Il Mulino dei Mestieri

Le bici operose dei nostri artigiani

All’interno di un frantoio dei primi del Novecento, trova spazio una collezione di biciclette allestite ed usate dagli ambulanti per svolgere al meglio il proprio lavoro. L’originale raccolta è uno spaccato di storia italiana che parte dalla fine degli anni Venti per arrivare agli anni Sessanta. Un periodo in cui auto e moto erano ancora privilegio di pochi. Per muoversi la gran parte della popolazione utilizzava la trazione animale o la biciletta. La mostra ha un particolare valore sociale e educativo perchè rivela e testimonia lo sforzo e la fatica che centinaia di artigiani hanno affrontato per risolvere al meglio i problemi della quotidianità. A realizzare questo simpatico museo sono stati i coniugi Alessia Frissi e Daniele Agulli, che coltivano questa passione da molti anni con l’impegno di trasmettere alle nuove generazioni il valore della memoria. Ognuno potrà, scoprendo la bici dell’arrotino, del falegname, del lattoniere, del lattaio, del sacerdote o del postino, farne tesoro, comprendere al meglio i bisogni di intere popolazioni in via di sviluppo, interpretare le migrazioni che spingono milioni di persone a cercare di migliorare la propria vita e soprattutto scoprire gli sforzi dei nostri padri e dei nostri nonni per costruire un dignitoso benessere. Senza remore sulle origini umili di molti, ma con la volontà di capire com’eravamo e per interpretare al meglio il nostro futuro.

Museo Barsanti e Matteucci

Alle origini del motore a scoppio
Lucca

Sono illustrati e documentati gli studi e le invenzioni dei due studiosi di origine lucchese Eugenio Barsanti e Felice Matteucci a partire dal 1843 fino al 1864, quando fu messo in moto il motore Bauer nella sede della Società John Cockeril di Seraing, in Belgio. Barsanti e Mateucci il 5 giugno 1863 presentarono all’Accademia dei Georgofili di Firenze un motore a scoppio per utensili, successivamente brevettato in molti paesi europei. Giova ricordare che l’Italia dell’epoca non era ancora unita e dunque non in grado di offrire sufficienti garanzie per la tutela internazionale. Al piano terra sono esposti modelli in grandezza naturale che riproducono in movimento i motori progettati dai due inventori. Un video ne illustra il funzionamento. L’accessibilità alle persone con disabilità motoria è limitata al piano terra. Pur tuttavia, la visione dei contenuti cartacei e audiovisivi posti al primo piano è assicurata alle persone con disabilità sia motorie che auditive in una postazione appositamente allestita al piano terra. Al primo piano si può assistere alla proiezione di filmati che illustrano la vita e le opere dei due scienziati. Esposti i modelli degli apparecchi utilizzati per i primi esperimenti e le riproduzioni dei principali documenti che attestano le loro attività connesse con il motore a scoppio. Il museo è visitabile su prenotazione.

Museo della Motorizzazione Civile

Il Museo della Motorizzazione Civile, ha sede a Roma in via di Settebagni 333, presso il Centro superiore ricerche e prove autoveicoli e dispositivi. Espone una serie di automobili, motociclette, autobus, particolari di veicoli e documenti che legano la Motorizzazione alla vita e alla storia d’Italia. Il dipartimento è al servizio del cittadino per testimoniare dell’evoluzione del settore dei trasporti pubblici e privati. La parte automobilistica è rappresentata da diversi modelli iconici, come le Fiat 500A “Topolino” e 508 Balilla, abbinate ad autentiche curiosità, come un prototipo (unico) di Alfa Romeo Montreal 1967 con motore a 4 cilindri della Giulia e una Fiat 1900 cabriolet di rappresentanza. Molte le motociclette di diverse epoche e i documenti, come la serie delle targhe, dei libretti di circolazione, dei manuali e delle norme dei primi del Novecento per ottenere la patente di guida. Ma non solo: particolarmente spettacolari gli spaccati in dimensione naturale di alcuni mezzi pesanti, motori e trasmissioni. Il pezzo che da solo vale la visita è la Fiat 130, triste protagonista della strage di via Fani del 16 marzo 1978, nella quale Aldo Moro venne rapito e persero la vita i 5 uomini della sua scorta. L’auto porta ancora i segni dell’agguato ed è stata conservata anche in seguito ai numerosi rilievi da parte delle autorità giudiziarie. I mezzi del Museo sono stati recentemente ricondizionati grazie all’intervento dell’Automotoclub Storico Italiano di Torino, ente privato che tutela il patrimonio del motorismo storico attraverso la certificazione dei veicoli nel nostro Paese. Per tutti i veicoli esposti l’ASI ha scelto di effettuare un restauro conservativo, che ne esalta l’originalità, secondo la filosofia della Carta di Torino, il documento ufficiale della FIVA (Fédération Internationale Vehicules  Anciens).

Museo dei Lambretta Club

Il museo nasce nel 2003 attraverso la collaborazione di alcuni appassionati dei Lambretta Club Campania. La collezione è esposta su due piani: al piano terra le Lambrette dal 1947 al 1970, al primo piano le Lambrette dal 1958 al 1970. In esposizione alcune versioni speciali (Olimpiadi Roma, Alpini, Gelataio, Barbiere, Vigili del Fuoco, Vigili Urbani, Croce Rossa Italiana, Coca-Cola, AGIP Gas, Poste Italiane, da competizione). A completamento della collezione si possono vedere l’archivio storico dei rivenditori Lambretta a livello regionale e nazionale e l’archivio dei verbali dei Lambretta Club d’Italia. Sono presenti trofei, medaglie olimpiche, poster e depliant.

MUSEO NICOLIS: DELL'AUTO, DELLA TECNICA, DELLA MECCANICA

Museo Nicolis. Un mix di storia, passione e design.
Tra le più emozionanti e suggestive esposizioni private nel panorama internazionale, il Museo Nicolis di Verona narra la storia della tecnologia e del design del XX secolo.
Il riconoscimento dell’eccellenza gli deriva dall’attribuzione del più ambito e prestigioso premio nel panorama mondiale dell’auto classica: Museum of the Year 2018 a The Historic Motoring Awards, assegnato da una qualificata giuria internazionale.

Il Museo Nicolis propone esclusivi gioielli della meccanica del ‘900 in uno scenografico percorso: inedite e sofisticate collezioni, pietre miliari del più effervescente genio creativo. Uno scrigno di rari capolavori di meccanica e stile, frutto dell’estro di eclettici progettisti. Sono rappresentati, gloriosi marchi come Alfa Romeo, Ferrari, Lancia, Maserati, Bugatti, Rolls Royce, Avions Voisin, Darracq, Isotta Fraschini.
Pezzi unici che rappresentano e scandiscono l’evoluzione dell’automobile: preziosi elementi selezionati con un preciso criterio e che formano idealmente un’enciclopedia tangibile con linguaggio universale. Questo lo rende un luogo emozionante, moderno, globalizzato, di cultura diffusa. Collezioni ricercate, conservate e scelte con lungimiranza da Luciano Nicolis per testimoniare l’ingegno dell’uomo, la sua arte.

La nascita del Museo si deve alla grande passione di Luciano Nicolis. La storia di una vita che ha trovato la sua collocazione in uno spazio espositivo di 6000 mq nel duemila, anno della sua inaugurazione. I suoi capolavori sono stati suddivisi in otto diverse collezioni con l’obiettivo di costruire un percorso organico, professionalmente qualificato e strutturato per soddisfare il visitatore più esigente. Il patrimonio delle collezioni è di grande spessore e rappresenta una realtà esclusiva: oltre 200 auto d’epoca, 110 biciclette, 100 motociclette; 500 macchine fotografiche, 100 strumenti musicali, 100 macchine per scrivere, aeromobili. Una rara collezione di strumenti di guida che comprende oltre 100 volanti delle sofisticate monoposto di Formula 1. Innumerevoli opere dell’ingegno umano esposte secondo itinerari antologici, storici e stilistici. Un Museo Diffuso che consente al pubblico di scoprire le invenzioni dell’uomo e di declinarle in ogni possibile interpretazione con infinite chiavi di lettura.

A fianco della struttura espositiva, il Nicolis dispone di un’area multifunzionale modernamente attrezzata, dedicata a convegni, incontri di lavoro, eventi, in grado di ospitare centinaia di persone.
Ad arricchire la proposta un Bookstore tra i più forniti nel panorama motoristico internazionale (auto, moto, piloti, competizioni, vittorie, trofei, e tanto altro) e un originale Vintage Store dove si possono trovare ricercati oggetti d’epoca originali talvolta unici e di elevato valore storico, che hanno caratterizzato epoche e stili di vita del passato (bauli, cappelliere, valigie, riviste, foulard, cuffie da pilota e molto altro).

Museo di Macchine “Enrico Bernardi”

Il Museo Bernardi riveste un eccezionale valore nella storia della tecnica: vi sono infatti conservati i cimeli progettati e costruiti dal fondatore dell’Istituto di Macchine, il prof. Enrico Bernardi (1841-1919), pioniere italiano dell’automobilismo. Il museo fu fondato dal prof. Mario Medici nel 1941 a seguito di un lascito da parte degli eredi Bernardi a favore dell’Istituto di Macchine dell’Università di Padova.

Tra gli esemplari più significativi ricordiamo alcuni motori monocilindrici a benzina del periodo 1882-94, utilizzati per l’azionamento di macchine in stabilimenti industriali ed un’autovettura a tre ruote del 1894, dotata di un motore monocilindrico ad asse orizzontale e caratterizzata da molte soluzioni meccaniche originali.

In questo museo sono conservati molti esemplari di macchine a fluido e di organi meccanici raccolti in parecchi decenni di attività. Si tratta, probabilmente, della più vasta raccolta esistente in Italia in questo settore; essa viene utilizzata soprattutto per scopi didattici. Nel museo esistono parecchi modelli o esemplari di pompe e turbine idrauliche, giunti e convertitori oleodinamici, motori a benzina e Diesel di svariate epoche e dimensioni, turbine a vapore, compressori, soffianti, ventilatori. In particolare si trovano esposti un turbogetto Junkers Jumo 109.004 mod BL, con compressore ad 8 stadi, 6 camere di combustione tubolari, turbina assiale monogirante, ugello di scarico a sezione regolabile, motore alternato di lancio a 4 cilindri e 2 tempi; una turbina a vapore da 15 MW per centrale termoelettrica, prevista per funzionare con vapore a 26,5 bar e 375°C; il primo stadio di un vettore balistico strategico “Alfa” a propellente solido con 4 ugelli di spinta orientabili mediante un circuito oleodinamico (spinta massima 24.000 Kg).

Museo Fisogni

MUSEO FISOGNI
DELLE POMPE DI BENZINA E DELLE STAZIONI DI SERVIZIO

Il Museo è stato fondato da Guido Fisogni nel 1966 ed è cresciuto negli anni fino a essere citato nel Guinness World Records quale più grande collezione al mondo di pompe di benzina 1882-1990 e di attrezzature per le stazioni di servizio per le automobili e i veicoli a motore.
Il Museo espone oltre 5.000 oggetti tra pompe di benzina, miscela, nafta, diesel, oltre a targhe, insegne, segnali stradali, latte d’olio, oliatori, aerometri, compressori, estintori, giocattoli e gadgets di tutti i tipi legati ai produttori di benzine e lubrificati. Non mancano le classiche sculture promozionali del Bibendum, l’omino fatto di pneumatici Michelin.
L’evoluzione delle pompe per il rifornimento del carburante è ben visibile dai primi esemplari ad azionamento manuale in cui la benzina era contenuta in un bidone unito alla pompa ai distributori di design degli anni Novanta.
Il Museo dispone di un vasto archivio di materiale pubblicitario e disegni tecnici. E’ ospitato in una antica cascina sapientemente restaurata e messa a norma: si estende su 400 mq coperti, 500 mq di cortili ed è inserito in un parco secolare di 15.000 mq. E’ adatto ad eventi e reception.

Collezione Pollini

Lo sviluppo dell’automobile ha evidenziato anche l’evoluzione della società. I progressi tecnici di questo complesso prodotto hanno riflesso anche quelli che sono stati i salti in avanti compiuti nel settore della produzione industriale e in altri campi. Ma come evidenziare lo stretto legame tra il mondo dell’auto e quello delle varie organizzazioni economiche? Un collezionista di Bologna ha provato a rispondere a questa domanda creando un’associazione che ha come scopo quello di favorire la conoscenza dell’evoluzione delle abitudini e del costume dagli anni ’50 al 2000 attraverso la storia e i modelli delle auto che hanno accompagnato più generazioni. Un modo per evidenziare quel sottile legame che esiste tra auto e mondo del cinema, della moda, dello sport, della politica e dell’arte.

Quest’organizzazione (che ha ottenuto il patrocinio del Comune di Casalecchio di Reno) è stata creata dal collezionista Giovanni Pollini. L’appassionato ha saputo mettere insieme una ricca raccolta di materiale automobilistico: modellini d’auto, depliant pubblicitari, libretti d’uso e manutenzione,riviste specializzate, modelli di vetture d’epoca, ed oggetti che gravitano intorno al mondo dell’auto (dalle radio a valvole al mangiadischi, dal vecchio biglietto dell’autostrada al gettone telefonico e tante altre curiosità).

Alla scoperta dell’affascinate mondo dell’automobile spiegato attraverso i suoi legami con la storia, i personaggi, il cinema, la musica e altri importanti aspetti della società dal 1950 al 2000.

Aneddoti di storia e di memoria suscitano nostalgia in alcuni ed il piacere della scoperta in altri.