Museo Barsanti e Matteucci

Alle origini del motore a scoppio
Lucca

Sono illustrati e documentati gli studi e le invenzioni dei due studiosi di origine lucchese Eugenio Barsanti e Felice Matteucci a partire dal 1843 fino al 1864, quando fu messo in moto il motore Bauer nella sede della Società John Cockeril di Seraing, in Belgio. Barsanti e Mateucci il 5 giugno 1863 presentarono all’Accademia dei Georgofili di Firenze un motore a scoppio per utensili, successivamente brevettato in molti paesi europei. Giova ricordare che l’Italia dell’epoca non era ancora unita e dunque non in grado di offrire sufficienti garanzie per la tutela internazionale. Al piano terra sono esposti modelli in grandezza naturale che riproducono in movimento i motori progettati dai due inventori. Un video ne illustra il funzionamento. L’accessibilità alle persone con disabilità motoria è limitata al piano terra. Pur tuttavia, la visione dei contenuti cartacei e audiovisivi posti al primo piano è assicurata alle persone con disabilità sia motorie che auditive in una postazione appositamente allestita al piano terra. Al primo piano si può assistere alla proiezione di filmati che illustrano la vita e le opere dei due scienziati. Esposti i modelli degli apparecchi utilizzati per i primi esperimenti e le riproduzioni dei principali documenti che attestano le loro attività connesse con il motore a scoppio. Il museo è visitabile su prenotazione.

Collezione Ghirello

Meglio le tedesche
Villa Bartolomea (VR)

Raccolte e collezioni a volte prendono la mano e, sulle ali dell’entusiasmo, possono portare all’accumulo eccessivo di mezzi rendendo difficili puntuali manutenzioni. Era capitato così anche a Roberto e Samuel Ghirello di Villa Bartolomea (Verona) che in pochi anni, dal 1996, partendo dall’acquisto di una Volkswagen Maggiolino 6 volt del 1964, erano arrivati ad acquistare un centinaio di auto. Troppe per essere gestite come meritavano. Da lì la sofferta decisione: un’accurata selezione ha “scremato” la collezione ai mezzi migliori, così da poterli mantenere perfettamente efficienti. La scelta ha privilegiato autovetture tedesche come Mercedes, Volkswagen, Porsche ma lascia spazio anche a Renault, Jaguar, Saab, Ferrari oltre che a mezzi agricoli, moto e go-kart. Fra le eccellenze di questa raccolta la Mercedes 300 del 1954 che fu la prima vettura di rappresentanza della casa tedesca del dopoguerra, dotata di un motore 3000 cc. ‘Adenauer’ il suo soprannome per ricordare Konrad, il cancelliere tedesco che la usava nelle sfilate di rappresentanza per riconquistare prestigio. La visita a questa collezione permette di conoscere molti dettagli sul ‘Made in Germany’ vista la competenza di Samuel Ghirello, membro della Commissione Club ASI oltre che segretario e commissario tecnico del Veteran Car Club di Legnago.

Museo di Castel del Grano

Auto, moto, carrozze, trattori e mezzi a vapore
Candela (Foggia)

Percorrendo l’Autostrada A16 che da Napoli conduce all’Adriatico, all’altezza del casello di Candela, si scorge in posizione dominante la mole del Castel del Grano. Siamo nel settentrione della Puglia, la Puglia del grano per l’appunto, al crocevia con Campania e Basilicata. L’imponente complesso, oggi in via di completa ristrutturazione e valorizzazione turistica, ospita un’interessante collezione di auto e moto d’epoca aperta al pubblico, affiancata da una variegata raccolta di macchine a vapore, trattori, trebbie e attrezzature agricole testimoni dell’evoluzione meccanica della coltivazione del grano, grande tradizione dei luoghi. E ancora carri, carrozze e calessi per non dimenticare quando i cavalli a quattro zampe contavano più dei cavalli vapore. La storia inizia da nonno Raffaele, commerciante di cereali e da nonno Antonino, agricoltore. Un camioncino Fiat 509 del 1928 della collezione auto e alcuni carri agricoli esposti appartenevano proprio a loro. Persone che non gettavano nulla perchè per loro il consumismo non significava mordere le cose superficialmente e poi gettarle, stile usa e getta, bensì utilizzarle fino a totale consunzione continuando poi a tenerle in casa, interpretando così un’originale forma di collezionismo. Le tradizioni di famiglia sono state nel tempo seguite e tramandate a figli, nipoti e pronipoti. Il rinnovamento di Castel del Grano e la sua nuova missione espositiva testimoniano oggi l’amore del nipote Antonio De Vitto per il recupero e la conservazione delle cose del passato, in particolare la sua passione per le auto d’epoca di segmento medio e medio alto, destinate al loro tempo a un pubblico abbiente e conservate senza esibizionismo. La raccolta comprende automobili prodotte dagli inizi del secolo scorso fino agli anni Cinquanta. Marche inglesi, francesi, americane e naturalmente italiane, principalmente Fiat, dunque le assolute protagoniste della motorizzazione nazionale. Oggetti interessanti da vedere e divertenti per chi vorrà provarli in movimento nel circuito del Castello. Veicoli di marcata personalità, facilmente identificabili, disegnati con forme squisite e ben diversi dagli automezzi necessariamente omologati del trasporto di massa contemporaneo, dove la funzione è diventata prevalente sull’identità. Castel del Grano offre anche l’opportunità di una pausa ristoratrice in uno dei luoghi più gradevoli della Penisola, con ottimo cibo, alloggio confortevole e centro benessere.

Collezione Ippoliti

Un sogno divenuto realtà

Sin da piccolo Gianni Ippoliti, noto conduttore televisivo della RAI, ha coltivato la passione per le auto. Da adulto questo suo interesse è virato verso il magico mondo del collezionismo concentrandosi sull’acquisto di vetture FIAT prodotte tra il 1930 ed il 1950. La collezione conta adesso una dozzina di vetture per la maggior parte rappresentate da esemplari unici come nel caso della FIAT 508A Lusso con tetto apribile del 1932. Del modello 508 esistono nella collezione altri tre esemplari: il 508°, furgone fuoriserie di carrozziere sconosciuto, il 508C camioncino del 1932, ed una Balilla allestita come veicolo pubblicitario del 1932. Tra i modelli 1100 spiccano per originalità il tipo BLT, in versione Taxi del 1953, il 1100A giardinetta Viotti del 1946 omologato ASI come 1100L, il 1100AL prototipo 4/5 posti e piano di carico ed il 1100B carrozzeria Garavini omologato ASI.
L’aspirazione di Gianni è di poter esporre la sua collezione nel contesto urbano di Lecce per offrire ad un pubblico più vasto l’occasione di ammirare le sue vetture, essere meta di auto raduni e, soprattutto, colmare, almeno in parte, la grave lacuna di strutture museali dedicate all’automobile nella penisola salentina.
La Città di Lecce, celebre per i suoi edifici in stile barocco, avrebbe un motivo in più per attrarre quel segmento importante di turismo che è legato al mondo dei veicoli storici.

Collezione Ceccato

Un libro aperto sul Novecento

Non basta vendere, bisogna ricordare. Sembra essere questo il messaggio che il Gruppo Ceccato lancia ai visitatori di questa bella collezione collocata su una vasta area sopra i saloni di vendita. Fare un giro qui dentro è come passeggiare nel Novecento, quando le auto contrappuntavano le tappe sociali di molti italiani. Era l’epoca in cui le automobili non erano ancora diventate abitudine, ingorgo quotidiano, traffico paralizzato, parcheggio impossibile e contravvenzioni certe, ma esplosione di libertà, voglia di scoperta, incontro di culture, autonomia nel movimento e, per pochi fortunati, avventure da corsa. Negli Anni Sessanta e Settanta Pino Ceccato interpretò in modo magistrale l’automobilismo nei rally e nelle corse di durata. Guidava auto di famiglia come la 124 e la 125 ma faceva vedere i sorci verdi alle Porsche 911 e alle Alpine-Renault, conquistando così, per i colori della Fiat, tre titoli nazionali Csai nel 1969, 1970 e 1972. Nel 1969, al Nürburgring, Pino corse con Luca Cordero di Montezemolo e Cristiano Rattazzi la “84 Ore” di endurance. Suo padre, Lorenzo, era concessionario Fiat sin dal 1962 ed era molto appassionato di competizioni. Per questo incoraggiò il figlio e lo seguì sui campi di gara. La passione della famiglia Ceccato -che oggi gestisce un articolato gruppo di concessionarie Fiat, Iveco, Lancia e Alfa nel Nordest- era così forte che a Schio, nel 1966, con straordinario anticipo rispetto all’ingresso ufficiale delle Fiat nel mondo dei rally, questi vicentini un po’ svizzeri, tanto era il metodo che applicavano nel loro lavoro, misero in piedi un reparto corse che richiamò i migliori specialisti. A 29 anni, Pino, dopo aver declinato con un sorriso l’invito pressante di Cesare Fiorio che lo voleva ufficiale alla Lancia, riuscì a staccare la spina dicendo “Signori, grazie, è stato bello ma ora vado a lavorare perchè la concessionaria mi aspetta”. E proprio nella concessionaria ha realizzato un museo con una sessantina di vetture, molte delle quali impreziosite dalla Targa Oro dell’Automotclub Storico Italiano. Fra le varie auto esposte, partendo dalle Fiat, i modelli 503 del 1926, 507 del 1928, 508 del 1934, 500C del 1950, 1900 Gran Luce del 1955, 600 del 1956, 1600S del 1965, 1500 del 1966, 124 Coupè del 1967, 850 Coupè del 1967, 2300 del 1968, 125 del 1970, 124 Spider Abarth del 1973 e molte altre. Fra le Alfa, la 1900 Super del 1955, la Giulietta Spider del 1960, la 2600 Sprint del 1963, la Duetto del 1966 e parecchie altre. Le Lancia sono rappresentate da una sontuosa Aurelia del 1952, un’elegante Flaminia del 1962 e ancora Flavia, Fulvia, Beta e Delta in varie versioni. Qualche digressione al made in Italy con Mercedes Pagoda, Volkaswagen Maggiolino e Ford Mustang.

Collezione Alfa Mottini

Una vita per l’Alfa Romeo

Marco Mottini di Novara, classe 1965, ha l’Alfa Romeo nel DNA fin da bambino. Gli trasmette la passione il padre che non si accontenta di parlargli di belle automobili ma gli insegna, quando ha solo nove anni, a guidare l’auto di famiglia, un’elegante 1750 berlina. Era inevitabile che la passione Alfa si impadronisse di quel bimbo che, a soli dieci anni, acquista il primo numero di ‘Quattroruote’ e inizia a tappezzare le pareti della sua cameretta con modellini in scala 1/43. Si aggiungono, nel tempo, cataloghi, depliants, oggettistica di vario tipo, gadget molto rari, documentazione fotografica, libri, monografie, orologi, giocattoli, perfino i bottoni delle guardie di Arese, ovviamente tutto con il marchio del Biscione. Quando, intorno ai trent’anni, il lavoro gli permette di acquistare anche Giulia, 1750, 75, e tante altre, lo spazio non basta più e Mottini riempie addirittura un capannone per raccogliere e custodire la sua bella Collezione, che ricorda un po’ le vecchie officine, dove era piacevole intrattenersi. Mottino è sempre lieto di condividere con gli alfisti di mezza Europa che vengono a trovarlo emozioni e competenze, grazie alle quali ha guidato per anni la Commissione Tecnica Nazionale Auto dell’Automotoclub Storico Italiano ed oggi occupa la vicepresidenza del Registro Mille Miglia.

Collezione Comerio

Solo e sempre Ferrari 

Enrico Comerio di Busto Arsizio, vicino a Varese, città soprannominata “Manchester d’Italia” per via dell’industria tessile che vi prosperava, è titolare di una grossa azienda che produce macchinari dall’Ottocento. Nel 1950 Rodolfo Comerio, padre di Enrico, ideò, insieme al fratello Dino, la FCB (Fratelli Comerio Busto), una piccola monoposto motorizzata dal motore Lambretta 125, destinata alle competizioni minori per scoprire nuovi talenti. La “passione di famiglia” ha spinto Enrico a collezionare Ferrari. La sua collezione è composta da Ferrari 275 GTB/4, Ferrari Daytona, Ferrari BB, Ferrari GTO 1984, Ferrari F40, Ferrari F50, Ferrari Enzo, Ferrari 360 Monza, Ferrari 312T3 1978 ex Gilles Villeneuve e Ferrari F.1 642 del 1991 ex Alain Prost. E’ una collezione numericamente contenuta ma decisamente significativa perché raccoglie vetture emblematiche del Cavallino. La più datata è la GTB/4, erede della GTO, ma non mancano modelli di pregio guidate dai campioni di Formula 1 come Gilles Villeneuve e Alain Prost. Quest’ultimo, quattro volte iridato, purtroppo mai con la Ferrari, guidò la 642 F1 che nel 1991 ebbe il difficile compito di rimpiazzare la 641, la quale, dopo anni di crisi tecnica, aveva riportato la Scuderia Ferrari ad alti livelli di competitività. Ma la 642 non mantenne le promesse e provocò la rottura del rapporto fra Prost e Ferrari. Comerio ha pilotato le monoposto della sua collezione in diversi circuiti europei.

Collezione Mocci Demartis

Le auto d’epoca del Professore 

Attilio Mocci Demartis ha il collezionismo nel sangue. Ha organizzato con meticolosità collezioni di cravatte, liquori, disegni, perfino animali imbalsamati da lui stesso, visto che per lunghi anni è stato professore universitario di Zoologia, specializzato in Ornitologia, e incaricato di insegnare Conservazione della natura delle sue risorse nell’Università di Cagliari. Da diversi anni alle raccolte precedenti -amorevolmente curate insieme alla moglie signora Annamaria- il professor Demartis ha affiancato una bella collezione di auto d’epoca, composta da circa trenta vetture. Fra queste, molte francesi. Il suo “Garage” è situato vicino a Cagliari, nella zona chiamata Margine Rosso. Visitarlo è un piacere per la ricchezza di aneddoti sui numerosi modelli d’anteguerra che il fondatore del museo illustra agli ospiti davvero interessati e sinceramente appassionati di storia, come i soci dell’Associazione Automoto d’Epoca Sardegna, presieduta da Angelo Melis, molto legato a Mocci Demartis e che, insieme a lui e ad altri esponenti di questo dinamico club cagliaritano, plurivittorioso di ‘Manovelle d’Oro’ ASI, coltiva il sogno di un museo in un’area municipale. All’interno, fra le molte raccolte e custodite, Sunbeam, Morris, Seat, Simca, Renault, Peugeot, Austin Healey, Salmson, Rosengart, Matra, Tatra, Panhard, Citroën ed una rara Licorne, marca francese prodotta nella prima metà del Novecento.

Collezione ASI Bertone

Omaggio al genio creativo 

La Collezione ASI Bertone è composta da 79 esemplari tra veicoli, telai e modelli realizzati dalla celebre Carrozzeria Bertone. Comprende mezzi di grande valore storico come le Lamborghini Miura, Espada e Countach, una Lancia Stratos stradale, un’Alfa Romeo Giulia SS, una Giulia Sprint, una Montreal e numerosi prototipi della Carrozzeria Bertone.
Nel 2015 l’ASI si è aggiudicato la storica collezione, la cui vendita è stata dichiarata d’interesse culturale dal Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, che impose come vincolo che l’intera collezione fosse venduta all’asta telematica nella sua totalità. Inoltre, l’ASI non potrà disperderla rivendendo i pezzi singolarmente, e non potrà mai trasferirla all’estero. Con l’acquisizione della Collezione Bertone si è di fatto aperta una nuova era per l’Automotoclub Storico Italiano, che ribadisce il suo ruolo centrale nella difesa del motorismo storico e nel recupero e la conservazione dei veicoli d’epoca, consentendo agli appassionati di continuare ad apprezzare una collezione che fa parte del patrimonio culturale motoristico italiano. Attualmente la Collezione ASI Bertone è esposta al Parco e Museo del Volo di Volandia (Somma Lombardo), nei pressi dell’Aeroporto Milano-Malpensa, dove sono visibili, fra le molte esposte, la strepitosa Lamborghini Miura, che fece sognare l’Italia di fine Anni Sessanta, la Lancia Stratos, con motore Dino Ferrari a 6 cilindri di 2,4 litri e 192 CV montato posteriormente, la cui linea a cuneo divenne icona di soluzioni stilistiche mai prima sperimentate, come il parabrezza fortemente incurvato a inglobare i cristalli laterali e la modernissima Z.E.R. mossa da un propulsore elettrico, era destinata ai record FIA 2. Il primo fu stabilito a Nardò nel 1994 percorrendo in un’ora 199,882 km. Raggiunse poi i 303,977 km/h sul chilometro lanciato e coprì 465 km alla media di 120 km/h con una carica. Della Collezione ASI Bertone fanno parte anche la Giulietta Sprint, forse la vettura più celebre carrozzata da Bertone, versione coupé della mitica Giulietta. Grazie alla sua linea compatta, pulita ed elegante, diventerà una delle best sellers degli anni ‘50 e ‘60, sognata dai giovani e posseduta dai rampanti protagonisti del boom economico. Qualche anno dopo, per realizzare la più potente Granturismo degli anni ‘60, Alfa Romeo si rivolse ancora a Bertone. Nacque così la “2600” la cui una linea che si inserisce nella tradizione del Biscione ma con soluzioni inedite e una marcata personalità. Bertone realizzò numerosi prototipi su base Citroën. Uno di questi fu la Camargue con autotelaio della berlina GS. Una elegante hatchback 2+2 con lunotto degradante arricchito dalle due lunette di vetro. L’anteriore era impreziosito dal parabrezza curvo, tipico dei modelli Bertone di quegli anni.

Alfa Blue Team

Il Museo della passione con 130 Alfa Romeo 

Alle porte di Milano la passione Alfa ha realizzato un tempio dedicato alla Casa del Biscione che promuove cultura e conoscenza storica con incontri periodici aperti al pubblico. Alfa Blue Team è stato fondato da sei amici milanesi poco più che ventenni il 14 febbraio 1972.

Gippo Salvetti, insieme al fratello Stefano e agli amici Claudio Bonfioli, Guido delli Ponti, Emilio e Giorgio Garavaglia iniziarono a recuperare e restaurare nella seconda metà del Novecento quelle che, allora, erano considerate semplici Alfa “usate”, acquistandole a poco prezzo. Grazie a loro, auto come Giulia TZ, 2600 sprint, 1900 Sprint, 2600 SZ, 2000 Spider e Giulietta SZ trovarono cure premurose e oggi, mezzo secolo dopo, continuano a strappare le bocche aperte estasiate dei fortunati visitatori di Alfa Blue Team, che ha nello stile, a dispetto del marchio italiano, un fascino british.

Da una prima Cascina nei dintorni di Milano, gemmò negli Anni Ottanta un capannone, per arrivare ai primi anni Anni Novanta in quella che è diventata la sede definitiva, una ex “Fonderia”, situata qualche chilometro ad est di Milano, che oggi vanta più di 130 esemplari Alfa esposti. Nella “Fonderia” vengono periodicamente organizzati gli “Alfacafè” incontri culturali serali a tema storico-automobilistico.

Col tempo la collezione ha coperto praticamente la vasta gamma produttiva Alfa Romeo focalizzandosi sul “dopoguerra” fino alla fine degli Anni Ottanta. Alfa Blue Team ha esteso il suo raggio d’azione ai grossi motori diesel, avio, autocarri leggeri e pesanti, automobilia varia e insolita che rendono questa realtà storico-museale un panorama unico a livello mondiale per le curiosità, gli esemplari unici, le piccole serie che i soci sono riusciti a raccogliere in tanti anni di profonda passione alfista.

Notevole il settore dedicato ai veicoli industriali con autocarri e autobus, tutti amorevolmente manutenuti e funzionanti grazie all’efficiente officina interna, che si avvale di un fornitissimo magazzino ricambi. La passione di Salvetti non si è limitata alle auto ma si è estesa alla cultura letteraria con una casa editrice, la Fucina, che ai 6000 libri della biblioteca e alla ricchissima fototeca di Alfa Blue Team, ha aggiunto titoli pregiati a sfondo motoristico, molti firmati dallo stesso Salvetti, a sfondo rigorosamente alfista, e tanti altri scritti da apprezzati autori.