Museo della Navigazione Fluviale

Percorrendo la strada statale n. 16, in direzione di Padova o Monselice, si attraversa il paese diBattaglia Terme. Delimitata ad ovest dai Colli Euganei e ad est da un intreccio di corsi d’acqua che portano al mare, la cittadina si sviluppa lungo le rive dell’omonimo canale realizzato dai Padovani nel XIII secolo. Tutto a Battaglia è da sempre collegato ed in relazione con l’acqua. È stata, per secoli, al centro di una fitta rete di traffici e commerci che l’hanno resa un importante porto fluviale; il suo canale è stato solcato dai grandi burchi carichi di masegni (trachite) e granaglie destinati ai porti di Venezia e della laguna. L’acqua ha inoltre fornito l’energia necessaria per il funzionamento dei mulini, delle seghe, dei magli e dei folli della cartiera, i quali hanno reso Battaglia un importante e dinamico centro artigianale. Testimonianza di questa secolare vocazione industriale è il Museo Civico della Navigazione Fluviale. Situato al limite della Riviera Ortazzo, esso costituisce un unicum nel suo genere in quanto raccoglie al suo interno storie, materiali e ricordi di vita vissuta attraverso i quali si possono riscoprire tradizioni, pratiche e attività di un recente passato che non deve essere dimenticato. IlMuseo della Navigazione Fluviale è un vero e proprio percorso della memoria attraverso un mondo, quello della civiltà e della cultura dei barcari, che di Battaglia Terme e del territorio circostante è identità e storia. Grazie alla passione e alla disponibilità di alcuni ex barcari, che sin dal 1979 hanno raccolto numerosi reperti e preziosi documenti, e al recupero dell’ex macello come sede museale, viene offerta la possibilità di riscoprire una pagina delle tradizioni e della storia locale particolarmente significativa e ancora in parte inesplorata. In diverse aste fluviali l’abbandono della navigazione è cominciato in seguito alla costruzione delle reti ferroviarie ottocentesche e il declino è continuato nell’ultimo dopoguerra a causa della spietata concorrenza esercitata dal trasporto su gomma che ha reso inutili ed ingombranti le tradizionali imbarcazioni di legno, numerosissime sino al 1950. Ma per alcuni decenni auto e imbarcazioni convissero pacificamente, com’è dimostrato da alcune belle immagini (vedere Galleria Fotografica) con le auto caricate sulle chiatte. Il Museo di Battaglia vuole offrire un percorso di questo suggestivo mondo “perduto” del trasporto fluviale e lagunare dalle varie sfaccettature: dall’attività cantieristica, alla varietà dei tipi di imbarcazioni (sempre a fondo piatto); dai mezzi di propulsione, alla suggestiva ma faticosa vita di bordo; dai manufatti idraulici e la fitta rete di idrovie, all’arte della navigazione in acque interne.

Museo Alfa Romeo Arese

L’idea di un museo dedicato si attribuisce a Orazio Satta Puliga, capo della progettazione negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale. La proposta è accolta dal presidente Giuseppe Luraghi, al quale si deve la realizzazione della sede ad Arese, adiacente il centro direzionale Alfa Romeo. Intanto, Luigi Fusi, progettista dai tempi di Jano, inizia a raccogliere, riordinare ed organizzare i frammenti di storia, restaurare le vetture e scrivere la storia dei modelli. Il progetto di esposizione prende vita concretamente e viene inaugurato nel 1976, visitabile solo su prenotazione. Successivamente, in seguito alla dismissione del sito produttivo e alla conseguente perdita della funzione direzionale del Centro, viene chiuso nel 2009. Per riaprire nel giugno 2015. Il Centro Documentazione Alfa Romeo è nato negli anni Sessanta con l’obiettivo di preservare e valorizzare la storia del Marchio. Oggi raccoglie e ospita un ampio archivio storico contenente immagini digitalizzate e consultabili, pubblicazioni tecniche, disegni, filmati e documentazione che ripercorre l’intera storia aziendale, sportiva e dei suoi prodotti. A partire dall’atto originale dei fondazione dell’A.L.F.A., firmato il 24 giugno 1910, fino alla documentazione sulle vetture più recenti. Dopo aver ammirato le più belle Alfa del Novecento, di cui molte protagoniste della leggenda delle competizioni, si raccomanda una sosta nella sala cinema dove vengono proiettate a ciclo continuo famose pellicole con protagonista l’Alfa Romeo.

Collezione del cinquantino “popolare”

Una collezione nata quasi per gioco a metà anni 2000 quando il titolare, Sandro Mattioli, cominciò a sistemare ciclomotori salvati dalla rottamazione. Alla fine ne ha collezionati 90, quasi tutti “popolari”, conservati e con targa oro ASI. La collezione è arricchita da ampia documentazione storica. Tra i pezzi più interessanti c’è un Lambrettino utilizzato per la prova di MOTOCICLISMO di Febbraio 1967. Un altro esemplare degno di nota è l’Eurociclo Gran Prix Italia 1 del 1972 con motore Zanetti, un mezzo estremamente raro. Da segnalare anche un’altra rarità: un ciclomotore F.B. Minarelli 48cc del 1959 la cui storia è un mistero: era infatti opinione comune che la Minarelli costruisse solo motori. Un’ipotesi è che questo ciclomotore sia un prototipo a cui non è seguita una produzione in serie. Infine, un Piaggio Boxer utilizzato nel film “C’è tempo” di Walter Veltroni. Fu scelto da Veltroni perché era uno dei simboli della sua giovinezza e durante le pause della lavorazione l’ha potuto riapprezzare con grande felicità. Negli anni ’70 il ciclomotore era il veicolo più diffuso tra gli adolescenti. Alcuni ciclomotori Piaggio sono impressi nella memoria collettiva. Il solo modello “Ciao” è stato prodotto in 3,5 milioni di esemplari! Il ciclomotore era il social degli anni ’70 e ’80.

Fondazione Kawasaki KVMX Museum

Nel dicembre del 2015 l’ASDPJ 4X Racing Team, presieduto da Paolo Marozzo, inaugurava il primo Museo Storico Kawasaki WMX (Vintage Motocross), con il patrocinio del Comune di Castrolibero, del C.O.N.I. e della Regione Calabria, con il riconoscimento ufficiale dell’importatore Kawasaki Italia e dell’AHRMA (American Historic Motorcycle Association). Il MIBACT, Direzione Generale Musei, avrebbe contribuito a sua volta alla creazione del sito web del Museo www.kawasakivmxmuseum.it  e alla realizzazione del museo virtuale, nell’ambito del Progetto di Digitalizzazione dei Musei (D.M. n.451/2020 e D.M. n.62/2021).                                                                                                        Dopo una intensa e positiva fase gestazionale che, negli ultimi anni, ha portato al traguardo delle 10.000 presenze annuali grazie anche alle attività collaterali come gli open day, le tavole rotonde con gli studenti, le mostre d’arte e fotografiche tematiche, e agli incontri con campioni del motociclismo (la più emozionante è stata quella con il grande Alessandro “Ciro” De Petri) il Museo si è trasferito nella nuova prestigiosa sede a Camigliatello Silano, celebre località sciistica in Calabria, del Comune di Spezzano della Sila (CS). Un Museo innovativo ed altamente tecnologico progettato per accogliere visitatori da tutto il mondo ed incentivare i flussi turistici nella regione. La nuova struttura museale ha una superficie complessiva di 1500 Mq distribuita su tre livelli di 500 Mq ciascuno che includono: un settore dedicato a Steve Mc Queen, alla sua Kawasaki originale del 1970 ed alla sua cinematografia, un settore dedicato alla Biblioteca dello Sport (in collaborazione con il CONI e intitolata alla memoria del celebre giornalista fotografo del Mondiale di Motocross “Adriano Dondi”, un settore, quello principale, dedicato alla esposizione “Statica e Multimediale” dei modelli Kawasaki che hanno fatto la storia del motocross internazionale. L’attuale collezione, dall’inestimabile valore e divenuta di proprietà della Fondazione Kawasaki VMX Museum Italy, comprende attualmente 15 esemplari prototipi originali (No Repliche) della serie SR che hanno gareggiato in tutto il mondo. Si tratta della Kawasaki F81M 250 (1970), uno dei sei esemplari Kawasaki che la casa giapponese aveva dato in promozione a Steve Mc Queen durante la realizzazione del film Le Mans ed appartenuto successivamente alla collezione privata dell’attore Burt Reynolds; delle Kawasaki KX 450 F12 (1974)  della Kawasaki KX 250 A5 (1979) della Kawasaki 500 SR (1980) di Brad Lackey, primo ed unico americano a vincere il Campionato  Mondiale Motocross nella categoria 500cc nel 1982; delle Kawasaki KX 250 A1 (1974) e Kawasaki KX 250 A2 (1975) guidate a scopo promozionale per Kawasaki USA da Ryan Villopoto, pilota americano attivo tra il 2006 e il 2014 e vincitore di ben 83 competizioni nelle categorie 250cc e 450cc dell’ American Motorcyclist Association (AMA); della Kawasaki KX 400 A2 (1976) donata dall’associazione americana Raccolta Fondi Reduci Vietnam; della Kawasaki KX 250 A4 (1978), dell’americano Gary Semics; della Kawasaki KX 250 A7 (1981) di David Bailey, pilota americano con all’attivo 30 vittorie nei campionati dell’AMA e campione nella 250cc e 250CX cc nel 1983  e nella 500cc nel 1986 e 1987; della Kawasaki KX 250 B1 Prototype SR (1982) Kawasaki Japan; della Kawasaki KX 250 C1 SR (1983) di Billy Liles pilota americano attivo nelle competizioni del Mondiale Motocross tra il 1982 e il 1994; della Kawasaki KX 500 B2 (1986), USA version, pilotata in alcune gare di Supercross americano da Georges Jobè, vincitore di cinque titoli mondiali motocross nella 250cc (1980 e 1981) e nella 500cc (1987, 1991 e 1992); della Kawasaki KX 500 C1 (1987), destinata alla guida del pilota italiano Eno Carducci del Kawasaki-Cinti Team, partecipante al Motocross World Championship nel 1986 e 1987; la Kawasaki KX 250 F1 (1988) di Larry Brooks, pilota americano dalla lunga carriera alla guida di varie case motociclistiche ed, infine, la Kawasaki KX 60 B15 1999 con cui iniziò a correre Jorge Lorenzo, pilota spagnolo con all’attivo ben cinque titoli nel moto GP. Entro l’anno la collezione verrà arricchita con altri sei prestigiosi esemplari di provenienza Kawasaki USA appartenuti a piloti iconici del Supercross tra cui Jeff Ward e Ron Lechien e tutti da 500 cc.

Giorni di apertura: Venerdi – Sabato – Domenica
Orari: dalle 10,00 alle 20,00

Museo della Croce Rossa Italiana

La storia del soccorso umanitario…

Il Museo è stato aperto al pubblico il 22 novembre 1986 con una solenne Cerimonia ed il Messaggio del Presidente della Repubblica. Dal 15 giugno 2014, giorno del 150° anniversario di fondazione della Croce Rossa Italiana, per rendere le visite più agevoli, partecipative e coinvolgenti abbiamo realizzato un percorso cronologico-temporale, un viaggio che percorre la storia d’Italia. Visitando le varie sale che costituiscono il percorso, l’occhio del visitatore viene catturato dai “cimeli”: casse farmacia, per l’acqua, il vino, i generi di conforto, le barelle, i lettini operatori, documenti, foto originali, auto, moto, ecc… il tutto riferito agli Ospedali e alle Ambulanze attendate; anche uno scorcio di Treno Ospedale e di un Posto di Soccorso Ferroviario, già in uso nella Grande Guerra ed anche nei conflitti antecedenti, fanno rivivere l’immaginario del soccorso della Croce Rossa nel mondo. Insieme viaggiamo nella coinvolgente storia della Croce Rossa Italiana evidenziando solo alcuni fatti, i più salienti, che costituiscono quel tassello umanitario vissuto dall’Italia, dai “Precursori” ad oggi. Siamo convinti che questo “assaggio”, appena presentato, anche attraverso le storiche fotografie, stimolerà visite dirette alla struttura che certamente saprà offrire ai visitatori un quadro completo dell’opera svolta dalla Croce Rossa Italiana.

Collezione OTO Melara

Durante la Seconda Guerra Mondiale all’ingegner Camillo Corradi, in forze all’acciaieria bellica OTO Melara (dove OTO sta per Odero, Terni, Orlando, le tre più grandi acciaierie d’Italia) di La Spezia, venne in mente di progettare un trattore agricolo da vendere per alleviare le fatiche nei campi una volta ristabilita la pace. Nasceranno così i trattori – la maggior parte inconfondibili nella loro livrea rossa che tende all’arancio – OTO Melara, raffinatissimi e proprio per questo costosi e poco considerati dal mercato, tanto che calcheranno la scena per poco più di undici anni, tra il 1950 e il 1961. Chi invece li considera fin dall’inizio è la famiglia Benatti che ne acquisterà molti per la loro attività di conto terzi tanto che oggi, Rino Benatti, ha tramandato e sviluppato una passione che è cominciata con suo nonno: ha infatti l’unica e più completa collezione al mondo di trattori OTO, vantando un esemplare per ogni singolo modello prodotto, dai primi C18 (il numero indicherà sempre i cavalli motore) fino ai cavalli di battaglia C25, dai bicilindrici C40 e C45 fino ai più rari C20 e C30, tutti caratterizzati dalla particolarità di poter essere equipaggiati con tre ruote (una frontale), 4 ruote con le frontali gemellate o 4 ruote normali (alcuni anche cingolati). Questa straordinaria collezione si trova a Barco di Bibbiano (RE) ai piedi della collina reggiana.

Collezione Nino Balestra

Storia, passione e genio veneto

Storico, divulgatore scientifico, giornalista, collezionista e pilota. E’ tutto questo e molto altro ancora Nino Balestra, anima del Museo Bonfanti-Vimar di Romano Ezzelino, vicino a Bassano del Grappa, dove ha riunito la sua collezione composta da un’Aurea Torpedo del 1923, una Cisitalia  202  cabriolet  del  1948, una Lancia  Appia  coupè  II  serie  del  1958, una Ferrari  365  GT4  2+2  del  1973 e ancora Mini Minor del 1966, OSI 1200 e la gloriosa Merzario  F.1 con motore Alfa Romeo 8V tre litri, che lui stesso ha guidato per  quasi 15  anni sulle piste europee. Della collezione fanno parte anche la Junior 500 autocostruita, che con omologazione CSAI n° 1, dalla quale sono derivate poi centinaia e centinaia di Formula Monza, una  carrozza  “Duc  des  Dames”  del  1880  della  carrozzeria  Fontana, che si dedicò poi alle auto, firmando esemplari notevoli. Ci sono anche una decina di vetrine con un migliaio di modellini di sole auto italiane, divise per marca. E ancora vecchi distributori di benzina, una rassegna di affascinanti radiatori di case costruttrici dai nomi carichi di storia come SPA, Chiribiri, Fiat, Lancia, Bianchi e molti altri. Balestra ha ordinato con pazienza anche un invidiabile archivio ricco di oltre duecento fascicoli e libri su varie marche italiane.

Museo Moto Laverda

Il Museo è situato a pochi metri dalla vecchia fabbrica e gestito da un’associazione di promozione sociale guidata da Werner Ricciolini, grande cultore e appassionato del marchio. Allestito in un suggestivo sito vintage, ospita in due grandi sale oltre 100 esemplari di motociclette costruite tra il 1948 ed il 2000 con più di mezzo secolo di storia raccontata da motociclette, fotografie, oggetti, testimonianze e documentazioni. Vista l’affluenza, gli organizzatori hanno dovuto riservare cinque grandi aree di parcheggi gratuiti. Del resto l’occasione era ghiotta.
Molte moto provengono dal Museum Collection of Laverda, che aveva sede a Lisse (Olanda), ed era nato dalla collezione di Coor Dees. Intorno al 2017 la bella raccolta era stata messa in vendita, completa di 81 motociclette, prodotte dal 1950 al 2000, oltre a una miriade di oggetti e memorabilia legati allo storico marchio italiano. Il primo acquirente fu un americano. Poi intervenne Werner Ricciolini che, fortunatamente, riportò a casa l’importante collezione, aggiungendo altri pezzi importanti.
Si parte dagli Anni Cinquanta con i modelli 75 sport e 100 sport che brillarono nella Milano-Taranto e nel Giro d’Italia. Gli Anni Sessanta sono rappresentati da scooter e fuori strada, per arrivare agli Anni Settanta con le versioni stradali della GT 650-750, SF 750 in tutti i modelli costruiti tra il1968 ed il 1976. Presenti cinque esemplari originali di SFC 750, tra cui moto ufficiali che la Casa schierò in importanti competizioni internazionali. La mitica 1000 V6, costruita nel 1977, detta anche la Formula 1 su due ruote, è un esempio di innovazione ingegneristica e tecnica costruttiva. Esposta anche l’intera gamma delle 1000 3 cilindri (1972-1978), la 1000 RGS, la famosa Jota 1000 nelle 2 versioni, RGA e le 1200 nelle varie versioni. L’esposizione si conclude con le produzioni degli Anni Novanta. Un’area è dedicata agli strumenti di lavoro della fabbrica: uno spazio che rappresenta la storia di un territorio. Non a caso durante l’inaugurazione la sindaca di Breganze Piera Campana ha sottolineato il valore sociale di questa iniziativa, non solo per attirare appassionati in visita e dunque promuovere il turismo, ma anche per ricordare l’operosità di un territorio, il Veneto, che nel Novecento ha lavorato molto ma esibito poco.
Sulle pareti dei due padiglioni che costituiscono il museo fanno bella mostra immagini storiche, tute di campioni famosi, gadget e memorabilia del celebre marchio veneto.

 

Museo del Piave

Presentare questo Museo non è cosa semplice, anche il visitatore più accorto potrebbe, di primo acchito, non comprendere il criterio seguito dall’Associazione Museo del Piave “Vincenzo Colognese”, (presidente Perin Diotisalvi) nella scelta degli oggetti esposti. Infatti, i motivi che hanno dato avvio alla nascita del Museo non bisogna cercarli esclusivamente nella volontà di una ricostruzione storica, ma soprattutto nella voglia di condividere esperienze di vita vissuta, sogni e delusioni, che oltre a segnare i sassi del fiume Piave hanno segnato anche i cuori dei popoli di paesi in guerra e non.
Si potrebbe dire un museo “fatto col cuore”, dalla gente che ha vissuto realmente quegli anni, ed è questo che i responsabili della struttura sperano di far sentire a tutti coloro che entreranno a visitarlo: un’emozione, non un’asettica e ordinaria esposizione.
L’esposizione vuole essere quella un museo “aperto”, in continua crescita, che si sviluppa grazie all’apporto di oggetti e memorie provenienti non solo da chi è stato, direttamente o indirettamente, coinvolto nell’evento, ma da tutti coloro che si sentono vicini a questo frammento di storia, non solo italiana, ma anche e soprattutto europea e mondiale.
La struttura “protegge” trattori d’epoca, locomobili e vaporiere. L’aereo Spad XIII ora esposto per tre anni nel salone partenze dell’aeroporto di Venezia. E’ una fedele ricostruzione di quello utilizzato da Francesco Baracca che sulla fusoriera aveva impresso il marchio del cavallino rampante poi evoluto da Enzo Ferrari come marchio sulla Ferrari. Al suo posto, si trova esposto il trattore Mogul utilizzato per trainare cannoni durante la Prima Guerra Mondiale e usato nel 1918 per l’aratura di Stato. Questo veicolo è di proprietà del collezionista Diotisalvi Perin, appassionato che intende realizzare a breve in zona Quartier del Piave un museo nel quale esporre i suoi 150 trattori d’epoca, cimeli a partire dal periodo paleoveneto, e macchinari vari di archeologia industriale del secolo scorso.
Completano la mostra anche cinque simulatori di volo, con programmi nei quali si può provare di pilotare diversi aerei militari: dalla prima e seconda Guerra Mondiale fino ai Boeing. Queste sofisticate attrezzature sono state realizzate anche grazie ad un contribuito della Regione Veneto e comune di Vas.

Collezione Adriano Frisiero

Capriolo e Motom restaurate con amore

Le collezioni sono spesso il frutto di una ricerca durata una vita intera. Così è stato per il vicentino Adriano Frisiero (1934-2018), per anni commissario tecnico moto Asi, che ha dedicato l’esistenza alla ricerca, il restauro e la conservazione di decine e decine di moto e ciclomotori, oltre ad alcune auto iconiche. I figli Fabio e Giuliano hanno custodito e valorizzato il lavoro del padre, cosa tutt’altro che scontata. Particolare cura è stata destinata alle due ruote Capriolo e Motom, che costituiscono la parte più significativa della collezione nella quale spiccano anche automobili a cinque stelle come l’Aurelia B24 Convertibile, la Flaminia 2800 Convertibile Touring, la Mercedes 190SL, la Delta Integrale. Per le moto, giova ricordare che i primi anni Cinquanta videro la produzione della Aero Caproni di alcune belle due ruote come il Capriolo 75 e 150, che riscossero per le loro caratteristiche innovative un notevole successo, sia commerciale che sportivo. La Motom nacque a Milano nel 1945 ad opera della famiglia De Angeli-Frua che volle diversificare gli investimenti dal campo tessile con l’obiettivo di produrre veicoli economici, dei quali era facile prevedere una grande richiesta finita la guerra.