Museo Mille Miglia

L’idea del Museo della Mille Miglia nasce da un duplice progetto, che coinvolge anche l’antico monastero nel quale è situato. Può sembrare una locazione insolita per un museo dedicato al mondo dei motori, tuttavia conserva un particolare valore simbolico. Il complesso monastico di Santa Eufemia della Fonte, la cui fondazione risale al 1008, sorge alle porte di Brescia, non lontano da Viale Venezia, lo storico punto di partenza e di arrivo della competizione.

I fondatori del Museo, in seguito ad accordi presi col Comune di Brescia, si sono incaricati di restaurare e di valorizzare, dal punto di vista storico, la struttura, per anni considerata degradata e di scarso interesse culturale.

La decisione di allestire il Museo in un edificio religioso, inoltre, è dettata dal fatto che il percorso Brescia-Roma-Brescia, scelto dai quattro ideatori della Mille Miglia – Aymo Maggi, Franco Mazzotti, Renzo Castagneto e Giovanni Canestrini – non includeva casualmente la Capitale. Raggiungere la Città Eterna, significava compiere una specie di “viaggio dell’anima”, un “buttare l’anima oltre l’ostacolo”.

Ecco dunque che la scelta di collocare un museo dedicato al mondo dei motori, all’interno del monastero appare meno insolita.

L’obiettivo dei fondatori del museo è creare un luogo culturale interattivo, coinvolgente e aperto al dialogo con i visitatori, i quali sono accompagnati virtualmente attraverso l’intero tragitto della Mille Miglia da una passerella rossa, che rinvia alla Freccia Rossa, emblema della corsa, la quale separa da una parte le vicende storiche della corsa, dall’altra il racconto del costume del Novecento. Il carattere dinamico del museo è confermato anche dalla volontà di allestire dei laboratori permanenti, veri e propri centri di studio per i visitatori, uno dedicato all’epoca medievale, alla nascita e all’origine della struttura del sito monastico di Santa Eufemia, uno al panorama culturale del Novecento, uno interamente alla Mille Miglia, infine un laboratorio sulla cultura dell’automobilismo storico, con l’indicazione di tutti i centri specializzati dove far riparare le vetture d’epoca e reperire eventuali pezzi di ricambio ed un altro sarà dedicato alla presenza dell’automobile nel cinema del Novecento.

Il museo offre al pubblico la possibilità di ammirare i preziosi cimeli selezionati dall’archivio storico composto da 130.000 documenti significativi, e distribuiti lungo tutto il percorso in modo tale da consentire al visitatore di giungere al cuore della memoria storica dell’evento. La Mille Miglia, infatti, va oltre l’aspetto competitivo. In oltre trent’anni, ha svolto una funzione insostituibile per l’evoluzione dell’automobile, trattando con dovuto anticipo i temi che, adeguatamente sviluppati, avrebbero condotto alla realizzazione delle attuali utilitarie e alle Gran Turismo popolari in tutto il mondo.

Il materiale esposto è stato scelto con il fine di far comprendere come l’odierna tecnologia presente sulle vetture che adoperiamo, sia frutto dell’intelligenza di uomini che costruivano con passione autentica e che svolgevano con affiatamento il lavoro di équipe.

Ne sono testimonianza le due OM del 1929 esposte, nate dall’esperienza di semplici meccanici. Oltre ad esse, la 665 SS Corsa “Superba” e la 665 “Superba”, ma tra i marchi presenti si contano anche Alfa Romeo, BMW, Fiat, Maserati, Ferrari, Mercedes- Benz.

Il museo contiene anche l’Archivio della corsa, che conserva circa centotrentamila documenti, preservati da Renzo Castagneto e dai suoi collaboratori, nel periodo compreso tra il 1927 e il 1957, nelle diverse sedi dell’Automobile Club di Brescia.

La consultazione dell’Archivio Storico è permessa a ricercatori e professionisti direttamente presso il Museo, gli appassionati e i proprietari di vetture d’epoca possono richiedere anche per corrispondenza ricerche specifiche; inoltre tutti i documenti sono stati informatizzati e sono quindi fruibili in formato digitale grazie ad un motore di ricerca.

Museo dei Vigili del Fuoco

Nata nel 1991 come Galleria Storica del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, grazie alla determinazione dell’allora comandante Nicola Colangelo e di un piccolo gruppo di vigili, ha in seguito coinvolto quasi l’intero personale che all’epoca operava nel Comando, nella ricerca, nella sistemazione e nel restauro del materiale oggi esposto.

Nel 1994, un decreto del Ministero dell’Interno ha riconosciuto la Galleria Storica come sede espositiva permanente di rilevanza nazionale del Museo Storico dei Vigili del Fuoco.

Situata nel complesso monumentale del Palazzo Ducale di Mantova, una struttura rinascimentale di antichi edifici, l’esposizione offre una testimonianza dell’attività dei Vigili del Fuoco e dell’evoluzione della tecnica applicata ai macchinari e agli strumenti da essi adoperati nel prestare il loro prezioso e coraggioso servizio alla comunità.

Il museo si sviluppa su quattro ampie sale comunicanti, separate da grandi aperture ad arco e conserva mezzi e testimonianze dal XVIII al XX secolo. La prima sala ospita i mezzi più antichi, tra cui una pompa a mano del XVIII secolo, azionata dai cittadini volontari che partecipavano attivamente a domare gli incendi, una bicicletta dotata di manichetta e svariate moto, alcune con sidecar.

Nella seconda e nella terza sala sono sistemati automezzi storici, anfibi, autopompe, anche di grandi dimensioni. Interessanti le scale in acciaio, tra cui una lunga 26 metri in ottime condizioni, progettata dal tedesco Conrad Dietrch Magirus.

La quarta sala espone uniformi di varie epoche, gli antesignani degli odierni estintori, che contenevano sabbia al posto della schiuma, caschi di diversi paesi e periodi storici e, al centro della sala, addirittura un elicottero del ’56.

Lungo tutto il percorso museale sono inoltre disseminati molteplici documenti, quali fotografie ed articoli. A richiesta vengono anche proiettati dei filmati.

Museo Nazionale della Scienza e Tecnologia "Leonardo da Vinci"

Nato nel 1953, è oggi uno dei più grandi musei tecnico scientifici d’Europa.
Immerso nei chiostri di un monastero olivetano del cinquecento, si estende per circa 50.000 mq.

È il Museo dove scoprire le esposizioni e i laboratori interattivi dedicati all’energia, ai materiali, alla comunicazione, ai trasporti, all’alimentazione e alla fisica delle particelle.

Visita la più importante collezione al mondo di modelli storici costruiti a partire dai disegni di Leonardo da Vinci.

Ripercorri la storia del volo e della navigazione, rivivi cento anni di evoluzione del trasporto su rotaia a partire dalla seconda metà dell’800. Emozionati davanti a oggetti straordinari come il sottomarino Enrico Toti, il catamarano AC72 Luna Rossa, il brigantino goletta Ebe e il ponte di comando del transatlantico Conte Biancamano.

Non perdere la nuova area Spazio con l’unico frammento di Luna esposto in Italia.
A partire dai globi celeste e terrestre di Moroncelli del XVII secolo, lasciati affascinare dalle storie, le tecnologie e i saperi legati all’esplorazione del cosmo. Con oggetti storici originali, sfide interattive, testimonianze, approfondimenti e curiosità scopri come si osserva l’Universo, come lanciare in orbita un satellite e spiare la Stazione Spaziale Internazionale.

Nei fine settimana e nei giorni festivi un ricco programma di attività nei laboratori interattivi, iniziative nella Tinkering Zone, visite guidate ed eventi speciali inclusi nel biglietto d’ingresso.

Il Vittoriale degli Italiani

Il Vittoriale degli Italiani è la cittadella monumentale costruita a Gardone Riviera (BS) sulle rive del lago di Garda dal poeta Gabriele d’Annunzio assieme all’architetto Giancarlo Maroni.

Si tratta di un complesso di edifici, vie, piazze, teatri, giardini, e corsi d’acqua. Venne eretto a memoria della sua “vita inimitabile” e delle imprese degli Italiani durante la prima guerra mondiale. Gli appassionati di storia possono trovare traccia della grande passione del “vate” per le imprese compiute a bordo dei più svariati mezzi.

Appeso alla cupola dell’auditorium del Vittoriale l’aereo SVA è uno dei cimeli più sorprendenti del Vittoriale. E’ l’aereo, guidato dal pilota Natale Palli, sul quale d’Annunzio nel ruolo di osservatore compì il 9 agosto 1918 compì la straordinaria impresa del volo su Vienna. La capitale dell’Impero nemico fu sommersa da volantini tricolori lanciati da d’Annunzio e che invitavano gli austriaci alla resa

La Fiat Tipo 4 è l’autovettura con la quale Gabriele d’Annunzio entra a Fiume il 12 settembre 1919 alla testa di un migliaio di legionari. Terminata tragicamente l’esperienza di Fiume il poeta si trasferisce a Gardone Riviera e fra i cimeli che vuole portare con se anche l’autovettura sui cui sportelli fa apporre lo stemma della Madonna di Loreto, protettrice degli aviatori, disegnato dall’artista triestino Guido Marussig

Arrivata al Vittoriale negli anni ’30, la Torpedo Isotta Fraschini è l’ultima delle numerose autovetture possedute da Gabriele d’Annunzio. Il colore blu della carrozzeria e rosso degli interni richiamano quelli del gonfalone di Principe di Montenevoso, titolo nobiliare del quale il poeta venne insignito nel 1924.

Non mancano le imbarcazioni: il MAS 96 è il motoscafo bordo del quale d’Annunzio nel febbraio del 1918 entrò nella rada di Buccari gettando nelle acque nemiche un audace messaggio di sfida. Il MAS venne poi donato al poeta durante il suo soggiorno a Gardone Riviera. Custodito nella Torre-Darsena, e ancora armato, veniva utilizzato dal poeta come imbarcazione da diporto.

Regia Nave Puglia è la nave sulla quale morì eroicamente Tommaso Gulli nelle acque di Spalato. Negli anni ’20 la nave, destinata al disarmo, venne donata dall’allora Ministro della Marina Thaon di Revel a d’Annunzio che la fece smontare nei cantieri di La Spezia, trasportare la prua fino al lago di Garda e rimontarla nel Parco del Vittoriale incastonandola sul fianco della montagna.

Museo Tazio Nuvolari

A più di cento anni dalla sua nascita, Tazio Nuvolari resta uno dei pochi sportivi il cui nome e la cui fama sono rimasti vivi nel tempo. Un mito destinato a non tramontare quello del pilota mantovano che entusiasmò, stupì e fu protagonista delle cronache sportive per le sue prodezze al volante e per le vittorie incontrastate che collezionò. Di lui si narrano storie leggendarie che lo vedono coinvolto in imprese miracolose, come quella di farsi issare sulla moto e vincere, nonostante fosse ingessato, o inverosimili, come quella di inseguire a fari spenti un suo rivale alla Mille Miglia per non fargli capire quanto lo distanziasse.

Le gesta di questo mito dei motori sono celebrate in un museo, sito a Mantova, sua città natale, in cui sono conservati i cimeli appartenuti a Nuvolari. La struttura è stata inaugurata nel 1985 sulla base di una precisa disposizione testamentaria del grande pilota, che affidò il suo patrimonio sportivo all’Automobile Club Mantova (di cui fu presidente per ben 7 anni, dal 1946 fino alla sua scomparsa).

Dal 1985 al 2008 il Museo è stato in un’ala del trecentesco Palazzo del Podestà, in piazza Broletto. In seguito ad un’ordinanza della pubblica amministrazione, che per quegli stessi spazi prevedeva altri utilizzi, il Museo è stato chiuso. Per ovviare a questo fatto è stata allestita un’esposizione temporanea dal settembre 2010 a dicembre 2011, nella suggestive sale del Capitano, nel complesso del Palazzo Ducale.

Il 16 novembre 2012, 120° anniversario della nascita di Nuvolari, i suoi cimeli e trofei hanno trovato nuova casa nell’ex chiesa del Carmelino. Affidata all’ACI Mantova, è stata ristrutturata. I lavori, condotti su progetto dell’architetto Franco Mondadori, sono stati interamente finanziati dall’associazione “Amici del Museo Tazio Nuvolari Onlus”, a chi hanno aderito molti privati e aziende mantovane.

Volandia

L’avviso è per tutti gli appassionati di volo in transito per la Malpensa: non perdetevi la possibilità – magari prima di imbarcarvi sul quadrireattore Airbus A 380 da 853 posti (l’aereo passeggeri più capiente del mondo) – di scoprire la struggente storia del volo. Una vicenda fatta di “geniacci”, di incredibili imprese, di enormi sforzi tecnici e da tanti personaggi grazie ai quali, oggi, possiamo volare con grande sicurezza, sconfiggendo immense distanze.

Sui 60.000 metri quadrati di superficie (coperti e scoperti) allestiti nei vecchi hangar delle Officine Aeronautiche Caproni, fondate nel 1910, sono state allestite cinque sezioni tematiche:  le forme del volo, l’ala fissa, l’ala rotante, l’area modellismo e la sezione il futuro del volo. Gli oltre 30 velivoli ed un migliaio di modellini in esposizione permettono di conoscere l’affascinante mondo dell’aviazione, con un’attenzione particolare alle aziende che hanno segnato la storia aeronautica varesina e mondiale. La collezione ospita aerei ed elicotteri rappresentativi di tutta la storia, dal ‘900 a oggi. Imprese locali come la Caproni, la SIAI Marchetti, la Macchi o l’Agusta la fanno da padrone.

Pezzi forti della collezione sono il Caproni Ca.1, unico esemplare simbolo del volo pionieristico italiano.

Oltre ai velivoli ed elicotteri esposti ci sono anche le “chicche” delle mostre “Lombardia con le ali – 100 anni di industrie aeronautiche” e di tutti i personaggi importanti per il mondo dell’aviazione.

La sala finale non poteva non essere dedicata all’ultimo gioiello tecnologico prodotto dalla AgustaWestland : il convertiplano BA 609, perfetta “fusione” tra il volo verticale e orizzontale.

Il divertimento è anche per le nuove generazioni: il Parco e Museo del Volo è dotato di ampie zone coperte e scoperte dedicate ai bambini, con attrazione per ogni fascia d’età: pista di decollo con aerei cavalcabili, giochi interattivi, sala Lego ed aree attrezzate per attività ludiche e didattiche.

Museo Moto Guzzi

Voluto da Umberto Todero, un tempo disegnatore meccanico del reparto progettazione, il museo occupa il primo e il secondo piano dello stabilimento di Mandello del Lario, in passato rispettivamente magazzino e sede del reparto corse e montaggio motori delle motociclette di serie.

Compiere una visita del museo equivale a ripercorrere ottant’anni di storia di una delle case più rappresentative dell’evoluzione tecnica della motocicletta. L’area espositiva riservata alle moto di serie è costituita da una raccolta di oltre ottanta veicoli, che insieme alla storia della produzione della fabbrica, forniscono una testimonianza dell’evoluzione sociale ed economica italiana.

Il primo modello esposto è un prototipo del 1920, una Moto Guzzi equipaggiata con un propulsore monocilindrico a quattro valvole in testa di circa 12 CV di potenza, in grado di raggiungere i 100 Km/h di velocità massima. A seguire, all’ingresso, s’incontrano i due modelli più significativi della storia dell’“Aquila di Mandello”: la “Normale” del 1921 e la “8V” del 1957. La visita prosegue al piano superiore, suddiviso in quattro saloni, nei quali sono ospitate le creazioni più originali della Casa di Mandello, che l’hanno resa nota sul mercato internazionale e nel settore delle competizioni.

Per chi non fosse esperto di distribuzione a quattro valvole con asse a camme in testa, baricentro basso, ecc… gli esemplari di motocicli esposti costituiscono delle vere e proprie testimonianze del design delle epoche passate da ammirare anche semplicemente dal punto di vista estetico. Gli esperti, dal canto loro, non resteranno delusi, data la varietà dei modelli a disposizione. Infatti, accanto al percorso dedicato ai veicoli che hanno contraddistinto la mobilità degli italiani nel dopoguerra, come la Motoleggera 65 “Guzzino” e il Galletto, se ne snoda un altro che espone le moto da corsa che hanno decretato il mito sportivo dell’Aquila di Mandello. Fra queste la Guzzi 4V del 1924, che si aggiudicò l’oro europeo sul circuito di Monza, la Bicilindrica 500 del 1946 di Omobono Tenni, la Guzzi 350 “Campione del mondo” nel 1955 e la V7 record, derivata dalla V7 di serie, che stabilì 19 primati di velocità all’autodromo di Monza.

Museo Storico Alfa Romeo

L’idea di un museo dedicato si attribuisce a Orazio Satta Puliga, capo della progettazione negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale. La proposta è accolta dal presidente Giuseppe Luraghi, al quale si deve la realizzazione della sede ad Arese, adiacente il centro direzionale Alfa Romeo. Intanto, Luigi Fusi, progettista dai tempi di Jano, inizia a raccogliere, riordinare ed organizzare i frammenti di storia, restaurare le vetture e scrivere la storia dei modelli. Il progetto di esposizione prende vita concretamente e viene inaugurato nel 1976, visitabile solo su prenotazione. Successivamente, in seguito alla dismissione del sito produttivo e alla conseguente perdita della funzione direzionale del Centro, viene chiuso nel 2009. Per riaprire nel giugno 2015. Il Centro Documentazione Alfa Romeo è nato negli anni Sessanta con l’obiettivo di preservare e valorizzare la storia del Marchio. Oggi raccoglie e ospita un ampio archivio storico contenente immagini digitalizzate e consultabili, pubblicazioni tecniche, disegni, filmati e documentazione che ripercorre l’intera storia aziendale, sportiva e dei suoi prodotti. A partire dall’atto originale dei fondazione dell’A.L.F.A., firmato il 24 giugno 1910, fino alla documentazione sulle vetture più recenti. Dopo aver ammirato le più belle Alfa del Novecento, di cui molte protagoniste della leggenda delle competizioni, si raccomanda una sosta nella sala cinema dove vengono proiettate a ciclo continuo famose pellicole con protagonista l’Alfa Romeo.

Museo della Bicicletta

Il fascino delle corse ciclistiche di un tempo fa venire in mente le epoche eroiche di Fausto Coppi e Gino Bartali, fatte anche di salite infinite da percorrere sullo sterrato. A fare da corollario alle epiche sfide tra i miti del ciclismo c’è la “carovana”, costituita dalle vetture d’assistenza dei corridori e i veicoli pubblicitari.

A rievocare il fascino delle corse di un tempo provvede ogni anno il Club Ruote d’Epoca in Valbormida organizzando la rievocazione del circuito di Cosseria. Un evento che è stato ben descritto su “La Manovella” dell’ottobre 2012.

Ma come conservare la memoria storica delle corse ciclistiche? A far nascere l’idea di raccogliere un bel po’ di biciclette è stato il ritrovamento nella metà degli anni ‘90 di molte due ruote da corsa degli anni’30. La scoperta del “tesoro” ha portato alla creazione del Museo della Bicicletta di Cosseria, prezioso scrigno nel quale è custodita parte della storia del ciclismo.

Per gli appassionati di questo sport una visita a questa struttura è obbligatoria.

Il piccolo comune della Val Bormida ha contribuito a valorizzare questa storia destinando al museo degli spazi nel centro del paese. Così antichi tesori come il velocipede del 1868 “Egal de Michaux” o la Rudge “Gran Bi” del 1881 sono visibili a tutti.

Interessante, per quanto riguarda l’evoluzione della bicicletta moderna, è la francese Clement del 1890, con telaio “a quadro”, il pignone fisso e la catena a maglie piene. Con una bici simile Charles Terrot ha corso nel 1891 la Parigi-Brest-Parigi (1.200 km) a 16,140 km/h di media. C’ è anche la Cycle Omega “Acatene” del 1899, bici priva di catena. La trasmissione del moto avviene tramite un albero inserito nel fodero posteriore. Altra curiosità di questo mezzo è il “freno invisibile”, con comando all’interno del cannotto dello sterzo. Una particolarità dovuta non a motivi estetici ma alla necessità di dotare la bici di un freno non visibile per poter dare la possibilità al proprietario di vantarsi dell’assenza di un sistema frenante. Queste sono solo alcuni dei gioielli custoditi in questa bella struttura, punto di riferimento per la storia della bicicletta in Italia. Interessante anche la pubblicazione “La bici d’epoca”, utile libro per gli appassionati.

Museo del Mare

Un sommergile storico nel più bel museo del mare italiano. Il 26 novembre 2008, a Roma, presso la sede dello Stato Maggiore della Marina Militare Italiana a Palazzo Marina, è stato siglato il contratto di cessione dell’ex sommergibile S 518 “Nazario Sauro” al Museo del Mare di Genova.

Restaurato a La Spezia presso la Fincantieri per essere reso visitabile dal pubblico, è stato rimorchiato nel Porto Antico di Genova nei primi mesi del 2009 e sistemato presso la Calata Andalò Di Negro a fianco del Galata Museo del Mare ed è di fatto la sua prima nave storica galleggiante.

Il battello è il primo di una serie di otto, suddivisi in quattro sottoclassi, costruiti tra gli anni Settanta e la fine degli anni Ottanta. L’S 518 “Nazario Sauro” presenta le seguenti caratteristiche: lunghezza 63,8 metri, larghezza (diametro) 6,8 metri, altezza alla “vela” 5,7 metri; propulsione elettrodiesel con 3 motori diesel Grandi Motori Trieste a 210.16.-NM HP per 3650 HP totali; propulsione su una sola elica a 7 pale mediante motore elettrico Magneti Marelli da 2,72 MW.

Dislocamento in emersione 1476 t.; in immersione 1630 t.; velocità: in emersione 12 nodi; in immersione 20 nodi; equipaggio: 49 uomini di cui 6 ufficiali. Armamento: 6 TLS (tubi lancia siluri) con 12 siluri A184 o 24 mine.