "Dorino Serafini"

Alcuni Club ASI hanno particolarmente a cuore la tutela storica delle loro tradizioni sportive. Fra questi, il Club ASP Dorino Serafini di Pesaro che ha trasformato la sua sede in un museo fotografico con splendidi scatti in bianconero e molti cimeli e trofei del campione marchigiano. La storia di questo piccolo ma significativo museo inizia da lontano. Alla fine degli anni 90 Dorino Serafini (1909-2000) aveva affidato in comodato d’uso tutti i suoi trofei al Museo Morbidelli. Dopo la chiusura del Museo, mentre i trofei venivano messi all’asta da Bonham’s, il Club Auto Storiche Pesaro “Dorino Serafini”, con una paziente opera di mediazione, riusciva a bloccare la vendita ed a ricevere in custodia tutto il materiale dagli eredi Serafini. A dicembre 2019 il Club ha organizzato una mostra a Pesaro presso la sala Laurana del Palazzo della Prefettura di Pesaro ed Urbino per fare conoscere alla città i trofei conquistati dal prestigioso cittadino pesarese. Nel novembre 2021 è cambiato il consiglio direttivo del club che ha puntato da subito ad avere una nuova sede del Club pensando di adibirla a museo con cimeli, foto, libri e tutto quello che è stata la vita del campione Dorino Serafini, iniziata negli anni ’30 mietendo successi con le due ruote. Serafini conta nel suo palmares motociclistico due titoli italiani, 1933 con la MM.175 cc e nel 1936 con la Bianchi 500cc. Il trofeo più prestigioso arriva nel 1939, quando il pesarese si aggiudica il titolo europeo (equivalente del Mondiale di oggi) con la Gilera 500 cc. 4 cilindri. Terminato il cruento secondo conflitto mondiale, Serafini ritorna in pista con le auto. Cisitalia, Frazer Nash, Osca MT 4 e Maserati 4CLT, sono i vari marchi che portano alle prime prestigiose affermazioni, che consentono all’asso pesarese di entrare come pilota ufficiale nella Scuderia Ferrari, affiancando Alberto Ascari e Gigi Villoresi. Arrivano prestigiose vittorie e piazzamenti nelle gare più importanti dall’Europa al Sud America, come il secondo posto nella Mille Miglia del 1950. Nell’edizione 1951 della “Corsa più bella del mondo” Serafini parte da Brescia con i pronostici che lo vedono tra i favoriti per il successo finale. Purtroppo un terribile incidente, lo costringe ad abbandonare definitivamente le corse.

Alcune foto sono state concesse gentilmente dall’archivio del giornalista storico Franco Andreatini

Museo Morbidelli

Scrivere la storia di questo museo equivale a raccontare la storia di una vita spesa per i motori e le motociclette, quella di Giancarlo Morbidelli, a cui si deve la paternità della raccolta.

Non è semplice definire quest’uomo: collezionista di motociclette storiche, costruttore di moto da GP, ideatore e realizzatore di motori plurifunzionali per motociclette? Forse questo marchigiano è tutto questo insieme, ma ciò che è certo è che fu così abile da eccellere in qualunque attività a cui si dedicò e la conferma delle sue grandi capacità e della sua passione per le due ruote, è la realizzazione del museo, che si è meritato il titolo di più bel museo di motociclette storiche in Europa, dall’esperto Augusto Farneti.

La raccolta, ospitata nel suo vecchio stabilimento e inaugurata nel 2000, consente di ripercorrere l’evoluzione tecnica della motocicletta, come è possibile in poche altre strutture al mondo. Ma vediamo nel dettaglio quali elementi rendono questo museo uno dei primi al mondo.

Innanzi tutto, il modo in cui è ordinata la collezione permette al visitatore un approccio molteplice ed agevole grazie alla razionalità con cui sono state sistemate le motociclette, che insieme alla “classificazione” per epoche dei mezzi contribuisce a rendere piacevole la visita. Inoltre tutto è studiato per funzionare alla perfezione, luce, spazio, descrizione tecnica dei mezzi.

L’osservazione degli storici esemplari è facilitata sia dalla posizione rialzata, sia dall’ampio spazio che distanzia le pedane e da una speciale pellicola a specchio sui pavimenti, che permette di guardare anche la parte inferiore.

Il percorso è introdotto da un cartello che riporta le indicazioni relative al periodo di produzione delle motociclette esposte. Si comincia dai primi anni del secolo scorso con una motocicletta bicilindrica della Casa Svizzera Moto Reve del 1906 e una Stucchi sempre bicilindrica del 1915, che costituiscono solo un piccolo assaggio, perché sono più di 250 i modelli su cui posare gli occhi.

La parte del museo che più racchiude tutta la passione e la dedizione del suo proprietario per il motociclismo, è quella nella quale sono raccolte le motociclette che hanno partecipato al Campionato del Mondo, dalla tranquilla 50 cm3 alla potente 500 cm3, che riassumono lo sviluppo di questa piccola Casa, che è riuscita ad imporsi anche sulla concorrenza giapponese.

Museo della bici di Pesaro

Pesaro vanta la “Bicipolitana”: 100 chilometri di piste ciclabili, un progetto nato nel 2005 che ha fatto scuola in Europa. Da questa realtà è nato il Museo della Bicicletta, voluto dall’Amministrazione Comunale guidata dal sindaco Matteo Ricci insieme a Daniele Vimini vicesindaco e assessore alla Bellezza e Mila Della Dora assessore alla Rapidità. Curato da Dario Corsi, il museo è stato inaugurato lo scorso 11 giugno da Valentina Vezzali, Sottosegretario con delega allo Sport.

Il Museo della Bicicletta racconta, con 40 bici da corsa, le gesta di ciclisti entrati nell’immaginario collettivo. Il progetto prevede che in futuro il museo accoglierà motociclette straordinarie tra cui la collezione Morbidelli, recentemente salvata dall’ASI e provvisoriamente collocata presso il Museo Benelli.

Attualmente il settore principale è dedicato alla storia del Giro d’Italia. Le didascalie in rosa ci ricordano i momenti salienti dell’epica competizione ciclistica mentre scorriamo con lo sguardo le varie biciclette che ci raccontano l’evoluzione dei modelli da corsa.

La “maglia rosa” autografata da Marco Pantani ed una bellissima scultura in bronzo di Fausto Coppi vanno a toccare punti nevralgici della nostra emotività. Due campioni italiani tra i più amati di sempre. La documentazione fotografica e le immagini in movimento ci fanno immergere nel clima del “giro”, quando l’Italia si fermava e soffriva vicino alla radio o davanti al televisore.

Il ciclismo è un fenomeno sociale che ha attraversato la storia d’Italia degli ultimi due secoli. Secondo alcuni potrebbe perfino aver scongiurato una “guerra civile”. Il 14 luglio 1948 ci fu l’attentato a Palmiro Togliatti. Era in corso il Tour de France ed il Presidente del Consiglio, Alcide De Gasperi, telefonò a Gino Bartali chiedendogli di vincere il tour per scongiurare una sommossa popolare. Il giorno dopo Bartali dominò la tappa e alla fine, dopo aver recuperato più di 20 minuti all’idolo di casa Bobet, il 25 luglio trionfò a Parigi.

Ingresso gratuito.

 

Museo “Vite da Vespa”

Collezione privata “Vite da vespa” ospitata nel Museo Civico di Palazzo Cento

IL MITICO SCOOTER IN UN MUSEO UNICO

Smessi i panni di bomber di razza, Marco Romiti ha indossato quelli del collezionista e ha creato l’antro delle meraviglie nella cantina di un antico palazzo del centro storico di Pollenza.

Stupendi tutti e tre: il centro storico, il palazzo e l’antro delle meraviglie che altro non è che il museo della Vespa, il famoso scooter della Piaggio. Il museo comprende un archivio storico sulla Piaggio e sul prodotto più noto del gruppo di Pontedera: la Vespa.

Ci sono ovviamente tanti modelli in esposizione: tra i più rari la 98 cc prima serie del 1946, la Vespa Sei giorni (1951), Acma militare, la Vespa 400 (unica vettura prodotta dalla Piaggio).

L’unicità del museo di Romiti, tuttavia, deriva dalla raccolta di materiale del Vespa Club d’Italia e di tutto il materiale che lega la Vespa al cinema. Raccolti, così, fotografie, coppe, trofei, placche delle manifestazioni che raccontano la storia del nostro paese, ma anche locandine cinematografiche e calendari, rarissimi 8 mm sui raduni, gli oggetti che testimoniano come il merchandising non sia un’invenzione di adesso, persino i giochi dei bambini comunque legati all’immaginazione dello scooter.

Il collezionista, nel 1982 insieme alla moglie Mariella, ha iniziato a raccogliere il materiale acquistando la prima Vespa venduta nella Provincia di Macerata, una delle prime in assoluto in Italia stante il numero di telaio. Partire con un pezzo importante è stata una fortuna perché la passione è subito divampata, poi gradualmente hanno messo assieme tutto il materiale focalizzando l’attenzione sulle attività dei Vespa club d’Italia.

Il Vespa club è stato il club di marca con più iscritti del mondo e ha svolto un ruolo fondamentale nell’affermarsi del marchio. Uno dei più attivi, spinto dalla passione del conte Leopardi, era quello di Ancona ma tutti si prodigavano nella realizzazione delle imprese più stravaganti ma soprattutto, attorno al proprio oggetto d’amore, costruivano amicizie e rapporti a durare e a non lasciarsi intaccare dalle differenze. Ancora adesso, il Club ufficialmente si è sciolto negli anni settanta, è stata trovata in loro amicizia e cordialità tanto che molti hanno dato il materiale a titolo gratuito per il piacere di vedere crescere il museo.

La Vespa come religione: sono tanti gli aneddoti che il collezionista conosce. Nel 1952 i vespisti promisero di marciare tutti assieme allorquando Trieste sarebbe tornata italiana: e la promessa fu mantenuta nel 1954 (è esposta la placchetta che ricorda l’avvenimento). Nel 1957 oltre 500 donne facevano parte del Club ragazze in Vespa: segno di emancipazione in un mondo che stava cambiando ma che consentiva loro di votare da pochi anni. E così via, la storia della Vespa è legata al nostro tempo in maniera strettissima: basta guardare i calendari e le illustrazioni (e, per certi versi, la pubblicità) sui giornali dell’epoca.

Romiti, ora, oltre alla soddisfazione per il risultato conseguito, ha un rammarico: che tantissimo materiale stia prendendo la strada per l’Oriente dove la Vespa è un vero e proprio culto.

Si disperde così un patrimonio che difficilmente potrà essere riacquisito.

Il museo è aperto il sabato e la domenica nel periodo estivo. Comunque la prenotazione è consigliata, in ogni periodo, dell’anno chiamando direttamente il Servizio Cultura e Turismo del Comune (tel. 0733/548705).

Sulla Vespa, sul suo successo, sulla importanza che ha avuto nella costruzione di un immaginario collettivo nel nostro paese, sono stati scritti talmente tanti volumi da rendere improvvido il tentare di parlarne in poche righe. All’uscita del museo di Romiti, però, resta una sensazione che la Vespa trasmette: la libertà di progettare e costruire un futuro dove l’individuo ha come limite la propria fantasia. Forza Vespa, allora, abbiamo ancora tanti chilometri da fare.