Museo Vigili del Fuoco di Milano

L’evoluzione delle tecniche e dei mezzi di soccorso

Il Museo Storico dei Vigili del Fuoco di Milano può essere considerato un percorso per conoscere da vicino la storia del 52° Corpo dei Vigili del Fuoco di Milano. L’attuale esposizione è lo sviluppo finale di una paziente raccolta e del ripristino, attraverso il restauro, di mezzi e di vecchie attrezzature di soccorso portata avanti nel tempo da personale appartenente al Comando e all’Associazione Nazionale Vigili del Fuoco, sezione di Milano. Ideato nel 1912, in occasione del Centenario di fondazione del Corpo Comunale, trovò la sua collocazione ideale all’inizio degli anni Sessanta, quando vennero destinati al Museo gli spazi al piano interrato del nuovo Comando Provinciale di via Messina. Dopo un rinnovamento, la nuova galleria storica venne inaugurata il 4 dicembre 1998. Oggi il museo offre, agli appassionati di vetture d’epoca, la possibilità di ammirare autentici gioielli rosso fuoco, dalle splendide pompe a vapore montate su carri per traino a cavalli a rare autopompe, tra cui un esemplare unico di “Isotta Fraschini” del 1929 dotata di pompa antincendio e una “15 Ter” del 1916 perfettamente marcianti. Il museo è visitabile previo appuntamento compilando la richiesta nell’apposita sezione nel sito dell’Associazione Nazionale Vigili del Fuoco Sez. di Milano.

Gruppo Storico Vigili del Fuoco

Auto, camion sidecar e biciclette
Prato

Questa Collezione germoglia dalla passione di Enrico Capecchi che assolve il servizio militare nel corpo dell’Aeronautica, addetto al servizio anti-incendi. Acquista una Guzzi 500 Alce sidecar del 1942 dei pompieri e poi si allarga ad altri mezzi di soccorso come camioncino Fiat 508 del 1939, pure appartenuto ai Vigili del Fuoco. Dopo il 50° anniversario del Corpo Nazionale Vigili del Fuoco festeggiato nel 1991, il Gruppo approfondisce le ricerche e acquisisce un’ autopompa Fiat 1931, una Gilera sidecar del 1937, un’autopompa Fiat 503 del 1926, una Fiat 508C grigioverde del 1938 addetta agli ufficiali del Comando Vigili del Fuoco, un’autopompa Fiat 650 del 1966 che prestò servizio nel distaccamento di Longarone, poco distante dal Vajont. A questi e ad altri mezzi sono stati affiancati un camion militare Dodge recuperato nei campi Arar e poi destinato ai pompieri e da questi ceduti al Gruppo Storico di Prato. In esposizione anche varie biciclette con le quali venivano trasportate le manichette per spegnere gli incendi. Le bici erano fabbricate dall’inglese BSA, la stessa che fabbricava motociclette. In collezione anche molte uniformi. La stretta collaborazione con i comandi dei Vigili del Fuoco di varie città d’Italia permette a questo dinamico gruppo di organizzare rievocazioni storiche che riscuotono sempre la simpatia del pubblico.

MUSEO STORICO ITALIANO DELLA GUERRA

Più di 50 fra autoveicoli, mezzi blindati, aerei, moto, biciclette, e grandi modelli navali, formano la collezione di mezzi militari del XX secolo del Museo Storico Italiano della Guerra.

Alcuni di essi sono collocati nelle sale espositive del castello di Rovereto come il biplano Nieuport-Macchi Ni. 10 del Regio Esercito oppure la berlina di servizio del parco carrozze della Reggia Imperiale austro-ungarica di Schönbrunn.

La parte più consistente è però conservata nei depositi ed è composta da veicoli a motore utilizzati da vari eserciti durante la Seconda guerra mondiale; fra questi ricordiamo l’Autocarro Chrevolet WB30 del Long Range Desert Group britannico e il carro armato italiano Fiat- Ansaldo M15/42. Questi mezzi sono visionabili da studiosi o ricercatori su appuntamento.

Della collezione fanno parte non solo mezzi a motore ma anche biciclette, come la famosa Bianchi mod. 1912 impiegata dai bersaglieri durante la Grande Guerra; slitte, come la Toboga americana che equipaggiava al 10a Divisione da Montagna USA fra il 1941 e il 1945 sul fronte italiano, e foto-elettriche come la 100 cm M.15 Scheinwerfer austro-ungarica che si affaccia sul cortile del castello.

Un singolare quanto interessante nucleo, infine, è composto da alcuni grandi modelli di corazzate che possono navigare in quanto fornite di motore e timone navigabile. Le riproduzioni in grande scala, del tutto fedeli all’originale, riproducono solo navi da battaglia affondate come l’ammiraglia della flotta austro-ungarica Viribus Unitis e la supercorazzata della marina nipponica Yamato che rappresenta, con i suoi 14 metri di lunghezza, il modello più grande.

Museo del Piave "Vincenzo Colognese"

Presentare questo Museo non è cosa semplice, anche il visitatore più accorto potrebbe, di primo acchito, non comprendere il criterio seguito dall’Associazione Museo del Piave “Vincenzo Colognese”, (presidente Perin Diotisalvi) nella scelta degli oggetti esposti. Infatti, i motivi che hanno dato avvio alla nascita del Museo non bisogna cercarli esclusivamente nella volontà di una ricostruzione storica, ma soprattutto nella voglia di condividere esperienze di vita vissuta, sogni e delusioni, che oltre a segnare i sassi del fiume Piave hanno segnato anche i cuori dei popoli di paesi in guerra e non.
Si potrebbe dire un museo “fatto col cuore”, dalla gente che ha vissuto realmente quegli anni, ed è questo che i responsabili della struttura sperano di far sentire a tutti coloro che entreranno a visitarlo: un’emozione, non un’asettica e ordinaria esposizione.
L’esposizione vuole essere quella un museo “aperto”, in continua crescita, che si sviluppa grazie all’apporto di oggetti e memorie provenienti non solo da chi è stato, direttamente o indirettamente, coinvolto nell’evento, ma da tutti coloro che si sentono vicini a questo frammento di storia, non solo italiana, ma anche e soprattutto europea e mondiale.
La struttura “protegge” trattori d’epoca, locomobili e vaporiere. L’aereo Spad XIII ora esposto per tre anni nel salone partenze dell’aeroporto di Venezia. E’ una fedele ricostruzione di quello utilizzato da Francesco Baracca che sulla fusoriera aveva impresso il marchio del cavallino rampante poi evoluto da Enzo Ferrari come marchio sulla Ferrari. Al suo posto, si trova esposto il trattore Mogul utilizzato per trainare cannoni durante la Prima Guerra Mondiale e usato nel 1918 per l’aratura di Stato. Questo veicolo è di proprietà del collezionista Diotisalvi Perin, appassionato che intende realizzare a breve in zona Quartier del Piave un museo nel quale esporre i suoi 150 trattori d’epoca, cimeli a partire dal periodo paleoveneto, e macchinari vari di archeologia industriale del secolo scorso.
Completano la mostra anche cinque simulatori di volo, con programmi nei quali si può provare di pilotare diversi aerei militari: dalla prima e seconda Guerra Mondiale fino ai Boeing. Queste sofisticate attrezzature sono state realizzate anche grazie ad un contribuito della Regione Veneto e comune di Vas.

Museo Aviotruppe Militari Esercito Italiano

Il Museo nasce come “Sala Ricordi”, il 24 Ottobre del 1971, dislocato all’interno della
Caserma “Vannucci” a Livorno. Nel 1992 venne trasferito, sempre in Livorno, in alcuni
locali appositamente allestiti all’interno del “Palazzo del Picchetto” rinominato Caserma
“Bagna”, sede iniziale del Comando Presidio e, successivamente, di alcuni uffici del Comando Brigata Paracadutisti “Folgore”. All’inizio la raccolta e la catalogazione dei materiali si dovette alla viva passione del Mar. Magg. “A” par. Carmelo Napolitano, del 185° Gr. Art. Par. “Viterbo”, che proseguì questa attività anche in pensione. Dopo varie vicissitudini, grazie all’interessamento dei vari Comandanti della Brigata che si sono succeduti, si arriva ad un importante trasferimento del Museo presso la casa madre del paracadutismo militare italiano, cioè presso il Centro Addestramento Paracadutismo in Pisa. Dal 2002 inizia un notevolissimo incremento del materiale, merito di una con-tinua raccolta, ed un sensibile ampliamento di tutta la parte documentale e storiografica.

Attualmente il Museo è sviluppato in 15 sale espositive disposte in ordine cronologico. Nel suo insieme il Museo occupa una superficie di oltre 702 mq e raccoglie ben oltre 3000 pezzi delle più diverse tipologie di materiale: uniformi, armamenti, stemmi, distintivi, oggetti comuni del soldato e documenti autentici raccontano la nostra storia. Solo negli ultimi anni il molto materiale dislocato per le varie Caserme della Brigata “Folgore” è stato accentrato al Museo che ha cominciato ad assumere l’attuale consistenza.

Numerosi dei pezzi custoditi all’interno del Museo sono anche frutto di donazioni di
reduci, di paracadutisti di ogni epoca e dei loro familiari che hanno così voluto lasciare ai
posteri un ricordo loro o dei loro cari. Nel 2002 subentra, come responsabile, il 1° Maresciallo Luogotenente Giuseppe Gado, al quale si deve il merito di aver proseguito con costanza la raccolta di materiali. È inoltre doveroso ricordare il fattivo apporto dell’Associazione Nazionale Paracadutisti d’Italia, concretizzatosi nella promozione di sottoscrizioni a favore del Museo e nella ricerca tra i suoi soci di materiali e cimeli d’epoca. L’inaugurazione ufficiale avviene il 26 Aprile 2002, alla presenza del Presidente Emerito della Repubblica Sen. Francesco Cossiga, del Ministro della Difesa On. Antonio Martino, del Capo di Stato Maggiore della Difesa Gen. C.A. Rolando Mosca Moschini, del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Gen. C.A. Gianfranco Ottogalli, del Comandante della Brigata paracadutisti “Folgore” Gen. B. Pierluigi Torelli, del Vice Comandante Gen. B. Marco Bertolini e del Comandante del Centro Col. Maurizio Fioravanti. Nel Febbraio del 2009 è subentrato al Luogotenente Gado il Luogotenente Bruno Dinelli, proveniente dal 9° Reggimento d’Assalto “Col. Moschin”.

Scarica il depliant del Museo: https://asimusei.it/wp-content/uploads/2015/01/Museo-Storico-delle-Aviotruppe.pdf

Museo Militare

La collezione di veicoli e oggettistica militare della seconda guerra mondiale che si trova all’interno di questo capannone nasce dalla passione di Renzo Menoni (classe 1925) che avendo vissuto nel ventennio e essendo reduce della X Mas, negli anni successivi alla fine della guerra pensò di recuperare testimonianze del periodo. Con l’aiuto del figlio Adriano sono state collezionate moto, auto e militaria in genere.
La collezione è visitabile dietro appuntamento.

Museo dello Sbarco di Anzio

Il Museo è stato inaugurato in occasione del 50° anniversario dello sbarco di Anzio il 22 gennaio 1994, ed è collocato in una delle sale della seicentesca Villa Adele, a pochi passi dalla stazione ferroviaria e dal centro cittadino, facilmente raggiungibile a piedi.

Realizzato su iniziativa dei soci del “Centro di ricerca e documentazione sullo sbarco e la battaglia di Anzio” il Museo è diviso in quattro sezioni: Americana, Inglese, Tedesca e Italiana. Nelle vetrine e nelle bacheche sono esposte uniformi, armi, decorazioni, documenti, piani di battaglia, foto di veterani, oggetti d’uso quotidiano; tutto rigorosamente autentico.

Il Museo e completato da: fototeca, nastroteca, biblioteca, emeroteca. Bandiere, raccolte di stampe d’epoca e motoveicoli arricchiscono la già cospicua raccolta che si va ampliando sempre più con donazioni provenienti dai Musei e dalle associazioni dei veterani dei paesi belligeranti.

Molti reperti provengono direttamente dai fondali del mare di Anzio, dove, a varie profondità, aerei, navi da guerra e da carico, mezzi da sbarco giacciono spesso con l’equipaggio, come gli incrociatori britannici “Janus” e “Spartan” e la nave ospedale  “St. David”.

Non si tratta, come si è portati a credere, della solita anonima, fredda raccolta di oggetti, ma di una autentica, emozionante ed istruttiva “rivisitazione” storica intesa soprattutto come esaltazione della pace e come condanna della guerra. Una pausa riflessiva e un messaggio diretto ai giovani che non hanno, fortunatamente, conosciuto gli orrori di quel periodo e agli anziani e ai reduci “dello sbarco e della battaglia” affinché, ricordando i giorni duri di Anzio, continuino a battersi in difesa della democrazia e della pace.

Museo Piana delle Orme

Piana delle orme è il nome di uno dei musei a carattere storico – etnologico più importanti a livello internazionale, realizzato grazie ad una vastissima collezione privata di mezzi sia agricoli sia militari. Si tratta di un parco tematico dedicato al Novecento. Oltre 40 mila mq di esposizione (suddivisi in quindici padiglioni) per raccontare le tradizioni e la cultura della civiltà contadina, le grandi opere di bonifica delle Paludi Pontine, la Seconda Guerra Mondiale, ma anche per mostrare i mezzi agli albori della grande industrializzazione e i giocattoli con i quali si divertivano i bambini di una volta.

L’impostazione scenografica del museo, realizzata attraverso fedeli ricostruzioni in scala 1:1, offre ai visitatori la sensazione di entrare nella storia, di rivivere il passato.

Data la tipologia delle sue collezioni, il percorso di Piana delle orme è stato suddiviso in due percorsi principali: Percorso Agricolo e Percorso Bellico.

I padiglioni tematici del Percorso Agricolo comprendono: Giocattolo d’Epoca, Bonifica delle Paludi Pontine, Mezzi Agricoli d’Epoca, Vita nei Campi.

I padiglioni tematici del Percorso Bellico comprendono: Deportazioni ed Internamento, Mezzi Bellici d’Epoca, Da El Alamein a Messina, Sbarco di Anzio, Battaglia di Cassino, Mezzi Bellici riconvertiti ad Uso Civile.

Ogni padiglione è fornito di pannelli didattici e audio guide, anche in inglese e tedesco, che spiegano e illustrano il percorso.

La durata media della visita è di circa 4 ore.

I servizi di accoglienza offrono bar, self-service, area pic-nic, area manifestazioni, sala congressi e shop.

Museo Storico della Motorizzazione Militare

Il Museo Storico della Motorizzazione Militare è sorto nel 1955, per volere del Capo del Corpo Automobilistico in carica. Ospitato per oltre trentacinque anni nei locali della Caserma Rossetti di Roma, nel 1991 è stato trasferito nell’attuale struttura, la Caserma Arpaia, all’interno della Città Militare della Cecchignola, una località situata alla periferia sud di Roma, poco distante dal quartiere dell’Eur.

L’area di 50 mila mq, molto articolata, con ampi viali, zone verdi e volumi con struttura a “Scheda”, caratteristica dell’inizio Novecento, in passato era sede della Scuola della Motorizzazione Militare.

Il Museo, che rappresenta l’unica mostra in Italia dedicata ai veicoli militari, ha come obiettivo, evidenziato dal motto “con fede custodisco”, che appare sul suo stemma, quello di raccogliere e conservare il materiale storico e tecnico della Motorizzazione Militare, oltre a quello del Genio, dell’Artiglieria e delle Trasmissioni.

I cimeli esposti fanno di questo museo il principale veicolo dei valori etici e delle tradizioni del corpo e la giusta vetrina per la commemorazione delle gesta dei protagonisti della sua vicenda centenaria.

Sono raccolti oltre trecento veicoli tra autocarri, automobili, mezzi cingolati e corazzati ed anche circa sessanta motocicli, che costituiscono una collezione piuttosto variegata.

I sei padiglioni espositivi presentano una serie di spaccati sui momenti più salienti nell’arco di un centenario, ricchi di avvenimenti, invenzioni, sfide, sia in guerra, sia in pace. Ad esempio quello intitolato alla “Medaglia d’Oro Arturo Mercanti”, in cui si trovano la Direzione, una biblioteca-archivio che conserva dati e schede tecniche inerenti ai numerosi mezzi a motore affidati all’Esercito sino ai giorni nostri e la Sala Riunioni del Museo, è la testimonianza del primissimo sviluppo e dell’integrazione del trasporto militare con veicoli a motore.

Siamo a cavallo della Prima Guerra Mondiale: il veicolo a motore, fino ad allora utilizzato per il trasporto di materiali, diventa fondamentale.

Il Padiglione dei Mercanti ospita i primi autocarri con carrozzeria grigio-verde, il Fiat 17°, lo Zust, il Fiat 18 BL e l’ambulanza  Fiat tipo 2F, celebre grazie ad Hemingway e il suo “Addio alle armi” e la Fiat 513/4 con cui Vittorio Emanuele III si spostava sul fronte per visitare le truppe, è esposta inoltre la grande carta murale che riporta in dettaglio la prima grande manovra “auto-trasportata” compiuta dal Generale Cadorna in Trentino nel 1916.

Interessante anche il padiglione dedicato alla Seconda Guerra Mondiale, con le varie “coloniali”: Lancia Aprilia e Alfa Romeo 6 C 2500, Fiat 508 CM, la Lince, l’autoblindo costruito dalla Lancia e numerosi autocarri, come il Ceirano 50 CM, lo SPA 38R e l’OM 32.

Il padiglione dedicato alla storia e all’evoluzione dell’automobile, costituisce una sorta di museo nel museo e fa invidia ad altri musei dell’auto. In esso è ripercorso il cammino dell’auto, a partire dal veicolo a vapore di Cuognot del 1769 e dalla ricostruzione del carro a vapore De Dion Bouton, per giungere alle prime Fiat, la Zedel del 1910, la Renault A.G Torpedo, la Bianchi, la Balilla, l’Aprilia, l’Artena, l’Alfa Romeo 6C 2500 Sport carrozzata Boneschi, fino al pezzo forte: un’Alfa Romeo 1750.

Una peculiarità del Museo è rappresentata dalla scelta di non inserire i veicoli in scene o contesti bellici, per sottolineare la volontà di concentrare l’attenzione sulla macchina e sulla sua tecnica, al fine di comprenderne e apprezzarne lo sviluppo tecnologico e la sua funzionalità.