Museo delle Carrozze

Musei Civici di Palazzo Farnese di Piacenza

Nei locali sotterranei di Palazzo Farnese è riunita ed esposta al pubblico la prestigiosa collezione delle carrozze, donata al Comune di Piacenza nel 1948 dal conte Silvestro Brondelli di Brondello, erede del conte Dionigi Barattieri, che tale collezione formò nei primi tre decenni del secolo. Per la qualità dei pezzi raccolti e per il generale buono stato di conservazione dei medesimi — che, nel corso degli anni, non hanno subito integrazioni, se non con pezzi originali — il Museo delle Carrozze di Palazzo Farnese è conosciuto e apprezzato non solo in Italia, ma da tutti gli appassionati e gli studiosi. Della collezione Barattieri fanno parte quattro Berline da viaggio del XIX secolo e due lussuose Berline di gala del XVIII secolo tra le quali, di spettacolare bellezza, la berlina realizzata per il re d’Italia Vittorio Emanuele II. Il Museo è stato aperto al pubblico nel 1990; l’esposizione attuale, invece, è stata realizzata nel 2010 sebbene la collezione continui ad arricchirsi di nuovi esemplari. Oggi le sale ospitano differenti carrozze, suddivise secondo criteri tipologici: la prima  è dedicata alle berline, seguono coupé, brougham e landau, carrozze per bambini, phaeton, carrozze da passeggio, sportive e a due ruote, carrozze sacre e speciali, coach, portantine e le carrozze del Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano.

Museo Moto & Ciclomotori DEMM

Inaugurato nel marzo 2005 usufruisce dello spazio messo a disposizione da Graziano Trasmissioni, l’azienda che rilevò gli stabilimenti che furono di DEMM. Il Museo deve la sua nascita a Giuliano Mazzini che ha dedicato una vita intera alla DEMM: entrato come disegnatore meccanico, divenne prima Direttore di produzione, Consigliere delegato ed in fine vicepresidente. A partire dal 1985, assieme al figlio Mosè, iniziò un lungo e minuzioso lavoro di ricerca, recupero, restauro e valorizzazione dei documenti, dei prototipi e dei modelli legati alla leggendaria produzione di moto e ciclomotori. Prima di poter ammirare l’allestimento completo bisognò attendere cinque anni, quando in seguito al continuo lavoro di restauro svolto si aggiunsero oltre cinquanta pezzi alla collezione, tra cui si annoverano le plurivittoriose moto da competizione e veicoli di utilità, tra cui i trattori e macchine dal lavoro. In particolare, tra i veicoli da competizione, la collezione vanta le moto che ottennero numerose vittorie nei campionati nazionali di velocità in salita, velocità in circuito e il celeberrimo “Siluro” che realizzò ben 24 record mondiali. Ciò che è attualmente esposto è testimonianza del prestigioso lavoro svolto dalla DEMM.

La visita è facilitata dall’esauriente scheda tecnica di cui sono corredate tutte le moto e i ciclomotori, divisi in due saloni e ordinati cronologicamente. In questo modo è possibile incontrare il Dick-Dick, il primo ciclomotore DEMM costruito nel 1956, così come la prima moto due tempi 125cc prodotta dall’azienda e colorata con le medesime tinte che contraddistinguevano la produzione di macchine utensili.
Proseguendo la visita al Museo è possibile ammirare un curioso ciclomotore: il “Mini DEMM”, con un’inedita soluzione tecnica del motore installato sul mozzo della ruota posteriore.
Una sala è dedicata alla “storia moderna” della DEMM, dove oltre al tecnigrafo adoperato da Giuliano Mazzini per realizzare i suoi progetti, sono ordinatamente disposti i frutti del suo lavoro, come il motore a cilindro orizzontale, che equipaggiava la produzione Smily, Ping-Pong, Brio e Quick 2.

Oltre alla produzione moto e ciclomotoristica il museo vanta una completa collezione di strumenti di precisione e misura, realizzati da DEMM nella prima metà degli anni ’40, ed alcuni pregiati oggetti da collezione tra cui spicca un esemplare unico di “Motrice Pia” realizzato dall’Ing. Enrico Bernardi nel 1884: primo esemplare di motore a scoppio al mondo.

LA STORIA

La DEMM è stata un’industria metalmeccanica e casa motociclistica italiana attiva dal 1919 al 1988. Fondata a Milano come OPRAM, si è trasformata in OMD nel 1926 per divenire DEMM nel 1928. Attualmente ha dismesso le attività motociclistiche per concentrarsi nella produzione di ingranaggi e sistemi di trasmissione per i il settore dei veicoli agricoli ed industriali.

Collezione Mauro Pascoli

Vespa graffiate, bollate, vissute, insultate dal tempo e dall’usura. Ma vive, funzionanti, amate, esposte. Ecco la Collezione Vespa Mauro Pascoli, inaugurata a Ravenna il 10 maggio 2008. Un posto dove i pezzi più belli sono quelli più carichi di storia, con la pelle metallica offesa dai segni dei chilometri fatti o da una caduta avvenuta chissà dove.
Mancava, questo museo. La necessità non era pratica ma, probabilmente, emotiva. Colmare questo vuoto in un mondo materiale è difficile, quasi impossibile. Pascoli ha però centrato l’obiettivo, riuscendo a coinvolgere nel suo intento non solo la famiglia ma anche molti vespisti che, spontaneamente, hanno offerto al museo materiale utile per l’allestimento. Chi, negli anni scorsi, ha avuto la possibilità di visitare il precedente allestimento della collezione, chiamato “La bella in mostra”, è invitato a ritornare a Ravenna.
I 500 metri quadrati del museo, realizzato su due piani, obbligano ad un percorso da effettuarsi a velocità minima. I particolari da vedere sono tanti e sono consigliabili almeno due ore di permanenza o più visite, magari in compagnia di Mauro Pascoli. Il racconto è lungo: 150 veicoli tra Vespa, Ape, ciclomotori, motori nautici; oltre 1.500 tra manifesti, locandine, fotografie, poster, calendari; 1.000 placche di partecipazione a raduni, 300 trofei e coppe di gare di regolarità; 300 modellini, 30 Vespa giocattolo e una grande varietà di accessori originali realizzati dal 1946 ad oggi. Imponente anche la documentazione: 200 cataloghi di parti di ricambio e manuali, 200 libretti di uso e manutenzione.

INFORMAZIONI UTILI
La “Collezione Vespa Mauro Pascoli” è a Ravenna, presso il centro commerciale “M.I.R.”, in via Faentina 175/A (zona Fornace Zarattini). Per raggiungere il museo, se si utilizza l’autostrada A14, è necessario uscire al casello di Ravenna per poi proseguire in tangenziale fino all’uscita della zona artigianale Fornace Zarattini. Occorre poi svoltare a destra per immettersi in Via Faentina proseguendo per circa 1.500 metri fino a vedere il centro commerciale “M.I.R”.
Prenotazione obbligatoria per i gruppi.

Museo Nazionale del Motociclo

Il Museo Nazionale del Motociclo trova le sue origini dalla comune passione per la moto di tre amici: G. Corvatta, G. Savoretti e T. Zaghini; che nel Dicembre del 1993 unendo le loro collezioni private idearono e allestirono il primo Museo della Moto aperto al pubblico in Italia.
Un museo con la specifica peculiarità di trattare la materia “Motociclo” dalle origini ai giorni nostri.
All’interno circa 255 esemplari di 55 marche diverse, organicamente sistemati,  ripercorrono la storia di questo fantastico mezzo a due ruote.
Si possono ammirare i primi mezzi , realizzati alla fine del ‘800 e all’inizio del ‘900, i sidecar, i motocarri di notevole interesse storico, i pezzi unici e introvabili come la Frera SS 4V del 1924,  la Frera bicilindrica a valvole contrapposte di 1140 cc, la Moto Guzzi 500 GTV del 1937 appartenuta all’artista Antonio Ligabue, le velocissime moto da Gran Premio e i prototipi di fama internazionale come le Bimota.
Aermacchi, Benelli, BSA, Ducati, Frera, Harley Davidson, Henderson, Innocenti, Moto Guzzi, MV Agusta, Norton, Piaggio, Rudge e Triumph sono soltanto alcuni dei marchi presenti nel Museo.
Diverse sono le tematiche sviluppate all’interno:
Le moto dei pionieri
Il periodo fra le due guerre
I sidecar
Gli scooter
Le moto da gran premio
La produzione utilitaria del dopoguerra
Le moto pensate e costruite nel riminese
Gli anni ’70
Il Museo, inoltre, è situato nella campagna riminese in via Casalecchio 58/N e dispone di grandissimi spazi all’aperto per raduni e manifestazioni di club, gruppi e associazioni.

Parco Tematico & Museo dell’Aviazione

ll Parco Tematico dell’Aviazione “G. Casolari”, inaugurato nel 1995, si estende su un’area collinare immersa  del verde di circa otto ettari, ed è uno dei maggiori in Europa.
All’interno comprende:
• Il Museo dell’Aviazione, che per l’esposizione esterna potrebbe essere definito il “museo aeronautico sulla Guerra Fredda”, con una quarantina di aerei di fabbricazione sovietica e occidentale, numerosi mezzi di servizio, sistemi missilistici e contraerei, motori di velivoli a pistoni e a reazione. Comprende anche un’esposizione di divise e tute da volo dei piloti italiani, dai primi dirigibilisti ai cosmonauti, oltre a documenti, fotografie, distintivi, onorificenze e medaglie conferite a Italo Balbo, il più grande organizzatore di famose trasvolate atlantiche.
• il Museo dell’Aeromodellismo Storico che si compone di due strutture principali: una pista omologata per i campionati mondiali di volo vincolato ed un edificio intitolato a Italo Balbo prospiciente la superstrada che porta a San Marino. Una replica 1:1 del famoso triplano del Barone Rosso spicca in veste di Gate Guardian a fianco dell’entrata della struttura dove sono esposti molti modelli per volo vincolato o radiocomandato.
• Il Centro Studi sulla Linea Gialla che documenta i combattimenti tenuti intorno a Rimini e sulla Linea Gialla, ultimo baluardo di difesa dei tedeschi dietro la Linea Gotica.
• l’Associazione Culturale Sulle Ali della Storia che propone la memoria ed il tessuto culturale dello sviluppo aeronautico.
• il Museo del 121 Rgt./2°Gr. Artiglieria Contraerea dell’Esercito Italiano che proviene dall’ex Caserma Giulio Cesare di Rimini.

Museo Automobili Lamborghini

All’interno del Museo Automobili Lamborghini l’affascinante storia, gli iconici modelli e i tour delle linee di produzione raccontano sessant’anni di innovazione che proiettano Lamborghini verso il futuro.
Dalle prime visionarie creazioni del genio di Ferruccio Lamborghini come la Miura e la Countach alle supersportive più recenti ed esclusive come la Huracán Performante ,la Aventador SVJ le few off Centenario, Sesto Elemento e Veneno fino alle prime Lamborghini con tecnologia ibrida Sian e Countach LPI 800-4.
Il Museo Automobili Lamborghini offre un’esperienza interattiva, anche grazie al nuovo simulatore di guida, che amplifica le emozioni e la scoperta delle vetture in esposizione.
Aperto tutti i giorni dalle 9.30 alle 18.00 (ultimo accesso alle ore 17.00).

Museo Horacio Pagani HP

Dalla Zonda alla Huayra, i pezzi unici

Questa è la Storia di un Sogno che è divenuto realtà e che ha ispirato molti altri sognatori. Il segreto di Pagani Automobili – l’Atelier “dove le Hypercar sono realizzate su misura attorno ai desideri e ai gusti raffinati dei loro stessi proprietari” – ruota attorno al sogno di un giovane ragazzo argentino, oggi condiviso da un team di uomini e donne che si impegnano ogni giorno nell’intento di spingerlo sempre più lontano.

Creare automobili su misura, oggetti unici in grado di trasmettere emozioni, non è cosa da poco. E nonostante ciò non esiste un veicolo firmato Pagani che negli anni non sia stato ispirato dalla migliore ricerca scientifica, curato nel design di ogni minimo dettaglio.

La forza trainante di Modena Design, prima, e successivamente di Pagani Automobili è da sempre la ricerca dell’unicità nella creazione di automobili che esprimano il concetto leonardesco secondo cui Arte e Scienza possono camminare mano nella mano. Le automobili Pagani racchiudono, infatti, risonanze umanistiche che raramente trovano spazionell’industria automobilistica.

Museo macchine a vapore Franco Risi

I colossi del Primo Novecento

 

L’esposizione è costituita da motori fissi, locomobili e locomotive stradali databili tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, impiegati per la trebbiatura del grano, l’aratura del terreno e la bonifica di terre paludose. Notevoli le realizzazioni Fowler, Marshall Sons & C. o Nichols & Sheppard, le locomobili Hofer SchrantzRichard Garret ed ancora Marshall o ancora il rullo compressore stradale Ruston Proctor, tutti restaurati da Franco Risi che dal 1980 iniziò a collezionare locomotive acquistandole in Italia e all’estero. Da questo colossale impegno è nato un vero e proprio museo della macchina a vapore, aperto a tutti, con mezzi perfettamente funzionanti. Esposta anche la locomotiva a vapore per binari a scartamento ridotto prodotta nel 1909 a Berlino in Germania per il trasporto di materiali in miniere, successivamente utilizzata nell’ambito della bonifica emiliano-romagnola. Di più contenuta dimensione, ma non meno interessanti, sono alcune locomobili da montagna, piccole macchine a vapore, in grado di essere trasportate anche in zone montuose. In particolare il modello realizzato nel 1912 a Bologna dalla ditta Italo Svizzera, del peso di 1,5 tonnellate con una pressione di esercizio di 7 bar.

Collezione Moto Pasquale Mesto, Asms

La collezione Italjet nasce dalle ceneri della esposizione di modelli storici presenti negli anni ’90 presso la sede storica della casa motociclistica a San Lazzaro di Savena, subito fuori Bologna.

Creatore e curatore di quella esposizione era stato Pasquale Mesto che, alla chiusura della fabbrica, riesce a non far disperdere quanto esposto e, nel tempo, ad integrarlo con altri esemplari rappresentativi della storia della ditta del “jet alato”.

Oggi la collezione raccoglie in una piccola esposizione oltre 30 modelli prodotti nei 50 anni di vita della Italjet che riescono a raccontare l’attitudine riconosciuta del suo titolare Leopoldo Tartarini ad anticipare gli stili e la moda con maestrale capacità di inventiva.

Tutti i settori in cui Italjet è stata presente sono rappresentati: i cinquantini sportivi, le minimoto da cross, i pieghevoli, le sportive, le trial, le maxi moto, le funny bikes, le moto da competizione e quelle da record. Fra le più interessanti c’è anche il siluro Record Cyclecar 250  del 1970 (con il quale vennero conquistati alcuni record mondiali di velocità sulla pista di Monza) e poi ancora modelli divenuti famosi come i Pack2, Tiffany, Kit-Kat, Skipper, Ranger, Coyote, Go’Go’, Scout, Scott Trial. Infine sono presenti alcuni prototipi o esercizi di stile fra i quali segnaliamo il Grifon 900 del 1999 motorizzato Triumph tricilindrico.

Non meno importante, a corredo di quanto esposto, vi è la possibilità di reperite tutta la documentazione tecnica prodotta dalla casa nella sua storia, oltre che la serie completa dei depliant e dei cataloghi delle parti di ricambio pubblicati. Per molti modelli è conosciuta anche la numerazione di produzione. Tutto questo materiale è stato classificato ed archiviato digitalmente in modo da essere facilmente a disposizione di tutti gli appassionati della marca.

Collezione Bruno Nigelli

Come mettere in evidenza la storia della produzione motociclistica della propria zona? A Bologna e dintorni un elevato numero di aziende si sono impegnate nella produzione di motocicli: una realtà che, a parte i grandi nome sopravvissuti (come, per esempio, Ducati e Moto Morini) ha coinvolto molto realtà ormai sepolte dal tempo. L’idea di Bruno Nigelli, semplice quanto difficile, è stata quella di creare una collezione in grado di valorizzare queste storie sommerse dal passare degli anni. E’ nata così la “Collezione Nigelli”, raccolta che comprende oltre 300 moto costruite tra il 1920 e il 1970. “Un periodo nel quale – racconta Nigelli – hanno operato a Bologna ben 84 aziende motociclistiche e 200 imprese dell’indotto ad essa collegate”.

Fra i “pezzi forti” della collezione c’è la Morini 250 cm3 bialbero con la quale Tarquinio Provini ha ottenuto risultati formidabili contro le giapponesi  a 4 cilindri, la Ducati 750 cm3 appartenuta a Walter Villa, una Ducati Marianna, la Mondial 250 cm3 bialbero realizzata con pezzi originali copia esatta di quella che ha vinto con  Cecil Sandford il campionato del mondo. Fra le turismo la Ducati Cruiser, una G:D e una Dall’olio. In una sala attigua alle motociclette “bolognesi” c’è una collezione di 20 moto estere e di altre regioni. Completa l’esposizione una raccolta di “clacson” di ogni epoca, dalle trombette dei film di Ollio e Stanlio, alle sirene marine fino alle moderne trombe pneumatiche.

Oltre alle moto c’è anche un raccolta di 250 propulsori motociclistici italiani e stranieri: “Negli anni’50 – dice Nigelli – sono stati realizzati propulsori molto interessanti e originali, non c’era una linea tecnica predominante”.